Federico Buffa debutta domani al Festival della Bellezza con “L’Odissea di Kubrick”: l’intervista esclusiva

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Sarà un Federico Buffa completamente inedito quello che domani salirà sul palco del Teatro Romano di Verona nell’ambito del Festival della Bellezza per la prima nazionale de L’Odissea di Kubrick: per la prima volta, infatti, non sarà lo sport, bensì il cinema, altra grande passione dello storyteller milanese, il fulcro centrale dello spettacolo.

A 50 anni dall’uscita di 2001: Odissea nello spazio, Buffa ci porta in un viaggio nel mondo di un’opera d’arte e del suo creatore, sulle orme di un capolavoro che è una svolta nella storia del cinema e della rappresentazione del rapporto tra l’uomo e il cosmo; il racconto si mescola alle colonne sonore arrangiate ed eseguite dal vivo al pianoforte da Alessandro Nidi con un ensemble di sei elementi (Sebastiano Nidi alle percussioni, Tea Pagliarini al corno, Filippo Nidi al trombone, Nadio Marenco alla fisarmonica, Emanuele Nidi a chitarra elettrica, tastiere e voce).
Sulle note dei brani che hanno forgiato il mondo musicale della cinematografia di Kubrick, Buffa porta lo spettatore in un luogo fuori dal tempo e racconta l’odissea del regista nel dare corpo alla storia dell’umanità dalla sua alba e oltre l’infinito.
La regia dello spettacolo, coprodotto dal Festival della Bellezza, è di Cecilia Gragnani, il disegno luci di Manuel Luigi Frenda.

Abbiamo raggiunto telefonicamente Federico Buffa per farci raccontare questa sua nuova avventura, a 24 ore dal debutto.

Domani al Festival della Bellezza vai in scena con uno spettacolo nuovo: L’Odissea di Kubrick.
È stata una commissione del Comune di Parma per celebrare il fatto di essere stata eletta città italiana della cultura (mentre Matera è quella europea) e quindi ci è stato chiesto se volevamo creare un contenuto riguardante il 1968, che doveva inizialmente essere destinato al classico “one and done”, ovvero eseguito una volta e poi basta, allora io ho scelto 2001: Odissea nello spazio, perché uscì nelle sale nel 1968.
Lo spettacolo andò in scena all’Auditorium Paganini di Parma e abbiamo provato a fare questo spettacolo raccontando la gestazione, durata quattro anni, di un film oggettivamente epocale e veramente senza tempo. Sul palco ero accompagnato dalla super Orchestra Toscanini, che conta oltre 50 elementi, diretta dal Maestro Nidi, che è il pianista che abitualmente fa le cose con me in teatro.
Per qualche motivo che mi sfugge lo spettacolo ha avuto successo e tra il pubblico c’erano presenti gli organizzatori del Festival della Bellezza di Verona che ci hanno detto «con un paio di variazioni leggermente più verso la narrazione e meno verso la musica potrebbe diventare uno spettacolo per il Teatro Romano».
Io adoro andare a Verona, adoro il Teatro Romano e adoro loro che sono gentilissimi, quindi abbiamo rivisitato un po’ il copione dando più spazio al parlato, e siccome in questo caso non potevamo portare un’orchestra intera, le parti musicali sono state riarrangiate in versione cameristica. Neanche a farlo apposta ci sono i tre figli e la nuora del Maestro Nidi, oltre a Nadio Marenco che è un grande fisarmonicista, che eseguiranno dal vivo una colonna sonora leggermente diversa per via della natura del gruppo musicale. Quindi domani sera per la prima volta proviamo a fare questa versione qui, cioè più parlata e con un gruppo musicale cameristico invece dell’orchestra sinfonica.
È una sfida estremamente difficile ma molto piacevole. È uno spettacolo da Festival, ha bisogno di un pubblico attento perché obiettivamente un’ora e venti senza immagini, soltanto musica e narrazione, ha bisogno di attenzione: non è uno spettacolo che scorre via senza accorgersene.

Come mai hai scelto proprio 2001: Odissea nello spazio?
Perché la mia passione vera è il cinema, e non mi sembrava vero poter fare questa cosa.

Stai pensando di cambiare tipo di narrazione o tornerai a parlare anche di sport?
Adesso per esempio la regione Emilia-Romagna mi ha chiesto, in occasione dei Campionati Europei di calcio Under 21, «potresti fare uno spettacolo che non hai mai fatto, con un contenuto inedito?», e io ho scelto una storia di calcio argentino degli anni ’70. Quindi tornerò sicuramente a parlare di sport, però ogni tanto mi piace provare a fare qualcosa che è fuori dalla mia “comfort zone”. Ne L’Odissea di Kubrick non c’è una singola parola sullo sport, però rimaniamo comunque in un ambito in cui mi piace stare, perché il cinema per me è veramente una grande passione.

