Ivano Zanotti: “La mia nuova avventura negli stadi con Ligabue”

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Nelle scorse settimane, Luciano Ligabue   ha annunciato una (gradita) new entry fra i suoi musicisti, il batterista Ivano Zanotti, che va a sostituire l’americano Michael Urbano, nella band di Luciano per 12 anni.

Ivano, bolognese doc, ha alle spalle una lunga carriera durante la quale ha collaborato con tanti artisti importanti, in primis Loredana Bertè, alla quale è particolarmente legato e di cui è direttore artistico dei tour. Un risata contagiosa, allegria emiliana e tanta passione per Ivano, apprezzato molto anche dai suoi colleghi e dalle band della sua terra con cui ha avuto modo di collaborare, come Federico Poggipollini (chitarrista storico di Luciano), Vincenzo Pastano, Terramadre e band dell’underground bolognese con cui ha iniziato nel 1996. I miti di riferimento sono diversi, ma soprattutto uno: John Bonham, batterista dei Led Zeppelin. Ma attenzione, riferimento non significa emulazione: “Se sei fissato con un musicista, poi ti viene da riprodurre il suo stile. Bisogna ascoltarne vari per poi farsi il proprio bagaglio personale.”

Quella con Luciano è una nuova e gratificante avventura per Ivano, che ci raccontato meglio il suo mestiere e i suoi inizi.

Com’è nata la tua passione per la musica?

La passione per la musica è iniziata abbastanza presto, a otto anni giù di lì. I batteristi sono tutti casinisti, vogliamo far casino a tutto spiano, sempre. Allora la mamma mi ha regalato una batteria e mi ha detto “Sfogati lì”. Ho iniziato a spaccar le batterie a 6/7 anni, poi a 8 mi hanno mandato in questa scuola della banda locale, dove lì pian pianino ho inziato a studiar la musica e da lì fondamentalmente non mi sono mai fermato.

Non hai mai avuto dubbi sul tipo di strumento che avresti suonato…

No, mai. Poi ho anche suonato anche altri strumenti, tipo il piano,  perché sono diplomato al conservatorio e poi ho suonato anche un p0′ di strumenti a fiato perché ero in una banda. Ma lo strumento principale è sempre stata la batteria e non ho mai mollato.

Mi hai parlato del conservatorio, quindi molta disciplina. Ambiente particolare per uno che si definisce casinista.

Sì, mi sono diplomato al Conservatorio di Bologna. Sai, alla fine tutti i musicisti hanno della disciplina, nel senso che comunque per arrivare a un certa padronanza dello strumento e della musica per forza devi studiare delle ore e approfondire la tecnica dello strumento. Il conservatorio è un mezzo anche per allargarsi di vedute, perchè per esempio lì non c’è batteria. Io sono andato appositamente per approfondire, imparare la lettura, la musica, l’armonia, la storia. Tutto poi serve per capire meglio la musica stessa. Il piano ad esempio è lo strumento per eccellenza per capire la musica. Per la batteria invece ho seguito un percorso di lezioni individuali per 8 anni con il grande Mauro Gherardi, un turnista anni ’80 pazzesco. Poi chiaramente ci si fa da soli e come si dice, ci si arrangia. (ride, n.d.r.)

Quando hai capito che oltre alla tua passione, poteva diventare anche la professione della tua vita?

A 16 anni, quando mi sono iscritto al Conservatorio. Avevo pochissima voglia di andare a scuola, non è che mi interessasse. Ci ho pensato bene e mi sono detto che ormai erano anni che facevo musica, già suonavo in giro, mi piaceva sempre di più e ho mollato la scuola per dare il tutto per tutto.

Quanto è stato difficile farti strada per arrivare dove sei adesso? 

Difficile no, perchè noi facciamo questo lavoro qui solo per passione e non può essere difficile una tua passione. Nel senso, è sempre bello perchè comunque coltivi la tua passione e cerchi di migliorarti sempre in quello. Il difficile è appunto stare in questo mondo, star sempre in giro, inziare a conoscere la gente e soprattutto non fare errori per non compromettere certi agganci. Per arrivare poi sai, ci vuole anche un po’ di fortuna, molta preparazione e ti devi fare una gavetta incredibile. Ci vuole molta costanza, con un pizzico di fortuna, perchè non tutti arrivano ovunque chiaramente. Questo mestiere è tutto un insieme di cose, non è solo suonare, ma anche come comportarsi, l’atteggiamento. Questo è comunque il lavoro più fantastico del mondo.

Conta molto anche il lato umano…

Sì, dipende anche da come ci stai, in questo  mondo. Da come reagisci a certe provocazioni, o problemi sul lavoro. Ma questo credo sia importante un po’ in tutti i lavori. In questo caso lo è ancora di più perchè sei sempre a stretto contatto con tutto l’entourage, anche se poi quelli che contano di più sono pochi e sempre gli stessi, come il cantante o il manager. Creare questa unione per rendere ancora più bello ciò che facciamo è speciale, è lì che devi amalgamarti al top.

Com’è stato l’incontro con Luciano ed inziare questa collaborazione? Vi conoscevate già? Oltre chiaramente a Fede (Poggipollini) con cui suoni da anni per i suoi progetti da solista. 

