Davide Zilli: «Il complottismo è il nuovo Dio»

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Si intitola Il complottista il nuovo singolo di Davide Zilli: brano che guarda con sguardo dissacrante a parte della realtà. La realtà del complotto, degli intrighi, delle macchinazioni.

Perché un brano dedicato al complotto?
È un tema che mi affascina molto ed erano anni che volevo dedicarci un pezzo. Tra i miei contatti social ci sono molte persone che si interessano di questo argomento. L’idea che nulla sia affidato al caso sostituisce la vecchia idea di Dio e, allo stesso modo, il complottismo ha sostituito la vecchia idea di religione. Quindi ho scritto un pezzo su un paranoico che trascorreva tutto il tempo al computer.

E com’è avvenuto il passaggio all’amore?
Mancava qualcosa. Mi sono chiesto come si sarebbe comportato in amore uno così. E quindi ecco la paranoia di un innamorato geloso che non si rassegna all’idea di essere stato lasciato. E allora insegue l’altra, scava nel torbido. È la metafora del complottismo con il racconto della fine di una storia d’amore.

Qual è il tuo ritratto del complottista?
Non c’è quasi mai un complottista che abbia tutti i cliché. C’è chi nega l’11 settembre, chi parla del piano Kalergi, chi del terrapiattismo. Ma la mia è una canzone, mica un trattato di sociologia, in cui ho messo insieme varie cose. La cosa che tutte queste persone hanno in comune è un atteggiamento sempre febbrile, ansioso verso la realtà. Rabbioso, livido . Una perenne scontentezza di quello che si vede, l’assenza di fiducia.

Sei mai stato complottista?
Io appartengo a una generazione che è riuscita a vedere il mondo prima di Internet. Ed è Internet ad aver aiutato il proliferare di notizie di questo tipo. All’inizio ero incuriosito dai siti di informazione alternativa, che si presentavano in modo impeccabile. Oggi riesco a distinguere un sito che pubblica notizie attendibile e uno che diffonde fake news. Ho anche conosciuto siti che smontano le bufale. Sono guarito! Per molti il complottismo è sintomo di decadimento, ma secondo me è anche sintomo di vivacità culturale. D’altra parte, le fake news c’erano anche prima di Internet, ma circolavano più lentamente di allora e poi si faticava a ristabilire la realtà. Io sono musicista ma anche insegnante. E in classe quando riesco do delle dritte ai ragazzi su come orientarsi sul web perché, tra se sei adolescente, è facile farti sviare.

Sono più pericolose le persone che ci cascano o quelle che fabbricano le fake news?
C’è un vecchio detto del ‘500, “Mundus vult decipi, ergo decipiatur”, che significa: “Il mondo vuole essere ingannato, lasciamo quindi che si inganni”. Una frase attribuita a un cardinale e che mi ha sempre affascinato. C’è una certa volontà del mondo a farsi ingannare, una ricerca del meraviglioso e dell’orrido, del torbido. Ci sono molte persone in qualche modo inconsciamente predisposte a farsi ingannare. È l’effetto echo-chamber: il tendere a informarsi entro una certa cerchia di persone che la pensano come noi. Qualsiasi cosa possa confermarmi le nostre teorie lo confermiamo; quello che ci mette in discussione lo rifiutiamo. È l’offerta del bersaglio dei “poteri forti”: butti un sasso nello stagno e spesso lo stagno è pronto ad accoglierlo.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, studentessa di Giurisprudenza a Padova e giornalista a Milano. Classe '93. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, D.Repubblica.it e Young.it. Giornalista pubblicista, da sette anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia. Mi trovate anche su Amica.it, la Nuova Venezia, il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso, FoxLife, Trentino, Alto Adige, DireDonna e Italpress.

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