Mimmo Camporeale ricorda Massimo Riva: «Era molto divertente e aveva una grande musicalità»

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Mimmo Camporeale
@Silvia Saponaro

Mimmo Camporeale ha condiviso un lungo percorso artistico con Massimo Riva. Entrambi hanno fatto parte della Steve Rogers Band dalla nascita allo scioglimento della band. Con Riva, dal 1980 al 1987, Camporeale ha suonato al fianco di Vasco Rossi. Lo abbiamo intervistato per chiedergli un ricordo di Massimo, nel ventennale della sua scomparsa.

Ti ricordi in che occasione hai conosciuto Massimo Riva?
L’ho conosciuto nel febbraio del 1980. Fui convocato da Guido Elmi per un’audizione per Vasco, che stava riformando la band. Io poi presi il posto alle tastiere di Gaetano Curreri. Andai a fare questa audizione al Punto Club di Vignola, entrai nella sala prova e vidi Massimo seduto alla batteria, a torso nudo, che pestava come un matto. Gli chiesi se era il batterista e mi rispose: «No, suono la chitarra». La volta dopo portai tutta la mia strumentazione e lui era entusiasta.

Con Massimo vi frequentavate anche al di fuori del lavoro?
Abbiamo lavorato tanti anni insieme, fino allo scioglimento della Steve Rogers Band. Facevamo tour lunghissimi, da marzo a ottobre. Poi, intorno a Natale, si facevano i provini nella mia cantina. Insomma, ci frequentavamo tanto per lavoro e ogni tanto si andava anche a bere qualcosa insieme. Al di fuori del lavoro però ognuno aveva la sua vita.

Che persona era Massimo Riva?
Era una persona piacevolissima, un “cazzaro” come noi. Sentiva uno che parlava, fosse anche il casellante dell’autostrada, e dopo due secondi lo imitava. Aveva una grande capacità di riprendere tutti i particolari di una persona. Era molto allegro e divertente. E poi assorbiva tutto. Un giorno gli ho imprestato una tastiera e il giorno dopo la suonava. Fece anche il provino di un pezzo bellissimo, che poi non è mai uscito. Aveva dentro una grande musicalità.

Com’era suonare con lui sul palco?
Era divertentissimo. L’avevo sempre dalla mia parte e non sapevi mai cosa potesse succedere. Lui era uno nato sul palco. Non faceva i cori per Vasco, cantava tutta la canzone, dall’inizio alla fine. Poi a fine concerto succedeva di tutto. Io magari mi rovesciavo addosso l’organo Hammond e lui saliva sopra con la chitarra. Era un matto.

Era un bravo chitarrista?
Ritmicamente “spaccava il culo”, era bravissimo. Il Gallo voleva solo lui di fianco. Poi ha fatto anche due o tre soli, come in Non mi va, che era un suo pezzo, molto particolari. Era autodidatta, non è andato a scuola, ma come chitarrista ritmico era molto bravo.

Ricordi un concerto in particolare?
I ricordi sono tantissimi, ma sono molto legato in particolare ai due concerti che facemmo al Palaeur di Roma nel 1987, le ultime due date di quel tour. All’epoca erano uscite anche le videocassette, ogni tanto le riguardo: non è stato rifatto niente in studio, avevamo davvero un gran tiro. Sono molto legato a quei concerti, ma ricordo anche tutti gli ultimi concerti dei vari tour, perché erano le sere degli scherzi. Una volta mi riempirono il pianoforte di panna montata e rimasi quasi nudo, in mutande e con i camperos. A Vasco, invece, una volta inchiodarono l’asta sotto al palco con un bullone. 

C’è una canzone scritta da Massimo Riva che ti piace più delle altre o alla quale sei più affezionato?
Massimo ha scritto delle canzoni meravigliose. Un brano che amo molto è Cosa vorresti dire?, contenuto nel terzo disco della Steve Rogers Band. In questa canzone si intersecano tutte le nostre influenze, è firmata anche da Maurizio e da me. Un pezzo forse minore, ma del quale sono innamorato. Tra quelle scritte per Vasco, penso che Vivere una favola sia un capolavoro. Già la prima volta che ascoltai il provino pensai che fosse meravigliosa. Poi Vasco ci ha scritto sopra un testo strepitoso.

Avevate delle passioni in comune?
Musicalmente entrambi amavamo molto Elton John e Lucio Battisti. Un’altra passione che avevamo in comune era la Juventus. Era molto appassionato di calcio, spesso guardavamo insieme le partite di coppa e i mondiali.

Ricordi come hai saputo della sua scomparsa?
Me lo disse una mia amica e rimasi incredulo. Feci qualche telefonata e purtroppo la notizia mi venne confermata. Ricordo che in quel periodo ogni tanto veniva a trovarmi alla Buca delle Campane, dove suonavo. La notizia della sua morte fu scioccante per tutti.

Se non ci fosse stata quella maledetta sera, oggi Riva sarebbe ancora su un palco?
Sicuro, Massimo era nato sul palco. Sono certo che avremmo anche riunito la band. La nostra speranza era proprio quella, di tornare insieme un giorno. Poi c’è stata una reunion, ma non era come doveva essere. Nelle band ci sono certe alchimie che si creano perché ci sono proprio quelle persone. Tanto per fare un esempio, i Led Zeppelin si sono sciolti perché è morto il batterista. Certe alchimie è difficile ricrearle in determinate situazioni.

Mimmo Camporeale sarà tra i protagonisti del “Massimo Riva Day”, che si svolgerà il 31 maggio nell’ambito del Festival della Parola a Chiavari. Oltre a lui, ci saranno anche Maurizio Solieri, Andrea Innesto e Beppe Leoncini. Oltre a Claudia Riva e Massimo Poggini, autori di Massimo Riva vive!

Massimo Riva vive!

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