Il Jova Beach Party è la festa dell’estate, ma l’organizzazione va profondamente rivista

3
credits: TELECOM - foto realizzata grazie alla rete 5G di TIM da Max Morelli

Si è aperto ieri sera a Lignano Sabbiadoro davanti ad un sold out da 45.000 spettatori il Jova Beach Party, un progetto inedito e per certi versi rivoluzionario per quello che riguarda la musica live in Italia, ma che forse proprio per questo ha incontrato più di qualche intoppo a livello organizzativo.

Partiamo dalle cose positive.
Il villaggio, a vedersi, è davvero bello, e per come è stata pensata la giornata sembra quasi un festival in spiaggia, con vari artisti di alto livello ad intrattenere e far ballare il pubblico tutto il pomeriggio. Ed è proprio Lorenzo alle 16 in punto a fare da gran cerimoniere e dare il benvenuto ai presenti, invitandoli a far festa e a godersi la giornata e la spiaggia con un solo obiettivo: la gioia.
Uno dietro l’altro sfilano, tra palco Kontiki, Sbam stage e Main stage gli ospiti di questa prima data che accompagnano fino alla sera: Paolo Baldini, fondatore degli Africa Unite, Mellow Mood, Ackeejiuce rockers, Chantel, Albert Marzinotto, Baloji e il dj superstar Benny Benassi.
Jova va e viene, appare e scompare, presenta gli ospiti musicali e si lancia in duetti con loro e free-style sulle basi, fino a diventare un vero e proprio pubblico ufficiale per officiare il Jova Beach Wedding, celebrando un matrimonio davanti a decine di migliaia di testimoni. Una curiosità: sono state più di 3000 le richieste arrivate all’organizzazione e le fortunate coppie sono state selezionate con estrazione alla presenza di un notaio lo scorso mese di aprile.

Lo show non è un concerto vero e proprio, ma questo si sapeva. Come in tutti i parties che si rispettino si balla senza sosta, e proprio il modo in cui inizia lo spettacolo dà l’indirizzo: il dj set di Benny Benassi sfocia direttamente nel concerto di Lorenzo, con Megamix e Ti porto via con me, in una sorta di passaggio di console e di testimone. Ma è la scelta delle due canzoni successive che punta lo sguardo a quello che sta succedendo su un altro mare, su altre spiagge, qualche centinaio di km più a sud: Salvami, che non veniva eseguita da quasi 15 anni, e Mani libere, cantata su un beat ripetendo come un mantra una delle frasi significative del brano: “Io sono un punto esclamativo al centro del Mediterraneo / niente di umano mi è estraneo”.
Jovanotti alterna brani cantati su beat mandati dalla console a canzoni suonate con la band (Saturnino, Riccardo Onori, Christian “Noochie” Rigano, Gianluca Petrella, Franco Santernecchi e Leo Di Angilla), e così possiamo trovare Shape of you di Ed Sheeran che diventa una nuova base su cui cantare Fame, oppure Could you be loved di Bob Marley che introduce l’ospite della serata, Samuel dei Subsonica, che insieme a Lorenzo canta La statua della mia libertà.
Non c’è una scaletta definita e in base all’umore e al mood della serata si può essere trascinati ovunque, in un mix tra i brani della carriera di Jova e un database in console che racchiude oltre 2.000 canzoni divise per bpm, pronte per essere suonate da Lorenzo a seconda della voglia del momento.
L’obiettivo è quello di creare una festa collettiva, una mega discoteca all’aperto per 45.000 persone, senza far mancare qualche lento, come Serenata rap, A te e Baciami ancora (che sfocia poi in una cover di Sapore di sale), per permettere alle persone di “limonare”, come dice Jovanotti dal palco.
Neanche due sgrulloni di pioggia riescono a fermare la “tribù che balla” (una tribù fortunata nonostante l’acqua, visto che a pochi km da Lignano ha grandinato con chicchi grossi come palle dal golf), ma purtroppo bisogna chiudere con circa mezz’ora di anticipo dall’orario annunciato a causa delle precarie condizioni meteo, comunque dopo circa due ore e quaranta di live.

Ora le note dolenti.
Al di fuori dello show l’organizzazione, soprattutto per quello che riguarda il food&beverage, è stata letteralmente terribile, prova ne sono le centinaia di commenti di critiche piovute sui social di Lorenzo dal momento in cui è finito lo spettacolo.
La zona d’ombra era praticamente una sola, in fondo all’area, costituita da quattro teli sospesi, che poteva accogliere sì e no 100 persone. Cento su quarantacinquemila. E difatti erano decine le persone letteralmente scottate, visto che fino a quando il cielo non si è annuvolato nel tardo pomeriggio, la temperatura era di ben 35° e posti dove ripararsi dal sole praticamente non ce n’erano o erano già occupati da altre persone.
Le docce erano una manciata, sponsorizzate, a forma di infradito, ma anche lì servivano una ventina di minuti in coda solamente per potersi dare una sciacquata per togliersi via il sale di dosso dopo aver fatto il bagno o anche solamente per cercare di contrastare un po’ il caldo cocente del pomeriggio.
I punti raccolta rifiuti saranno stati anche carini, stilosi, di design, ma erano incredibilmente piccoli e davvero pochi rispetto alla quantità di gente in spiaggia e, di conseguenza, alla quantità di rifiuti prodotti, tant’è vero che c’erano centinaia e centinaia di bottiglie di birra in riva al mare, che con la marea salita a metà concerto sono state “catturate” dalla risacca. Lo stesso Lorenzo dal palco a fine concerto ha invitato il pubblico, con un bel discorso di responsabilizzazione, a raccogliere i rifiuti e portarli via, ma moltissimi dei sacchetti distribuiti per la raccolta sono stati bucati e usati come mantelle per proteggersi dalla pioggia dei due temporali abbattutisi sulla spiaggia, quindi difficilmente avrebbero potuto essere usati per portare via i rifiuti a fine serata.

