Rapina a Stoccolma

Preferisci il tuo sequestratore alla polizia? È la sindrome di Stoccolma

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Rapina a Stoccolma
di Robert Budreau.
con Noomi Rapace, Ethan Hawke, Mark Strong, Christopher Heyerdahl, Bea Santos
Voto: tratto da una sindrome vera

Nel 1973 un rapinatore travestito da rockettaro americano entrò nella Sveriges Bank di Stoccolma con un mitra nella sacca e invece di rubare soldi sequestrò alcuni impiegati e chiese la liberazione di un prigioniero. La vicenda, com’è di moda dire al cinema, viene da una storia vera. E come al solito suona falsa. Ma questa storia è ancora più vera (e quindi suona ancora più falsa) perché è addirittura un luogo comune che spesso si usa senza saperne l’origine. E l’origine è qui. Il sequestratore ingaggiò un braccio di ferro di sei giorni con la polizia, e alla liberazione degli ostaggi si scoprì che la vicinanza coatta aveva fatto scattare una storia passionale con una sequestrata e comunque più gratititudine dei sequestrati verso il sequestratore che non li aveva uccisi che non verso la polizia che li aveva liberati. Condizione da allora molto studiata e rilanciata dai media come Sindrome di Stoccolma. Wikipedia avverte che nei manuali psichiatrici però non c’è. Comunque il film di Budreau sembra incidentalmente il film di una rapina in banca con sequestro, e un po’ di più un film sulla nascita della sindrome, ma il sospetto è che ultimamente i film sui criminali servano a veicolare un nuovo tipo di surrealismo. Il regista pare adori raccontare i jazzisti e ha in cantiere The Man who Saved Paris, la storia del gestore di bordelli a cui fu affidata la ricostruzione dell’immagine di Parigi dopo l’occupazione nazista.

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