Un’iniziativa realizzata in occasione dei cinquant’anni dallo sbarco sulla luna
1969: mentre il mondo li aspettava, gli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins furono isolati in quarantena al rientro sulla Terra, per timore di contaminazioni provenienti dal suolo lunare. Non tutti ricordano che nelle prime missioni lunari vi fu il timore di entrare in contatto con microorganismi patogeni sconosciuti, che, una volta riportati sulla Terra, avrebbero potuto rappresentare un rischio per l’umanità. Si parlava di una possibile “vendetta lunare”. Per questo motivo, gli astronauti dell’Apollo 11 dovettero osservare una rigorosa quarantena, mentre venivano condotti tutti gli accertamenti necessari. Gli astronauti, ormai abituati ad una situazione fisica ed emotiva claustrofobica, dovettero vivere isolati per circa venticinque giorni. In questo limbo che è la quarantena, gli astronauti si trovano divisi tra due mondi: al di là del vetro dell’oblò dell’air stream (il veicolo dove si svolse la prima fase della quarantena) l’umanità li aspetta e li saluta; lì ci sono le aspettative, le questioni irrisolte, il futuro. Dall’altra parte, il ricordo della Luna è ancora fresco e invadente e per questo pensieri più intimi si intrecciano al riaffiorare nella memoria dei loro compiti durante l’esplorazione lunare. In ricordo di questa storica avventura spaziale è nato Moondust, un progetto multimediale composto da un’installazione interattiva e da un VR 360° che permette di esperire la vicenda dal punto di vista di Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins. Nel corso di questo “viaggio spaziale”, l’utente è invitato a esplorare e fruire tre percorsi narrativi diversi, riguardanti le paure e le certezze che accompagnarono l’esperienza lunare dei tre astronauti.







































