La magica serata di Patti Smith a Verona: racconto e photogallery

0

Un paio di chitarre acustiche, un basso, una batteria e un pianoforte suonato dalla figlia. E poi la voce: una delle più riconoscibili della storia del rock. Della beat generation, di cui è stata regina. Se non l’unica, tra le poche. Patti Smith, ieri sera al teatro Romano di Verona, nel corso della sesta edizione del Festival della bellezza. La nostalgia è inevitabile, ma una nostalgia che non preclude l’esistenza di un futuro. Lo affermano i giovanissimi con le loro braccia alzate e le voci in un solo coro a urlare People have the power.

Sono da poco scoccate le 21 quando a fare ingresso sul palco dello splendido teatro veronese è Jesse, la figlia 36enne di Patti Smith. Scortata dal batterista Jay Dee Daugherty, si siede al piano e canta. Per poi salutare il pubblico, leggendo una lunga lettera in italiano, scusandosi per la pronuncia da migliorare, ma promettendo che sta facendo di tutto per imparare la nostra lingua.
Il terreno è preparato, è pronto per la protagonista della serata: Patti Smith. Insieme a lei, sul palco, oltre alla figlia e al già citato batterista, anche il bassista Tony Shanahan e il chitarrista Lenny Kay. Gruppo che la accompagna da anni. Il concerto inizia sulle note di Wing, brano risalente al ’96, già parte di Gone Again.

A scorrere nel corso della serata sono canzoni appartenenti a repertori eterogenei. C’è Patti Smith, ma c’è anche Lou Reed con Perfect Day, Neil Young con It’s a Dream, cantata insieme alla sola Jesse Smith al piano. E poi le due cover suonate e cantate da chitarrista, bassista e batterista: I’m Free di The Soup Dragons e Walk on the Wild Side dei Velvet Underground, medley che divide lo show in due parti.

Patti Smith vive una serata particolarmente positiva. Dal palco interagisce con il pubblico, sorride, danza, si diverte. Dedica persino Happy birthday to you a Tony, il padre della sua manager, modenese, per la gioia e il divertimento degli spettatori. E allora poco importa per la manciata di attacchi “non presi”: errori che la “umanizzano” agli occhi del pubblico sotto il palco. Pubblico che, con l’avanzare della serata, non riesce più a rimanere seduto sulle proprie sedie, in un’arrestabile corsa sotto il palco. Quindi lo stop dalla sicurezza che, a sua volta, subisce lo stesso stop da Patti Smith: “It’s ok, it’s ok” dice lei dal palco, accogliendo i suoi fan. Giovani, giovanissimi pronti a cantare ogni singolo brano, non lasciandosi sfuggire una sola parola.
O non più giovani: eleganti, ma le cui cravatte non riescono comunque ad arrestare la naturalezza di una danza che è inarrestabile.

Il concerto è piuttosto breve, in grado di sollevare lo spettatore e non farlo mai adagiare. La serata si conclude tutti in piedi sulle note di People Have the Power. La gente ne avrebbe ancora, ma forse è più bello così: con un arrivederci.

La photogallery della serata, a cura di Mirko Fava:

La scaletta del concerto di Patti Smith a Verona:
Wing
Ghost Dance
Bleaken Year
Dancing Barefoot
Hard Rain
Beneath the Southern Cross
I’m Free & Walk on the Wild Side (Band)
It’s a Dream
Perfect Day
Pissing in a River
Because the Night
Grateful
People Have the Power

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome