Vasco dà l’arrivederci a San Siro (una nuova fotogallery)

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Lo avevo sfiorato l’anno scorso a Padova, ma per colpa di una mail contenente una richieste d’accredito inviata all’indirizzo sbagliato (o mai letta: questo non lo saprò mai), con gran delusione mi dissi: beh, ci riproverò l’anno prossimo. Così è stato: ho cominciato a martellare per tempo l’agenzia di dovere, fino ad ottenere un “le faremo sapere” che di per sé non è un granché ma nemmeno uno “scordatelo”. Fino al momento (il giorno prima) in cui ricevo l’email di conferma dell’accredito. Quasi non ci credo, tanto da rispondere “ma sei sicuro?? Non ti sei sbagliato??”.

Poi comincia la fase preparatoria: prima di tutto dire a me stesso di stare calmo e sereno,  poi devo organizzarmi sul lavoro. La notte passa lenta, sono così carico che non riesco a dormire e il mattino ancora peggio. Inizio a cantare le canzoni di Vasco mentre carico le batterie delle macchine fotografiche, svuoto le SD, pulizia obiettivi, eccetera, come fosse la prima volta che vado a fotografare un concerto.

Ormai è giunta l’ora, carico tutto in macchina, navigatore impostato “Direzione Stadio Meazza”. Mi sparo i miei 225 km, io sono di Modena e che sarà mai direte voi, c’è gente da tutta Italia. In effetti è vero: i km passano svelti tra viaggi mentali e canzoni del Blasco.

Arrivo intorno alle 17.30, mi piace arrivare prima, per ambientarmi meglio con il posto dove farò foto. Poi questo che non conosco ancora con più ragione. Parcheggio più o meno in zona, vedo in lontananza lo stadio, è così grande che sembra il Duomo di Milano. Per raggiungerlo mi basta seguire la massa. Mi ci trovo davanti, e davanti è ancora più grande di quello che credevo. Qui è già tutto pronto, la festa è già iniziata, la birra in mano e le canzoni di Vasco in sottofondo che provengono dai baracchini del cibo.

Finisco la birra, saluto mia cugina ritrovata proprio li a San Siro e vado verso il cancello Zero, quello da cui dovrò entrare. Sono le 19, la consegna dell’accredito è per le 19.50, iniziano ad arrivare anche gli altri fotografi, alcune facce già viste, altre nuove. Arriva il responsabile di Live Nation con la busta con i pass, chiede nome e cognome, ho quasi paura a dirglielo, sta a vedere che mi dice che non ci sono, penso. Invece no: andata! Varco il cancello tipo il film fuga di mezzanotte quando il protagonista prigioniero vestito da poliziotto supera il cancello e fugge.

Mentre camminiamo ci dicono che faremo prima un passaggio sul palco e possiamo dare foto. Cosa? Mai successo che ti facessero salire sul palco. Metto le macchine a tracolla e salgo su insieme agli altri fotografi. Il percorso che fa lui prima di iniziare il tunnel è buio e solo dalla tenda davanti a me filtra la luce, altri due metri, la sposto e li trovi la vita. Devi girare la testa a destra e a sinistra, e ovunque guardi c’è gente. Percorro la passerella tra la folla che saluta, fino ad arrivare al triangolo dove trovi immensa la scritta VASCO, quasi volesse rivendicare la proprietà musicale di quello stadio.

L’emozione è a mille ma dopo un selfie di dovere (devi anche far rosicare un po’ gli amici) è meglio se comincio a fare qualche foto, prima che il tempo scada, prima di essere riportato alla realtà. Infatti ci dicono: ragazzi, adesso andiamo giù e aspettate qui. Ne approfitto per ricontrollare tutto e per fumarmi una sigaretta, il tempo di spegnarla e via. Ci chiamano, ci facciamo strada tra palco, cavi e un muro di persone che cantano un unico coro “Ole Ole Ole Oleee Vascoo Vascoo”, mentre dagli spalti parte la ola ed è tutto cosi magico che sembra surreale, sembra quel “Vivere una Favola”. Il palco è altissimo e va in discesa verso la fine della passerella, il punto più basso rimane sempre un metro e settanta di altezza circondato dai Led. Un bel casino per intenderci, parte il fumo la band prende posto, iniziano le prime note e da quel tendone esce lui, il Blasco tra il boato della folla e davvero “Qui si fa la storia”.

Lui è in formissima giacca sfavillante e sulle maniche la scritta Kom. Il Komandante è lui, e via con “Mi si escludeva” cerco di fotografare tutto quello che riesco ma poi su “Buoni o Cattivi” mollo tutto e comincio a cantare insieme al resto del popolo del Blasco, poi “La verità” e qui bisogna che ci riprovo a portare a casa qualche scatto ma poi fine, finiti e quattro i pezzi e ci invitano a lasciare il Pit ma grazie al biglietto che ci hanno dato assieme al pass possiamo rimanere a goderci il live.

Messi via gli attrezzi del mestiere attraverso e vado nel prato, una birra e si inizia a scaricare la tensione, adesso è solo godimento, mi ero detto di rimanere fino alle 22 per poi tornare a casa con calma, ma ancora una, ancora una, ancora una tra qualche salto con “Rewind” e qualche lacrima con “Sally” si arriva ad “Albachiara” e sul “E con questa vi saluto” e mi sa che adesso ti saluto anche io Blasco e saluto questa “Botta di Vita” che mi accompagnerà verso casa e che non dimenticherò mai.

5 COMMENTI

  1. Ciao io sono stata a Lignano per la data zero….beh grazie perché col tuo racconto ho rivissuto tutte le emozioni dal viaggio all’ attesa per arrivare a vederlo sempre per tutta la vita olè olè olè olè Vasco Vasco

  2. Spettacolo! Enrico complimenti per il tuo racconto ! Ero lì tutte le date come sicurezza, ed ogni giorno era come se fosse stato un unico giorno! Vi ho visti tutti e molti fotografi li conosco ma l’emozione rimane sia per voi sia per me !
    Andrea

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