Il cinema della Germania Ovest, 1945-49 a Bologna

Dal 22 al 30 giugno 2019 al Cinema Ritrovato la retrospettiva dedicata alla produzione filmica tedesca del dopoguerra

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Foto Film ohne Titel

La retrospettiva Siamo gli indigeni di Trizonia è a cura di Olaf Möller

Tra le macerie del dopoguerra inizia in Germania, anche attraverso l’attività cinematografica, un lungo percorso di ricostruzione del tessuto democratico. Il cinema, a Est come a Ovest, si assume il compito non facile di riflettere sugli errori prodotti dal Terzo Reich. Con la capitolazione dell’8 maggio 1945, la nazione tedesca diventa un territorio occupato privo di una vera e propria sovranità nazionale e bisognoso di un futuro. Dal 1945 al 1948 le zone controllate da americani, britannici e francesi si fondono gradualmente in un’entità amministrativa denominata Trizona, sulle cui basi nascerà la Repubblica Federale Tedesca. Il processo di denazificazione prende il via ufficialmente sotto la supervisione dei ministri speciali tedeschi, con il supporto delle forze d’occupazione alleate. In questo periodo si afferma un cinema nuovo alla ricerca di una sua strada originale in un paese smarrito, turbato, confuso. Siamo gli indigeni di Trizonia (il titolo e mutuato da una canzone carnevalesca dell’epoca) documenta la produzione cinematografica di questa fragile creatura, che nel 1956 la rivista Das Schonste definì a posteriori “l’avanguardia del cinema tedesco del dopoguerra”. Gli interrogativi sono molti: parlare del passato, del presente o del futuro? Puntare sul genere commedia o su storie d’amore?La pellicola più significativa di quel periodo è Film ohne Titel, 1947 di Rudolf Jugert, sceneggiata da Helmut Käutner, un film sulla realizzazione di un film, un film come il paese che la Germania dovrebbe di­ventare. Without a name (titolo in inglese) è la storia di un regista, un autore e un attore che si raccontano in che modo possono mettersi a lavorare davanti e dietro la macchina da presa, ma poi concludono che non è ancora giunto il momento di guardare la realtà con occhi diversi. Eppure il cinema di quegli anni saprà sfornare opere davvero interessanti e moderne come Der große Mandarin di Karl Heinz Stroux, 1949; Herrliche Zeiten di Günter Neumann e Erik Ode, 1949-50, ambientato ai tempi del Kaiser Guglielmo; Lang ist der Weg di Marek Goldstein e Herbert Bruno Fredersdorf, 1948, storia di una famiglia ebrea in un campo di sfollati dell’Alta Baviera  e Asylrecht di Rudolf Werner Kipp, 1949, un documentario sulla situazione della popolazione  in fuga dalla zona di occupazione sovietica.

 

 

 

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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