Polaroid

La prima macchina a sviluppo istantaneo negativo

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Polaroid
di Lars Klevberg
con Madelaine Petsch, Kathryn Prescott, Javier Botet, Katie Stevens, Grace Zabriskie.
Horror piccolo ma sincero

Avevano ragione i primitivi che temevano che nelle foto  si imprigionasse l’anima. Qui c’è una Polaroid SX-70, mitica macchina a sviluppo istantaneo degli anni Settanta, che uccide: o meglio, che risveglia qualcosa che appare come un’ombra (sfuocata, come in Ring) alle spalle del soggetto fotografato e lo elimina in maniera orrenda. Diciamo, una macchina dagli sviluppi negativi. La macchina assassina arriva a una giovane fotografa come oggetto vintage, e comincia a eliminare tutti gli adolescenti che si fanno fotografare (la grande metafora dell’horror: tutto nella vita fa paura e ti può distruggere, soprattutto se ha rimandi con la tua storia personale…). Come nel voodoo se tocchi le foto, tocchi il fotografato: incendi la foto, va a fuoco il soggetto. Come in tutto l’horror contemporaneo ogni oggetto del passato cela una maledizione di cui è impregnato: la storia di una ragazzina che si è suicidata per essere stata bullizzata con foto compromettenti diffuse a scuola (un po’ come con internet oggi), ma forse la storia non è completa. Quindi attenti all’oscurità e ai rumori che compongono il 90 per cento del film: sembrano rantoli nel buio, ma se ascoltate bene sono l’amplificazione dei rumori dell’accensione della Polaroid. Visto che le pellicole a sviluppo istantaneo sono tornate in produzione, ci sarà sicuramente un sequel.

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