I Negrita a Bologna. Una “Gioia infinita”

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Negrita
@Silvia Saponaro

I Negrita sono un gruppo fuori dal comune: una band che, dopo 25 anni di carriera, porta sul viso i segni del tempo tra rughe, ferite e cicatrici. Ma i Negrita hanno sempre avuto la forza di trasformare tutti questi segni in esperienza e qualità, grazie alla loro attitudine.

Ieri sera si sono esibiti a Bologna, in un Europauditorium pieno di fan accorsi da tutta la regione per vederli e han dimostrato, ancora una volta, che il rock (anche se a teatro, anche se seduti) è vivo e vegeto.

Prima ho usato una parola: attitudine. Ed è questa la chiave per descrivere il gruppo: in un periodo storico in cui va di moda la trap, l’indie e i suoni sintetizzati, una band che suona, che usa le chitarre, che trasuda rock, può sembrare vecchia, antica, estinta. Invece i Negrita, grazie alla loro attitudine non solo sono in formissima, ma dimostrano di poter dare ancora tanto, perché l’attitudine non è una cosa che si insegna, che si può improvvisare o scrivere a tavolino, l’attitudine si ha dalla nascita.

Questo è un anno importante per la band aretina, impegnata, dopo il Festival di Sanremo, a celebrare i 25 anni di carriera: un lungo tour diviso in tre parti, La Teatrale, La Teatrale Plus (più elettrica) e la leg autunnale che sarà annunciata a breve. La scaletta, per forza di cose, risente di questi festeggiamenti: è formata infatti da una serie di hit, condita da alcune piccole chicche, Hemingway e Greta per citarne alcune.

Quel che rimane impresso è il gioco fatto sugli arrangiamenti: un esempio è proprio Greta che è stata trasformata e ridotta all’essenziale, semplicemente voce e chitarra. Un esperimento riuscito così bene che fa dire a Pau: «È meglio dell’originale». Ma sono diversi brani in cui cambiano i tempi, le strutture armoniche e che assumono una nuova veste. E non solo le piccole gemme, anche i grandi classici del repertorio come Cambio o Mama Maè subiscono questo trattamento.

Durante la serata tutti i Negrita lasciano il segno: se Mac è semplicemente perfetto alla ritmica, Drigo dimostra tutta la sua versatilità suonando, oltre alla chitarra, il basso, la  tastiera e l’hammond. Pau invece è il classico animale da palcoscenico che con il suo carisma si mangia tutte le assi del teatro.

Dopo due ore e mezza tiratissime vorrei darvi un piccolo consiglio: andate a sentire i Negrita, perché se a distanza di 25 anni tante cose “Non torneranno più”, un’altra invece è certa, vedere i docs è una “Gioia infinita”.

Ed ecco una bellissima fotogallery di Silvia Saponaro che documenta la serata:

 

SCALETTA:
1. Because (Intro Beatles)
2. Il gioco
3. I ragazzi stanno bene
4. La tua canzone
5. Hemingway
6. In ogni atomo
7. Brucerò per te
8. Greta
9. Scritto sulla pelle
10. Il libro in una mano, la bomba nell’altra
11. Tuyo (Rodrigo Amarante Cover)
12. Malavida en Bn As
13. Cambio
14. Il giorno della verità
15. Magnolia
16. Ho imparato a sognare
17. Sale
18. Radio Conga
19. Rotolando verso sud
20. No problem
21. Mama maè / While My Guitar Gently Weeps (Beatles Cover)

BIS:
22. Adesso basta
23. Dannato vivere
24. Che rumore fa la felicità
25. Non torneranno più
26. Gioia infinita

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