Antonello Venditti a Palmanova: oltre tre ore di live sotto la pioggia per celebrare “Sotto il segno dei pesci”

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Sotto la pioggia non era nella scaletta del concerto di ieri sera nella bellissima piazza di Palmanova (città-fortezza patrimonio Unesco), ma è esattamente il modo in cui i circa 5.000 spettatori hanno assistito al live di Antonello Venditti.
Che poi, se non fosse per quella che i romani chiamano “gnagnarella”, come l’ha definita Antonello dal palco, non si può neanche chiamarlo propriamente concerto, perché nelle tre ore e venti di spettacolo sembrava quasi di essere nel salotto, o forse, vista la quantità di pubblico, sarebbe più appropriato dire nel giardino di casa del cantautore romano, che ha alternato le canzoni a racconti di vita, spiegando il significato dei brani stessi, il contesto personale e sociale in cui sono nati e tanti altri aneddoti come fosse una qualsiasi serata tra amici.

La prima e l’ultima parte del concerto sono accompagnate da quello che lo stesso Antonello chiama “superband”, formata da Derek Wilson alla batteria, Fabio Pignatelli al basso, Angelo Abate a piano e hammond, Danilo Cherni alle tastiere, Toti Panzanelli e Maurizio Perfetto alle chitarre, Amedeo Bianchi al sax, Laura Ugolini e Laura Marafioti ai cori.

Raggio di Luna apre la serata, come nello storico concerto di San Siro del 1992, e per la prima parte è la musica a farla da padrona, in un rimbalzo tra brani vecchi e altri più recenti: si passa quindi da I ragazzi del Tortuga e Non so dirti quando a Giulio Cesare e Piero e Cinzia, fino ad arrivare al momento forse più importante a livello emotivo di tutto il live: prima di suonare Lilly, Venditti racconta la storia del brano, scritto per una sua amica di Padova, e la situazione sociale che vivevano quelli che nei primi anni ’70 non erano chiamati ancora tossicodipendenti bensì drogati, nell’accezione più dispregiativa possibile del termine, e soprattutto i dipendenti da eroina, che erano proprio in fondo alla scala sociale. Il cantautore punta il dito contro la scarsa informazione che c’era a quei tempi intorno alle droghe, sia a livello di prevenzione che politico, tanto che perfino il partito comunista definì l’eroina “droga borghese”, fino a svelare aneddoti intimi di quando insieme alla sua band si trovava a dover affrontare le crisi d’astinenza di uno dei musicisti, cercando di convincerlo a non tornare a Roma dopo ogni live per andare a procurarsi una dose.
Dopo tanti anni in cui non se la sentiva di cantarla dal vivo, negli ultimi anni (a partire dal tour 70-80 del 2013) è tornata a far parte dei suoi spettacoli per riportare all’attenzione del pubblico il problema della tossicodipendenza, ma soprattutto sulla condizione di assoluti reietti alla quale la società relegava chi ne era vittima.

È il momento di una parentesi solo piano e voce: tocca quindi a Compagno di scuola e Ci vorrebbe un amico, introdotta da un lungo e intimo racconto sul suicidio, in cui Antonello si mette a nudo davanti al pubblico e racconta sia del suo grande rimpianto di non essere riuscito a salvare Agostino Di Bartolomei quel 30 maggio del 1994, magari con una telefonata per farlo rinunciare a spararsi, sia degli istinti suicidi che aveva avuto all’epoca della separazione da Simona Izzo: durante le registrazioni di Buona Domenica negli studi Stone Castle di Carimate il cantautore, in crisi personale, sentimentale ed economica, era infatti spesso attratto dal vuoto che vedeva sotto di sé dal tetto, e fu l’amico Lucio Dalla, che nello stesso periodo era in quegli stessi studi per registrare il suo storico disco omonimo, a salvarlo letteralmente dal suicidio, aiutandolo a trovare una nuova casa a Roma e a iniziare una nuova vita dopo l’esilio volontario a Milano. E la prima canzone che Antonello ha scritto nella nuova casa è proprio Notte prima degli esami, che segna la fine della prima parte del concerto, in un passaggio di consegne anche tra band.

Siamo al momento centrale dello spettacolo, la celebrazione dei 40 anni (ormai 41, visto il lungo tour) dell’album Sotto il segno dei pesci. Sale quindi sul palco Stradaperta, il gruppo storico che per cinque anni, ovvero proprio da quel tour di Sotto il segno dei pesci del 1978 al primo grande concerto al Circo Massimo dell’83, ha accompagnato Venditti nei suoi live. Ecco quindi arrivare Marco Vannozzi al basso, Roberto Bartolini a chitarra e mandolino, Rodolfo Lamorgese a chitarra acustica e armonica e Claudio Prosperini alla chitarra elettrica. Con loro, a fare da supporto, ci sono anche Fabiana Sirigu al violino e Alessandro Canini a batteria e percussioni.

