Selfie

Due ragazzi del rione Traiano con il cellulare in mano

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Selfie
di Agostino Ferrente

Nell’estate 2014, nel rione Traiano di Napoli, il giovane Davide Bifolco venne ucciso da un colpo di pistola alle spalle sparato da un carabiniere inciampato mentre l’inseguiva credendolo un pregiudicato. Bifolco era su un motorino con altri due ragazzi senza casco. Scappavano perché venivano inseguiti. Venivano inseguiti perché scappavano. Non avevano fatto niente. Il regista Ferrente ha chiesto a due amici di Bifolco, il cameriere Alessandro e il disoccupato aspirante parrucchiere Pietro, di ricordare Davide in un videoselfie, raccontando le loro vite, il loro dolore e la fatica di stare al mondo nel 2017 nel rione Traiano, tra non lavoro, miseria e niente occasioni, muovendosi per giorni tenendo a turno l’iphone puntato addosso e riprendendo il mondo alle loro spalle. Espediente interessante, uso quasi inedito del selfie, che per sua natura è stucchevole già per le foto, figurarsi in video, e quindi, sia curioso, sia noioso. Necessario? Certamente. Si è detto necessario per non lasciare l’immaginario cinematografico di quelle coordinate geografiche solo a Gomorra, e ha un valore antropologico, perché pur mostrando la stanchezza di un quotidiano “condannato” lascia emergere che i valori a cui si ispira la fiction di Gomorra sono radicati  anche nel mondo degli onesti: sconcertanti le testimonianze delle ragazzine, che fantasticano già in giovane età di matrimoni e fedeltà a innamorati valutati in eventuali periodi di carcere: 10, 20, 30 anni, ergastolo. Una vita dietro un muro. E un’intuizione del ragazzino incompreso a scuola: che dietro quel muro ci sia l’Infinito di Leopardi che lui non riusciva a imparare a memoria. Passato a Berlino.

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