Rocketman: le scene in stile musical smorzano il pathos

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Rocket Man

Premessa doverosa: a molti Rocketman è piaciuto. Lo hanno trovato più intenso e sincero di Bohemian Rhapsody. Io no. Se dopo aver visto il biopic su Freddie Mercury ero uscito dal cinema con un groppo in gola, stavolta no. Sarà per le troppe scene in stile musical (un genere che non ho mai amato) che spezzano il ritmo della narrazione, ma sono tornato a casa leggermente deluso. Intendiamoci: il film è realizzato alla grande (per ironia della sorte, il regista è quel Dexter Fletcher che ha girato le scene mancanti di Bohemian Rhapsody, dopo che Bryan Singer ha gettato la spugna), la colonna sonora è strepitosa (ventidue brani in tutto, perlopiù strafamosi, inclusa una canzone scritta apposta per la pellicola, I’m Gonna, cantata a due voci da Elton John e dal protagonista Taron Egerton, che canta da solo tutte le altre: e lo fa alla grande), belle le coreografie, luccicanti i costumi, corrette le ricostruzioni sceniche, bravi gli attori (Bryce Dallas Howard è la madre, Jamie Bell è Bernie Taupin, Richard Madden è il manager John Reid, Stephen Graham è l’editore e discografico Dick James).

Eppure Rocketman mi è piaciuto fino a un certo punto. Sarà per quella scena iniziale in cui Taron Egerton-Elton John che partecipa a una riunione degli alcolisti anonimi mi è parso una sorta di Jeeg Robot. Sì, alcolizzato, drogato, bulimico, omosessuale, sessuomane, sfatto sia fisicamente sia psicologicamente. E raccontare tutto ciò di una star che è ancora in vita e che sta facendo il più lungo tour della sua straordinaria carriera è coraggioso (anche in considerazione del fatto che lo stesso Elton John è il produttore esecutivo).

Rocketman

Però è un po’ tutto sopra le righe. E soprattutto quel continuo ricorso alle scene in stile musical toglie pathos alla storia. Una storia peraltro di per sé interessante, incentrata sul percorso di trasformazione di Reginald Dwight, un bambino timido e introverso, non amato dal padre, trascurato dalla madre, incoraggiato solo dalla nonna, che diventa una delle più grandi popstar di sempre. Gli ingredienti sono quelli di sempre: la perseveranza, la sfrontatezza, una buona dose di rabbia, il genio sregolato.  Ma il successo, come noto, spesso impone le sue regole, e il “costo” è mancanza d’amore vero, solitudine, eccessi che ti fanno vivere perennemente sul baratro.

Presentato con gran clamore al Festival di Cannes qualche giorno fa, Rocketman sarà nelle sale a partire dal 29 maggio. A quel punto sarà il pubblico a giudicare. Non è difficile prevedere un ottimo successo al botteghino. Anche se, lo ripeto per l’ultima volta, personalmente dal cinema sono uscito non completamente soddisfatto.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi". Ultimo libro uscito: "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva.

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