Ogni brano di Sotto il segno dei pesci (pubblicato l’8 marzo 1978) e ripubblicato lo scorso settembre in una versione speciale per il quarantesimo anniversario, prima della sua esecuzione, è accompagnato da un racconto dello stesso Venditti, che ne spiega il significato, così che alla narrazione delle canzoni si affianchi uno spaccato politico-sociale dell’intero paese, per un album che ebbe un boom di vendite sia per il suo suono moderno e contemporaneo, ma anche per le sue tematiche profondamente immerse nella realtà di quegli anni.
Ecco quindi che la title track racconta di quello che fu il cosiddetto “reflusso” post-’68, mentre Francesco è un brano dedicato all’amico fraterno De Gregori, con cui per un periodo non poté più collaborare a causa del cambio di etichetta discografica e successiva causa che Venditti intentò all’allora RCA. Anche Bomba o non bomba cita, pur non nominandolo, De Gregori, ed è un racconto che parte dai loro esordi (“partirono in due ed erano abbastanza / un pianoforte, una chitarra e molta fantasia”) per arrivare al successo, rappresentato come la meta finale di Roma, incontrando via via una serie di personaggi che riflettono il mondo politico dell’epoca e la loro uscita da un periodo molto forte politicamente ma anche troppo ideologizzato: dalla ragazza di Sasso Marconi, che incarna il mondo radicale, al vecchio partigiano di Roncobilaccio, fino alla preveggenza sul Renzismo (l’intellettuale di Firenze), la solidarietà del sindaco ad Orvieto man mano che la rivoluzione in musica prendeva forma, fino ad arrivare alla meta, dove “finalmente ci fecero suonare”.
Chen il cinese racconta il passaggio dalla marijuana, che proprio Chen coltivava e regalava in ricordo dell’amata, alla disperazione dell’eroina, il “muto assassino”, che seduce perfino i bambini fuori da scuola.
Non ha bisogno di presentazioni Sara, storia celeberrima dell’orgoglio di una ragazza madre, in un mondo che all’epoca non vedeva di buon occhio (per usare un eufemismo) questo tipo di condizione. Ovviamente Sara esiste davvero, era una compagna di liceo di Simona Izzo e, come racconta Venditti, ha avuto tre figli senza mai sposarsi.
Come una sorta di preveggenza sui tempi che all’epoca erano ancora lontani da venire, Il telegiornale racconta quello che viviamo oggigiorno, ovvero informazione h24 sparata in TV da una quantità di notiziari effettivamente eccessiva, mentre un altro dei brani storici contenuti nell’album è sicuramente Giulia, rivale del cantautore nell’amore verso una ragazza, che racconta il prototipo della femminista sopraffatrice (diverso dal femminismo come movimento di rivendicazione di diritti sociali, ma più estremo, fino ad arrivare a somigliare al maschilismo): la ragazza che Venditti amava scelse alla fine proprio lei invece di lui, perché “Giulia ci sa fare / Giulia è intelligente / Giulia ha qualcosa di più”.
Chiude il disco, e quindi il set insieme a Stradaperta, L’uomo falco, brano dedicato a Giulio Andreotti, considerato talmente potente da poter arrivare in Paradiso e comprarsi anche quello.

Si continua con l’ultima parte di concerto, in una sorta di “greatest hits” di oltre 45 anni di carriera legati ancora ad aneddoti, come Dimmelo tu cos’è, racconto dell’ingresso nella nuova casa di Roma di Venditti, quella procurata da Lucio Dalla e di come incredibilmente, dopo un decennio di brani perennemente censurati, stavolta sia sfuggita alle forbici della stessa, nonostante il verso “scopare bene, scopare bene questa è la prima cosa”.
L’ultimo siparietto prima del gran finale musicale è l’elezione di “miss Sotto il segno dei pesci”, scelta tra quattro ragazze del pubblico ribatTezzate “le perdonanti” e che, in tema col brano Dalla pelle al cuore, hanno scelto di perdonare un tradimento del loro compagno e rimanerci comunque insieme. Per la cronaca, ha vinto Clara, ragazza austriaca di Vienna.
Il gran finale, quindi, con i grandi e immancabili classici come Amici mai, Alta marea, Benvenuti in Paradiso, In questo mondo di ladri e Ricordati di me, col pubblico che, nonostante la pioggia e le tre ore abbondanti di concerto, si riversa sotto il palco per ballare e cantare insieme al cantautore romano questi ultimi pezzi.

Un concerto bello, intenso, emozionante, che nonostante le oltre tre ore di durata scorre via rapido, tra racconti di vita vissuta, aneddoti, battute e scambi con il pubblico, tutto ovviamente condito dai brani di uno dei padri del cantautorato moderno, accompagnato per l’occasione non da una ma da ben due band di qualità e tecnica indiscutibili.

Ecco la scaletta del concerto:

1. Raggio di Luna
2. I ragazzi del Tortuga
3. Giulio Cesare
4. Piero e Cinzia
5. Peppino
6. Stella
7. Non so dirti quando
8. Lilly
9. Compagno di scuola
10. Ci vorrebbe un amico
11. Notte prima degli esami

12. Sotto il segno dei pesci
13. Francesco
14. Bomba o non bomba
15. Chen il cinese
16. Sara
17. Il telegiornale
18. Giulia
19. L’uomo falco

20. Dimmelo tu cos’è
21. Dalla pelle al cuore
22. Unica
23. Che fantastica storia è la vita
24. Amici mai
25. Alta marea
26. Benvenuti in Paradiso
27. In questo mondo di ladri

28. Ricordati di me

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