Dal 10 giugno inizia la ventesima edizione di La Milanesiana diretta da Elisabetta Sgarbi

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Vent’anni di spettacoli, concerti, letteratura, cinema, teatro, arte e, con quest’anno, anche economia. Il programma della Milanesiana è stato presentato al Piccolo Teatro da Elisabetta Sgarbi che ha ideato e alimentato questa manifestazione con impeto e creatività. Ad ascoltarla, mentre entra nei dettagli e legge il programma, ci si accorge di quanto lavoro ci sia dietro questo festival.

Quest’anno il tema è «La speranza» con 65 appuntamenti, 210 ospiti internazionali provenienti da 15 Paesi e 12 mostre. Tutto questo dal 10 giugno al 23 luglio, non solo a Milano ma anche a Roma, Brescia, Torino, Pavia, Venezia, Bormio, Lodi, Verbania, Firenze, Bergamo, Ascoli Piceno e Gardone Riviera. Un festival che ha perso i connotati cittadini per allargarsi ad altre località italiane e non sorprenderà che prossimamente possa anche arrivare a toccare altre nazioni europee. Venti anni che hanno caratterizzato la vita culturale di una città che è andata sempre più acquistando valore, specialmente dopo l’Expo 2015. Infatti, alla presentazione della ventesima edizione della Milanesiana avrebbe dovuto esserci il sindaco Giuseppe Sala, ma un impegno imprevisto lo ha tenuto impegnato. E così è stato anche per il Presidente della Fondazione Corriere della Sera Piergaetano Marchetti e l’Assessore alla Cultura della Regione Lombardia Bruno Galli. Così, dopo una breve introduzione dell’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Del Corno ha preso la parola il direttore dl Piccolo Teatro Sergio Escobar che ha ricordato che quest’anno ricorrono i 30 anni di Teatri Uniti e che dei programmi della Milanesiana lo hanno sempre affascinato l’irrequietezza e il senso della ricerca: «Programmi mai sfiorati dalla banalità della narrazione, perché nella costruzione si nota tanto lavoro, sentimento e non sentimentalismo, dove è più facile incontrare domande che risposte».

Tenace e incrollabile, Elisabetta Sgarbi inizia la sua maratona verbale elencando dati e programma. Ha citato le persone che non ci sono più e che negli anni hanno partecipato alla Milanesiana: tra questi, Umberto Eco, Fernanda Pivano e Nanni Balestrini, scomparso da pochi giorni. Come sempre, il simbolo del Festival stampato su ogni volantino e libretto rimane la rosa dipinta di Franco Battiato, artista molto presente alle varie edizioni, oltretutto uno dei suoi collaboratori più stretti, Luca Volpatti, è colui che cura la scenografia degli spettacoli. L’organizzazione complessiva invece è curata dalla Fondazione Elisabetta Sgarbi insieme a Imarts di Francesco Cattini, anch’egli legato a Franco Battiato. È lei che ringrazia gli sponsor uno a uno, a garanzia di un Festival che accoglie tantissimi artisti e ospiti, perché come lo scorso anno il budget si aggira sui 682 mila euro, di cui l’80% viene coperto da partner privati. La Sgarbi si dice rammaricata per la fine della collaborazione con i Pomeriggi Musicali che ospitavano più serate al teatro Dal Verme. Si aprono però le porte di altri posti come il Palazzo Mezzanotte sede di Borsa Italiana, il Teatro Parenti, il Memoriale della Shoah, il Piccolo Teatro Grassi, la Biblioteca Braidense, Palazzo Reale.  

Tra gli ospiti musicali spiccano i nomi di Alice (10 giugno), Peppe Servillo (11 giugno), Roberto Cacciapaglia (13 giugno), Dente (14 giugno), Gianni Coscia (25 giugno), Antonio Ballista (26, 27, 29  giugno), Uri Caine (28 giugno), Massimo Bubola, Cristiano De André (1 luglio), Omar Pedrini (1 luglio), Roberto Vecchioni (2 luglio), Van De Sfroos (2 luglio), Giovanni Caccamo (3 luglio), Vinicio Capossela (5 luglio), Cristiano Godano (6 luglio), Arisa (8 luglio), Morgan (11 luglio) per finire con Al Bano (21 luglio). E non è finita, perché ci sono anche le mostre, ben 12 dislocate in più città, ma per tutti i dettagli corre l’obbligo di dare un’occhiata all’intero programma.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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