Soggettiva Pedro Almodóvar

Dal 2 giugno al 28 luglio 2019 alla Fondazione Prada di Milano nove film del regista spagnolo dal 1983 e il 2004 e otto pellicole da lui selezionate

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Foto set del film Dolor y Gloria

Sabato 1 giugno alle ore 21 il cineasta presenterà il suo film Dolor y Gloria

Un convento sgangherato della congregazione delle “Redentrici umiliate”, dove le religiose dai nomi bizzarri tirano cocaina, si bucano allegramente ed organizzano sfilate di moda, sono il frutto della galoppante fantasia del Pedro Almodóvar e del suo film L’indiscreto fascino del peccato, la trasgressiva commedia satirica e post moderna del 1983, che ha rappresentato una metafora sulla Spagna post franchista degli anni Ottanta. Nato il 25 settembre 1949 nella regione della Mancha, Pedro, ex animatore della Movida, gay dichiarato e allievo ideale del cinema di Marco Ferreri e del suo sceneggiatore Rafael Azcon (e molto vicino all’iperrealismo dei Berlanga e dei Bigas Luna), è stato collaboratore di riviste underground, sceneggiatore di fumetti, di stripes porno, musicista e scrittore, nonché autorevole interprete del melodramma cinematografico a tinte forti. Almodóvar esordisce dietro la cinepresa nel 1980 con Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio, cui fa seguito L’indiscreto fascino del peccato; Che cosa ho fatto per meritarmi questo?, 1984, commedia nera sulla monotonia e mediocrità della media famiglia spagnola, incentrata sulle disavventure di una donna delle pulizie con un marito infedele, un figlio gay e un altro spacciatore. Segue nel 1986 Matador, interpretato da Antonio Banderas, l’attore preferito dal regista, che sarà il protagonista anche di La legge del desiderio, 1987, tipico melodramma passionale e grottesco, una sorta di 8 1/2 spagnolo in chiave omosessuale. Dopo Donne sull’orlo di una crisi di nervi, 1988, ispirato liberamente alla Voce umana di Cocteau, elegante commedia degli equivoci in stile hollywoodiano, che sbanca il botteghino in tutta Europa, Almodóvar consolida la sua fama con Legami!, ancora con Banderas innamorato di una porno diva, con Tacchi a spillo, 1991, un misto di giallo, melodramma e musical interpretato dalla sua attrice più fedele Victoria Abril e da un inedito Miguel Bosé nel doppio ruolo di un giudice e di un travestito e con Il fiore del mio segreto, 1995, un altro melò dai toni seriosi. Nella sua lunga e scandalosa carrellata di personaggi femminili non poteva mancare anche la mamma presente nell’acclamato Tutto su mia madre, vincitore del Festival di Cannes 2000 cui seguirà Parla con lei, 2002 e La mala educación, 2004. Oltre a questi nove titoli la rassegna della Fondazione Prada prevede dal 6 giugno al 26 luglio anche otto film selezionati dallo stesso cineasta, Peppermint Frappé, 1967 di Carlos Saura; La ballata del boia, 1969 di Luis Garcia; Lo spirito dell’alveare, 1973 di Victor Erice; Furtivos, 1975 di José Luis Borau, girati durante l’ultimo periodo della dittatura di Francisco Franco e quattro film, Arrebato, 1979 di Iván Zulueta; Tesis, 1996 di Alejandro Amenábar; Blancanieves, 2012 di Pablo Berger e Magical Girl, 2014 di Carlos Vermut, che dimostrano la vitalità e l’importanza del cinema spagnolo negli ultimi anni.

 

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Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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