Simona Eugenelo, dall’Oriente armonie di pace (intervista)

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Simona Eugenelo, cantante e musicista, è un’artista che ha scelto una strada molto lontana da quelli che sono i percorsi più comunemente battuti da chi decide di far Musica oggi: appassionatasi nei primi anni ’90 alla tradizione culturale himalayana e all’immenso patrimonio delle sonorità e dei mantra della filosofia buddista grazie all’incontro a Bologna con Lama Gangchen Rinpoche, ha viaggiato con lui e supportato i suoi progetti umanitari in Nepal, India, Indonesia, Tibet, Usa. Tornata a casa, Simona ha deciso di plasmare sulla forma di quelle armonie mistiche delle melodie contemporanee che ne rendessero i messaggi più fruibili e affascinanti. Il suo primo album, Joy, autoprodotto, è stato pubblicato nel 2011, e oggi la Eugenelo torna con Peace Sound, pubblicato su etichetta Woodworm, progetto interamente ideato dall’artista che ha visto coinvolti nomi del calibro di Paolo Fresu, Roy Paci, Frank Nemola, Nando Popu (Sud Sound System), Alessandro Bergonzoni. Oggetto di una campagna di crowdfunding su Musicraiser, Peace Sound è stato registrato nel suo studio dal pianista e fisarmonicista Massimo Tagliata, poi masterizzato nei celebri Fonoprint Studio di Bologna da Maurizio Biancani, uno dei più noti fonici italiani.

La Eugenelo racconta l’album così: «Questo lavoro musicale vuole diffondere la cultura della pace NgalSo di Lama Gangchen, dopo anni di studio e numerosi viaggi al suo fianco nelle  terre d’Oriente. Suggestivi interventi della voce di Lama Gangchen accompagnano spesso le canzoni, quasi tutte trasmesse da lui oralmente. Il disco è una fusione di mantra, preghiere, canzoni popolari himalayane riarrangiate e rivisitate in chiave contemporanea».

Un lavoro attento e appassionato, il suo, e che recupera una finalità forse utopistica, ma non per questo meno nobile, soprattutto in un contesto storico come quello attuale nel quale sembra aver la meglio chi veste l’odio e la paura nei confronti della diversità da armi di difesa di presunti valori e indubbi egoismi: fare della musica una colta scintilla di speranza dalla quale far divampare un nuovo e costruttivo senso d’appartenenza all’umanità.

Abbiamo intervistato Simona Eugenelo perché potesse raccontarci di persona com’è nata l’idea di questo secondo lavoro discografico e di quali insegnamenti l’Oriente ha arricchito il suo bagaglio artistico e personale.

LA NOSTRA INTERVISTA

Quando e come hai capito che avresti voluto fare della musica la tua professione?
La mia passione per la musica nasce da ragazzina: ho sempre suonato perché mio padre nutriva questo stesso amore. Anche se ho sempre studiato canto e chitarra, la volontà di costruire un cammino professionale che avesse come pilastro la musica si è concretizzata proprio in seguito all’incontro nel 1992 con Lama Gangchen Rinpoche, con il quale ho viaggiato e conosciuto una Musica molto diversa da quella che avevo studiato, quella sanscrita himalayana.

Quindi l’avvicinamento al mondo orientale è avvenuto in seguito a questo incontro o si trattava di un universo che già aveva catturato il tuo interesse in precedenza?
Un interesse pregresso c’era, ma non ancora così forte.

Dal punto di vista prettamente culturale, quali sono le differenze rispetto al nostro modo di osservare e vivere che maggiormente ti hanno colpita?
Intanto, mi è venuto subito il desiderio di creare un ponte tra Oriente e Occidente: studiando la nostra musica occidentale e le sue bellissime tradizioni, la tecnica è decisamente importante, e la mia intenzione era appunto quella di trovare un punto d’incontro tra l’estetica caratteristica di questo universo sonoro e i contenuti orientali. Tutta la musica orientale, ma in particolare quella che mi è stata trasmessa e che io ripropongo in questo CD, è una musica che canta dei mantra, cioè delle formule che cercano di trasferire e comunicare una energia positiva e di trasmettere una cultura di pace che in questi giorni di violenza dovrebbe essere accettata da tutti come linguaggio universale, religiosi, atei, scienziati o gente comune.

Quando hai scoperto e studiato questi mantra, erano già accompagnati dalle note o si trattava di pure e semplici parole?
No, non c’erano note ad accompagnare le parole. Così io ho pensato di riarrangiarli secondo la maniera occidentale.

