Paola Turci: «Al Festival della Bellezza canterò la bellezza femminile»

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L’appuntamento è per sabato primo giugno: giorno in cui Paola Turci porterà sul palco del teatro Romano di Verona L’anima femminile della canzone. Concerto  inserito all’interno del programma del Festival della Bellezza.

Iniziamo dal suo ultimo disco: come è arrivato il titolo Viva da morire? È un messaggio per il pubblico o per ricordarlo a se stessa?
È un’esclamazione vera, reale di presa di coscienza del mio essere viva più che mai dopo aver scampato la morte. Quando ci si risveglia dopo un’esperienza simile ci si sente più vivi che mai.

È preso dal titolo di una canzone…
Non era una canzone destinata a me, ma a un rapper. Ma, quando l’ho sentita per la prima volta, ho capito che parlava anche di me: era come se l’avessi scritta io. Poi ho scoperto che l’aveva firmata Luca Chiaravalli – il mio produttore – con il rapper Andrea Pugliesi. Vivo da morire è stata proprio un’affermazione di Luca, dopo un intervento importante. Anche lui ne ha scampate tante ed è una persona con cui ho soprattutto un rapporto umano, oltre che professionale.

Questo è un disco in cui lei riveste molto il ruolo dell’interprete, più che della cantautrice. Come sceglie le canzoni?
Mi faccio guidare molto dall’istinto, questo infatti è un disco molto emotivo. Nel raccontare, ora ho acquisito una consapevolezza che prima non avevo.

E cosa cambia nel cantare brani scritti da lei o da altri?
Sono molto critica con me stessa, estremamente precisa. Rimango sopra le canzoni che scrivo, le trasformo. Quando mi arriva una canzone scritta da un altro autore è diverso: deve piacermi subito. È un’attitudine diversa: da interprete.

Nella tracklist del disco c’è un brano che si chiama Le Olimpiadi tutti i giorni. Quali sono le sue Olimpiadi quotidiane?
La canzone dice che non bisogna trascurare nulla, né pensare di affrontare la vita con superficialità o leggerezza, ma che bisogna allenarsi per stare bene: allenare il cuore e la mente. Io lo faccio studiando e cercando di prendere il meglio dalle situazioni. Non è facile, ma ci provo. E poi mi alleno fisicamente.

È una consapevolezza acquisita di recente o che ha sempre avuto?
In questi ultimi anni tendo a curarmi molto più costantemente, ma vado a periodi. Questo però è un periodo che penso durerà tutta la vita, perché ci tengo.

Tra le artiste di oggi, c’è qualcuno in cui si rivede?
Direi di no. Sono cambiate le misure, le forme. Non vedo nessuna artista che ricordi me da ragazza. Perché, lei mi rivede in qualcuno?

Direi di no. E, invece, andando indietro nel tempo, in chi si rivedeva?
Ho iniziato con dei modelli. Ma poi li ho persi, ci siamo persi: ognuno verso la propria strada.

Parlando del concerto in programma a Verona, cosa ci dobbiamo aspettare?
È in divenire, ci sto lavorando. È un concerto che esprimerà il concetto di bellezza. Canterò in un luogo sacro, estremamente suggestivo, quindi cambierò qualcosa rispetto ai miei precedenti concerti, con un set acustico più nutrito rispetto a quello che prevedevo già.

Il concerto sarà dedicato alla bellezza femminile. Cosa pensa del femminismo? La sua esistenza non è forse un’affermazione di una sorta di complesso di inferiorità? La parità dei generi dovrebbe essere un assioma…
Il femminismo è necessario nella misura in cui non sono stati raggiunti i traguardi per eguali diritti, eguali opportunità ed eguale rispetto tra uomini e donne. Di femminismo si è sempre parlato perché ci portiamo dietro i retaggi di una cultura che ha sempre voluto le donne inferiori, più deboli. C’è un’idea contemporanea di femminismo, che non è più quello del ’78, né quello più recente con la donna che mostra i muscoli. Io spero in un femminismo che sia alleanza con l’altro sesso e che possa guardare a un futuro di uguaglianza.

In cosa riconosce la sua femminilità?
È un potere da usare nel migliore dei modi: è quello della dolcezza, della concordia, dell’alleanza, della persuasione. Non è il potere dell’ammaliamento, dell’essere maliardi, della perfidia: tutte quelle caratteristiche che spesso gli uomini riconoscono nelle donne. Per me la femminilità è un qualcosa di affine alla persona, al carattere.

E invece il ruolo politico dell’artista, in un periodo come questo?
L’artista, prima di essere artista, è una persona. La politica scorre sulle strade che noi percorriamo come persone e come artisti. Gli artisti hanno un’ulteriore responsabilità, che è quella di comunicare, di divulgare, di farsi ascoltare. Quindi la politica entra dentro ogni canale. Le persone che mi dicono “Pensa a cantare” non hanno capito niente di cosa sia la politica. E mi dispiace molto, perché vuol dire che non pensano di esserne coinvolti, non capiscono che la politica la facciamo noi. La politica sono i nostri ideali. I politici hanno fatto diventare la politica un mero interesse, però per me è ancora ideale, è ancora vita.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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