Note ancor più dolenti, se non inaccettabili.
Il sistema dei token è sbagliato, se ne è avuta prova già in molti concerti degli anni passati. A voler fare i maliziosi si può pensare, visto che i token non sono rimborsabili, che l’organizzazione spera che a fine serata ne rimangano tanti in tasca degli spettatori in modo da fare del guadagno extra.
Fatto sta che la presenza di sole 4 casse cambio token per 45.000 persone è una follia, tanto che lungo tutto l’arco della giornata ci sono state code interminabili per cambiare i soldi in cambio degli agognati pezzettini plastica per poter comprare da bere e da mangiare. Alla fine molta gente che non ne poteva più di stare in coda si è ridotta a girare cercando persone che avessero token in più, comprandoli da loro, pur di evitare di fare nuovamente un’ora di fila per averli.
Inoltre nel 2019, nell’era dei pagamenti digitali, NFC e chi più ne ha più ne metta, le casse accettavano solo contanti o pagamenti bancomat, nemmeno con carta di credito, figuriamoci quelli digitali.
Questione cibo: 7 food trucks (quelli piccolini dello street food, buonissimi, ma ovviamente pochi) più 3 punti ristoro ovviamente non sono bastati per la mole di gente presente, e anche lì le file sono state interminabili, con momenti di tensione per le lunghe attese: in particolare in uno degli stand di street food, dopo un’ora di attesa per un panino ammassati come sardine, una ragazza è andata via dalla coda in lacrime dopo essere stata aggredita verbalmente da uno dei ragazzi che stavano preparando i panini, che l’ha invitata con modi decisamente poco cortesi ad andare da un’altra parte.
Ciliegina sulla torta: alle nove (o forse anche prima, ma quella è l’ora in cui il sottoscritto è andato al bar) era finita la birra in tutta quanta l’area concerto (rimasta solo acqua e Pepsi), e in diversi punti ristoro anche il cibo.
Centinaia di persone, quindi, ritrovatesi senza poter bere birra o poter mangiare si sono riversate in massa verso le casse per chiedere indietro i soldi dei token che avevano comprato, ed anche lì si sono verificati momenti di tensione, visto che all’inizio non c’era intenzione da parte dello staff di ridare indietro i soldi alle persone che giustamente chiedevano il rimborso, ma fortunatamente alla fine ha prevalso il buonsenso, anche se sono volati diversi insulti.

Non vi stiamo parlando di leggende metropolitane o racconti edulcorati, ma di cose vissute in prima persona da chi vi scrive: mi sono messo in fila per i token alle 19:15, quindi ampiamente in anticipo rispetto all’ora di inizio concerto (20:30), ma tra una coda e l’altra sono riuscito a prendere un panino a concerto ampiamente iniziato, considerando quasi un’ora di fila per i token e un’ora per avere un panino. Più altri 40 minuti per cercare una birra (senza successo) e, di conseguenza, un’ulteriore coda alla cassa per farmi rimborsare i token acquistati.
Intorno a me, ovviamente, altre centinaia di persone nella stessa situazione, che si sono viste una festa rovinata dalle code interminabili e che non hanno potuto godere di grossa parte dello show a causa di questi disservizi.

La cosa che sembra letteralmente inspiegabile è che questo concerto era sold out da mesi, quindi l’organizzazione sapeva benissimo quanta gente aspettarsi ed avrebbe dovuto adeguare l’offerta in modo da soddisfare la forte domanda prevista, visto che la spiaggia era aperta dalle ore 12, con tantissima gente che è arrivata presto per godersi il mare e tutti i set che si sono succeduti durante il pomeriggio e non si è presentata all’ultimo minuto solo per il concerto della sera.
Tutto questo è semplicemente inaccettabile per una produzione così grande e abituata a gestire numeri importanti, ma vogliamo sperare che sia solo un “peccato di gioventù” causato dalla situazione inedita e gli concediamo per questo una seconda possibilità, sperando che già dal prossimo concerto possano potenziare i servizi per far passare a tutti la giornata che meritano di vivere tra sole, mare e ottima musica.

Nel dubbio vi diamo consiglio col cuore per chi andrà ad una delle prossime date: portatevi il panino da casa e la birra prendetela in contanti dai bibitari old-style che passano tra il pubblico e accettano i contanti. Contro il logorio dell’organizzazione “moderna”, meglio le care e vecchie buone abitudini.

3 COMMENTI

  1. A me a fi e serata si sono rifiutati di accettare i token e mi hanno chiesto contante.
    Ho una domanda: i ragazzi che vendevano birra (una corona a 6 euro) non rilasciano scontrini e pagavo in contante. Come funzionava la registrazione del pagamento?

  2. La questione token è vergognosa, ne ho chiesto la restituzione e ho ricevuto risposte arroganti.
    Sono tornata con tanto di giornalista di Mediaset news e anche lei che chiedeva di parlare con un il responsabile è stata trattata con risposte arroganti.
    Alla fine chiedevo la restituzione di 80 euro cambiati in token non spendibili.
    Questa di chiama truffa, trovo ingiusto non riavere indietro i miei soldi.
    Qualcuno dovrà rispondermi, ho scritto una mail all’organizzazione e zero risposta.
    Il messaggio che passa stona molto con lo stile del cantante ………..

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome