Blue My Mind

Un'adolescenza liquida. Fino all'estremo

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Blue My Mind, il segreto dei miei anni
di Lisa Brühlmann
con Luna Wedler, Zoë Pastelle Holthuizen, Regula Grauwiller, Georg Scharegg, Lou Haltinner
Inquietante e liquido

Una volta le ragazze da sirenette volevano diventare principesse. E, come racconta la fiaba (quella di Andersen, non la versione Disney), la metamorfosi per avere i requisiti costava tantissimo dolore: uscire dal liquido delle abitudini, tacere e soffrire pene fisiche indicibili per avere un aspetto grazioso e conquistare il principe azzurro. Più una ragazza sembrava aggraziata, più dolore si celava in quella grazia sottomessa. Era una metafora. Blue My Mind, nel segno dei nostri tempi, racconta il percorso inverso. Una ragazza per essere se stessa entra in conflitto con l’integrazione, le buone maniere, le amicizie, l’amore, la famiglia. Il messaggio è che essere se stessi, obbedire alla propria natura, spesso è un conflitto radicale col mondo. Nella variante della regista svizzera Lisa Brühlmann la giovane Wedler sta affrontando un rito di passaggio attraverso nuove amicizie, integrazione in gruppi, vita sessuale, droghe e tutto il contorno di di ribellioni e sperimentazioni che di solito portano al disastro personale e sociale. Una volta si sarebbe detto crisi dell’adolescenza. In realtà, mentre fa irritare i genitori e gli spettatori con l’età dei genitori, è alle prese con un male oscuro di difficile interpretazione: i sintomi vanno dalla promiscuità alla confusione, a un’insolita attenzione per acqua, acquari e luoghi marini. Di più non si può dire, se non che il film della Brühlmann non è la solita crisi adolescenziale, e che gli strumenti della narrazione si spostano dalla metafora al fantasy con un controllo ai limiti dell’agoscioso. Ed è una metamorfosi.

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