Ligabue all’Olimpico, la conclusione romana del tour

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Giornata calda (ma non troppo) per l’ultima data dello Start tour di Luciano Ligabue allo Stadio Olimpico di Roma. 

Se lo stadio San Siro di Milano è un po’ casa per Luciano e ha sempre il sapore di un concerto “a parte”, Roma non si smentisce regalando un calore e un affetto che lo stesso Luciano non può fare a meno di notare.

Il Liga è rilassato, ma già dall’inizio del concerto quel retrogusto nostalgico da fine tour ogni tanto si lascia intravedere, rendendo il contatto con il pubblico ancora più forte ed empatico. Lungo il corso delle date di questo tour, in molti hanno notato come Luciano abbia sfruttato il palco e le sue passerelle, dotate di gradini, per avvicinarsi ancora di più alle primissime file: cerca sguardi, cerca mani, urla dritto in faccia, sorride. A fine concerto, decide di abbandonare definitivamente ogni barriera, mettendosi di fronte alle transenne per salutare, abbracciare e lasciare una carezza, sulle note di Io in questo mondo, dedicata proprio al suo pubblico e al suo lavoro. E se tutto questo si abbina al fatto che parliamo dell’ultima data del tour, il magone è davvero tanto, davanti a un Luciano che non cela neanche troppo bene (per fortuna) gli occhi lucidi.

Lo spettacolo ormai è ben rodato e la parte migliore resta sempre quella acustica, il momento in cui lo stadio si ferma, i cori sono più forti, ed è lì che Luciano crea l’atmosfera più toccante, iniziando il medley con Il giorno di dolore che uno ha. Molti accanto a me decidono di non cantare, lasciandosi andare alle lacrime. Le due ore di show sono ben costruite, i brani sono molti anche grazie ai medley, eppure, visto il repertorio di Luciano, si avrebbe voglia di ascoltare ancora e ancora.

Qualche giorno fa discutevo con una persona (molto) competente in materia su quanto un concerto in uno stadio possa essere emotivamente meno forte, perché la situazione non è mai ottimale al 100%, sia tecnicamente che come comodità.  Ovviamente è normale, trovandoci in un posto con altre migliaia di persone. Ieri sera ho guardato lo spettacolo sotto questa luce, cercavo di capire cosa mi emozionasse di più. E l’ho ritrovato, come accennavo prima, nella parte più “pulita ” ed essenziale. In un Luciano voce e chitarra che da solo tiene in piedi tranquillamente il set, e potrebbe farlo anche per un concerto intero. Di pochi artisti si può dire questo, e ciò mi ha fatto anche ragionare su quanto influisca il tipo di luogo in cui si suona su ciò che arriva al pubblico. La bellezza dello stadio è lì: alternare i vari momenti senza stancare mai.

Piccola parentesi goliardica in scaletta, un omaggio a Roma e ai romani con La società dei magnaccioni di Lando Fiorini, ovviamente in versione rock.

Prima della “nostra buonanotte”, come la definisce Luciano, l’artista ci tiene a salutare e ringraziare tutti coloro che hanno lavorato allo spettacolo e per l’affetto ricevuto, congedando il pubblico con un “Ci vediamo presto, quando non lo so”. Il “vi voglio bene” che alla conclusione di ogni concerto dice al pubblico è ormai una consuetudine affettuosa, quasi come a mettere un piccolo sigillo di appartenenza  prima dell’arrivederci. E se Luciano non riesce a nascondere la commozione, beh, non riesce bene neanche a noi.

LA SCALETTA:

Polvere di stelle
Ancora noi
A modo tuo
Si viene e si va
Quella che non sei
Balliamo sul mondo
Medley chitarra e voce: Il giorno di dolore che uno ha/Questa è la mia vita/Sulla mia strada

Happy hour
La cattiva compagnia
Non è tempo per noi
Marlon Brando è sempre lui
Luci d’America
Mai dire mai
Medley Rock Club: Vivo morto o X/Eri bellissima/Il giorno dei giorni/L’odore del sesso/I ragazzi sono in giro/Libera nos a malo/Il meglio deve ancora venire
Niente paura
Certe donne brillano
Certe notti
A che ora è la fine del mondo
Tra palco e realtà

BIS:
Piccola stella senza cielo
Urlando contro il cielo

 

1 COMMENTO

  1. Mi dispiace solo che ieri non ha fatto Quello che mi fa la guerra, perché secondo me è uno dei suoi brani più belli! Dovremo proprio meditare sul testo che è quanto mai attuale!

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