Questa tua passione per il cinema potrebbe aprire quindi un altro filone della tua carriera, con spettacoli incentrati sulle storie dietro i film?
Lo spero. Apocalypse now, ad esempio, sarebbe veramente una storia fantastica da raccontare: mi ricordo di aver parlato una volta col produttore del film che mi ha detto “Voi non sapete un centesimo di quello che è successo nelle Filippine nella lavorazione di questo film”. Ogni tanto qualcosa da Hollywood esce fuori e devo dire che è molto affascinante: i grandi film, quelli che ci hanno costretto a guardarli tanto erano potenti, raccontati da dietro.
Però 2001: Odissea nello spazio, a differenza di tutti gli altri, ha grande possibilità di un sequel, non tanto da un punto di vista cinematografico, anche perché Stanley Kubrick non c’è più, quanto dal punto di vista delle cose, dei messaggi tutt’altro che subliminali che Kubrick lanciò nel ’68 e che adesso sono di grande attualità.
Infatti tra le parti che abbiamo aggiunto nello spettacolo ci sono due valutazioni che faccio sulla cosiddetta “robot ethic”: scelgo due dei principali scienziati giapponesi e riferisco che cosa dicono loro e fanno loro in questo momento. Normalmente ai congressi sull’intelligenza artificiale si tende a dire quanto potrebbe essere importante avere delle intelligenze artificiali in grado di processare un numero enorme di dati che ci potrebbero servire e cose simili, mentre la visione dei giapponesi è molto più apocalittica e secondo me Kubrick vorrebbe sentire quello che dicono i giapponesi piuttosto che storie riguardanti il processing di dati e informazioni. È il motivo per cui lui, secondo me, lascia le porte aperte perché poi entri questo tipo di concezione, cioè che il futuro è delle macchine, che prevarranno sull’uomo. Nel film non lo può fare per motivi etici e per tanti altri motivi, quindi permette a Bowman, cioè Ulisse, di tornare a casa soltanto perché Hal9000 si suicida e lui riesce ad annullare il suo cervello elettronico che aveva già ucciso tutti gli altri membri della spedizione e che aveva cercato di far fuori anche lui. Kubrick vuole accordare la narrazione al mito, ma si vede che non è quello che pensa, e il film successivo avrebbe sicuramente visto il predominio della macchina.

Cambiando completamente argomento, non posso non chiederti un parere sulle NBA Finals in corso.
È una serie un po’ particolare: la prima volta che Golden State inizia una serie in trasferta ed inizia anche con una sconfitta. Ci sono degli aggiustamenti in corso e mi sembra che Toronto li abbia portati nel tipo di basket che vuol giocare, però la partita di ieri sera è stata abbastanza importante, perché avendo 3 partite sulle 5 rimanenti in casa gli basta vincere quelle per vincere il titolo.
I Warriors non sono nella loro migliore edizione però hanno tantissima capacità di giocare i momenti chiave. Ieri all’inizio dell’ultimo quarto la sensazione è stata quella che la loro difesa venga molto sottovalutata, ovvero loro hanno una logica difensiva nei momenti chiave della partita molto superiore a quello che si pensi per il tipo di basket offensivo che giocano: hanno sbagliato sei tiri di fila all’inizio del quarto eppure Toronto praticamente non ha segnato. Ieri Kawhi Leonard mi sembrava in difficoltà fisica, come se avesse qualche problema, e se il tuo miglior giocatore fa 5/20 dal campo fai fatica a battere Golden State.

Però almeno questi Raptors sono una sfidante più impegnativa rispetto ai Cleveland Cavs dello scorso anno, in una serie finale che sembra essere molto equilibrata.
Sì, ma prima vediamo le due partite che si giocheranno ad Oakland. Tieni presente, e lo sai benissimo, che Golden State era ferma da una dozzina di giorni e questi sono come delle Lamborghini, non li puoi tenere in garage. È come la finale di Champions Liverpool-Tottenham: Fabio Capello, uomo di calcio, ha detto “questa è una partita strana perché tutte e due le squadre non giocavano da troppo tempo, ed è inutile che cerchi di replicare in allenamento le cose da fare in una partita, soprattutto in una finale, perché ci metteranno un po’ ad entrarci dentro”. Gli uomini di sport le sanno queste cose qua, e star fermi per le Lamborghini è un problema: i Warriors hanno fatto una brutta prima partita, ieri hanno giocato così così ma l’hanno vinta con l’esperienza, vediamo adesso le due che giocheranno in casa.

Un pronostico secco?
In questo momento sembrerebbe una serie da 4-2 per Golden State, ma vediamo cosa succederà.

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