Con Fede ci suono dal 2006 e abbiamo fatto 3 dischi insieme e siamo ormai amici dopo 13 anni, e ci rispettiamo. Luciano invece non lo avevo mai conosciuto, l’ho conosciuto per caso l’anno scorso alla festa di radio deejay perchè il suo batterista era in America, quindi per fare 10 minuti in radio non riuscivano a chiamarlo. Quindi hanno chiamato me. Dopo 6 mesi invece mi ha chiamato per fare delle cose in alcuni brani nuovi e siamo stati una decina di giorni in studio insieme a provinare. E appena Michael ha scelto di andarsene, mi ha subito preso in considerazione perchè si vede che alla fine si era trovato bene (ride, n.d.r)

Quindi insomma una collaborazione nata nel modo più naturale possibile.

Si beh, è nata sul campo direi. Stare in studio è il provino più specifico che uno possa fare, perchè ti confronti sia a livello artistico- musicale che umano e condividi tanti momenti insieme.

Come ti sei approcciato a tutto il repertorio che suonerai negli stadi?

Il mio metodo è sempre lo stesso. Mi faccio prima dare tutto il repertorio e poi scrivo tutto: cuffiette, foglio bianco e bic nera. Scrivo tutte le parti di tutti i brani e poi sperimento sulla batteria. Alle prove metti in bella quello che hai sperimentato.

Interessante questa cosa del foglio bianco su cui appuntare tutto…

Sì, è anche un modo per cominciare a memorizzare e poi alle prove non voglio arrivare che so già tutte le parti a memoria, voglio una sicurezza. Nelle prove si cambia sempre qualcosa poi, magari un brano lo allunghi oppure cambi il ritornello.

Credo che tu abbia già notato l’accoglienza calorosissima che ti hanno riservato i fan di Luciano.

Ne sono stato molto colpito ed entusiasta, soprattutto del suo pubblico. Sai, quando va via un musicista dopo tanti anni c’è un certo rapporto con i fan. Finchè non fai la prima data vieni sempre visto come un ombra, ma è normale. Invece ho visto che c’è un bell’entusiasmo, credo anche perchè  non sono sconosciuto nell’ambito italiano e poi magari perchè sto simpatico, quindi davvero ne sono molto felice.

Hai all’attivo altre collaborazioni importanti, come quella con Loredana Bertè, che va avanti da diversi anni…

Sono stato in tour con Loredana quest’anno, di cui sono anche direttore artistico, e curo quindi l’arrangiamento live dei pezzi. Ho un ruolo molto importante per lei quindi sarò impegnato anche per il tour invernale. Loredana è una donna pazzesca, l’unica rocker in Italia, e abbiamo un rispetto tale fra noi che faremo anche il tour estivo. Le ho chiesto un mese di ferie ma non me lo dà (ride n.d.r). Fra l’altro proprio Luciano due anni ha scritto un pezzo per lei, quindi c’è molto rispetto anche fra loro e questo ha aiutato per amalgamare le due cose. Loredana credo sia apprezzata da tutta Italia perchè è un’artista incredibile che ha fatto un sacco di cose. Ha avuto un momento non bello, ma è tornata su alla grande negli ultimi anni.

Nel corso della tua carriera ci sono stati dei momenti in cui hai pensato di smettere o comunque momenti negativi?

“Voglio smettere” mai, perchè è troppo forte il legame con la musica. Più che altro al livello familiare, lavorativi no. Per fortuna ho sempre lavorato bene negli anni e incrementato. Anche se comunque le vicissitudini personali possono compromettere anche sul lavoro. Nel mio caso invece la musica mi salva e mi salverà sempre.

Fra le tue svariate collaborazioni, ce n’è una che hai sentito particolarmente nelle tue corde? O qualcuna che vorresti fare?

Non ci avevo mai pensato a questa cosa. Con Loredana ad esempio sono particolarmente orgoglioso di esserci. Tengo particolarmente a cuore un brano in cui ho collaborato con Vasco, primo che purtroppo Guido Elmi morisse. Fra quelle che vorrei fare beh, Bruce Springsteen.

Un nome piccolo piccolo insomma…

Se proprio lo devo dire punto in alto (ride n.d.r). Per le donne invece Pink, è il mio idolo di donna.

Prima hai nominato Guido Elmi, con cui avevi un legame anche di amicizia. 

Avevamo già collaborato per altre cose, come un programma per Rai 5. Lo conoscevo da anni, Vasco è stato un caso, anche perchè Guido era di Bologna. Era una figura importante non solo per Vasco ma anche perchè hanno iniziato praticamente insieme, nel 1977. Avevano un pò il legame di Mick Jagger e Keith Richards.

Alchimie particolari della musica…

Un pò come accade fra uomo e donna. L’alchimia top la raggiungi quando trovi una persona dall’altra parte che riesce a comunicare alla tua stessa maniera. Un po’ come trovare la donna della tua vita, non è facile. Trovare un rapporto perfetto con un artista è una magia, più unico che raro.

 

 

 

 

 

 

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