Massimo Di Cataldo: “ho scelto di allontanarmi dal successo, per non esserne schiavo”.

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Massimo Di Cataldo

A distanza di dieci anni dal precedente disco d’inediti (Macchissenefrega), Massimo Di Cataldo torna con un nuovo album di inediti, Dal Profondo, out dal 24 maggio. Il nuovo disco è composto da dieci brani, scritti dal cantautore, che declinano l’amore attraverso le sue diverse sfumature.

Di Cataldo, che ha conosciuto la popolarità sin da giovanissimo, facendosi notare prima come attore, in alcuni spot pubblicitari e serie TV, ha consacrato il suo talento con la musica. È del 1996 il suo successo più grande, Se adesso te ne vai, canzone presentata al Festival di Sanremo nella sezione Big, che, come il precedente lavoro, Siamo nati liberi (primo album di inediti), lo proietta oltre i confini nazionali. Nel mezzo tanta musica, dischi, live, partecipazioni a programmi TV, prestigiosi riconoscimenti (uno su tutti, nel 2013, il Premio Lunezia per l’impegno profuso in difesa dei diritti umani attraverso la sua produzione artistica), che ce lo riconsegnano oggi artista sereno e maturo. Una nuova ripartenza, un bel ritorno.

Il 24 maggio è uscito Dal Profondo, il tuo nuovo disco d’inediti. Che sapore ha questa ripartenza?
È sicuramente un momento importante per me, pieno di entusiasmo, ritrovo quell’energia che mi ha sempre messo in contatto con la grande passione per la musica, e in particolare con la comunicazione attraverso le canzoni.

Nell’album racconti l’amore, declinandolo attraverso diverse sfumature. Ma cos’è per te l’amore?
Forse il motivo per cui ho scritto diverse canzoni sull’argomento è proprio la ricerca di questa definizione. È una ricerca estenuante, anche se non credo ci sia una definizione abbastanza esauriente che possa sintetizzare l’amore.

In Non ti accorgi, primo brano dell’album, dici “Ti stai lasciando dietro chi eravamo/I sogni”. Tu li hai mai lasciati dietro i tuoi sogni, accantonandoli?
Ebbene sì, qualche volta è successo. D’altronde, questa canzone, come succede nel resto dell’album, è un dialogo con me stesso, proprio come quando ci si parla guardandosi allo specchio.

Ci credi ancora all’amore, altro brano dell’album, lo hai presentato all’interno del programma Ora o mai più. Che ricordi hai di quell’esperienza?
È stata un’esperienza divertente, ma anche impegnativa e rischiosa, tutto sommato.

Perché hai scelto di partecipare al programma?
Ho scelto di farne parte perché ho creduto nel format, mi piaceva l’idea di portare la musica in televisione, e ho voluto dare anch’io un contributo alla trasmissione.

È stato anche un modo per farti “riscoprire”?
Sì, certo, ma anche per me stesso, per ritrovare anche io certi meccanismi, per ritrovare il rapporto con il pubblico, i colleghi.

Hai attraversando tanti fasi del successo. Cos’è oggi, per te, il “successo”?
Il successo è senz’altro un’arma a doppio taglio, qualcosa che se non maneggiata con cautela può fare anche male.

Tu sei riuscito a gestire il tuo successo?
Ad un certo punto me ne sono allontanato, era una pratica, per me, innaturale. La vita, la quotidianità, credo non si esprima in termini di successo, e io non voglio esserne schiavo, pagandone un prezzo troppo alto. Ci sono cose più importanti, al di là degli schemi che la nostra società impone, vendendo di fatto un po’ di sana illusione.

In Allora scusami, altro brano dell’album, dici che sei sempre schietto. È davvero così?
Cerco di essere anche diplomatico, con il tempo ho imparato, è un’arte, anche se preferisco sempre sentirmi libero di dire ciò che penso.

Come mai hai scelto di realizzare la cover Con il nastro rosa?
È un brano che mi ha influenzato molto, sin da ragazzino, quando ho cominciato ad amare la musica. Mi sono sempre confrontato con le opere importanti e con i grandi maestri, come Battisti e Mogol: da loro ho tratto molta ispirazione per il mio lavoro. È stato anche un modo per chiudere il cerchio, di un album che parla di sentimenti, ripensando a tutte le domande che mi sono posto, ascoltando quella canzone.

E che domande ti sei posto?
Proprio sul senso dei sentimenti, all’interno delle relazioni umane. C’è questa frase meravigliosa “Lo scopriremo solo vivendo”, che in un certo senso spiega tutto, in maniera molto semplice.

Nel brano Perché l’amore, dici “Tutti dicono le stesse cose/ e ti convinci che non puoi fallire”. Hai sperimentato, sulla tua pelle, la paura di fallire?
No, credo sia sciocco aver paura di fallire, perché è proprio quella paura che ti porta al fallimento. Per questo motivo ho scritto questa frase. Il fallimento, se arriva, va preso come una lezione, per crescere, maturare.

Facciamo un salto indietro nel tempo, al 1996, quando a Sanremo cantavi uno dei tuoi brani più famosi, Se adesso te ne vai. Quanto è rimasto di te, del Massimo di allora, e come guardi oggi a quel brano.
È un brano molto importante, per me, mi ha dato molto, in termini di riscontro, e il pubblico lo ama ancora: è una delle canzoni che conoscono tutti, anche all’estero. Probabilmente, oggi, la sfrontatezza giovanile che caratterizza il testo di quel brano non mi corrisponde più come prima. È un’evoluzione naturale.

Sei membro fondatore del NuovoImaie (che tutela i diritti di artisti, interpreti ed esecutori). Secondo te, in Italia, manca la concezione della musica come lavoro?
Assolutamente sì, in Italia c’è la concezione della popolarità piuttosto che del lavoro. Credo che le persone non realizzino appieno quanto un artista lasci alla comunità, non concependo neanche il sacrificio che si nasconde dietro il mestiere di musicisti, attori etc. Il lavoro degli artisti viene visto per lo più come una vacanza.

Con il nuovo album ci saranno anche degli appuntamenti live?
Il calendario è in via di aggiornamento, le date saranno pubblicate sul mio sito internet, sui social. Durante l’estate sarò un po’ in giro, e penso anche un po’ più avanti, oltre l’estate. Il tour è sempre un momento importante, andare in giro a suonare con la band, e ritrovare soprattutto il mio pubblico: questo mi rende felice.

Tracklist di Dal Profondo: Non ti accorgi; C’è qualcuno; Ci credi ancora all’amore; Ci penserò domani; Allora scusami; Con il nastro rosa; Perché l’amore; Prendimi l’anima; Domani chissà; Continuerà.

Il disco è prodotto e realizzato da Massimo Di Cataldo insieme ad Alessio Pizzotti Ingo Peter Schwartz ed è stato anticipato dal singolo Non ti accorgi.

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