Associare la musica ai mantra, dunque, aveva come finalità il renderli più somiglianti a un materiale sonoro che potesse risultare familiare al pubblico e perciò accessibile?
Esattamente: l’accompagnamento e l’arrangiamento di questi mantra sono stati creati pensando alla musica che piace anche a me.

Da quale nucleo sei partita per poi scegliere il genere di melodia da costruirvi intorno?
La mia idea iniziale è stata quella di diffondere questa cultura e questo messaggio di pace. Sono entrata in studio con Massimo Tagliata, avevo una serie di idee da realizzare, ma non sapevo assolutamente come realizzarle. Il lavoro è stato fatto insieme e ha richiesto un tempo piuttosto lungo: abbiamo lasciato i testi così com’erano e abbiamo atteso che fossero loro a suggerirci quale melodia vi si adattasse meglio. Ti faccio un esempio: il pezzo in cui è stato ospite Roy Paci è un mantra tramandato fino a noi da maestri a discepoli per secoli e Roy ha aggiunto una tromba che si sposava perfettamente con l’armonia originaria della preghiera.

A proposito degli artisti che hanno collaborato con te, con quale spirito si sono approcciati a un materiale a noi così poco familiare?
Per quasi tutti loro si è trattato di un primissimo approccio: Paolo Fresu, che ho sempre stimato e col quale ho sempre sperato di lavorare, è stato fortemente colpito dalla cultura che supportava questo progetto e ha suonato con entusiasmo. Un semplice tune che viene utilizzato nei centri di autoguarigione spirituale nelle sue mani è diventato un materiale del tutto nuovo. Ma tutti si sono mostrati curiosi e disponibili: la cultura che supporta il nuovo in questo caso è antica, e non richiede certo conoscenze religiose pregresse per poter essere compresa.

La scelta di finanziare il progetto con il crowdfunding era finalizzata a garantirti una totale libertà realizzativa?
Sì, assolutamente: dopo un anno in studio, mi son resa conto che per  dare all’album la forma che avevo in mente necessitavo di fondi più consistenti. Musicraiser mi ha permesso di completare produzione e masterizzazione con Biancani, proprio come desideravo. Ho iniziato da zero: ho registrato un video in casa, semplicissimo, e mi sono limitata a esporre il mio progetto. Per fortuna è andato tutto a buon fine.

Avvicinarti a un universo dalla forte connotazione mistica che cosa ti ha insegnato?
Ha rappresentato un ritorno a casa: quando riconosciamo che nella vita abbiamo delle serie difficoltà e che queste difficoltà ci rendono così ciechi da impedirci di distinguere cosa è pacifico da ciò che non lo è, a quel punto ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di cambiare rotta, di invertire il senso di marcia e di iniziare a ricostruire una cultura di pace. Questo lo si può fare in qualsiasi modo, attraverso lo sport, l’arte, i media, le azioni quotidiane. Non dobbiamo cambiare religione, lingua, cultura o modo di vestire: la pace è la nostra condizione umana essenziale, fondamentale, e prescinde da qualsiasi differenza. Ecco cosa intento per “tornare a casa”.

Conti di approfondire i tuoi studi su questo universo e di tradurre le scoperte in nuova musica?
Assolutamente sì: ho già tante idee da realizzare e ci sto già lavorando. Penso che sarà un viaggio “in progress” che non si fermerà mai, sempre in stretto legame con la musica, che rappresenta la mia più naturale modalità di comunicazione. 

Qual è il messaggio più importante che vorresti questo tuo viaggio trasmettesse a chi ti ascolta?
Nel mio album ho voluto inserire uno slogan, “Inner peace is the most solid foundation for world peace”, che appartiene al Lama ed è alla base di tutto il lavoro che lui sta portando avanti da trent’anni a questa parte nel mondo: una fondazione patrocinata dalle Nazioni Unite, organizzazioni si occupano della distribuzione di aiuti umanitari e di adozioni a distanza, associazioni culturali (fra le quali una a Bologna della quale faccio parte io stessa) che lavorano proprio per la diffusione di una profonda politica di pace. Non c’è altra dote che possiamo lasciare a chi verrà dopo di noi. 

 

Questa è la pagina Facebook di Simona Eugenelo, da lei curata personalmente.

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Chiara Rita Persico
Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più della vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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