Dal manager Claudio Maioli ai tecnici. Un viaggio tra le storie e le persone dello Start Tour di Ligabue

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Ligabue in concerto allo Stadio San Siro di Milano - 28 giugno 2019 - © Foto: Riccardo Medana

Spesso, quando si va a vedere un concerto di un grande artista, ci si sofferma quasi esclusivamente sul nome scritto sul biglietto. Beh, credo che sia uno degli errori più grossolani che lo spettatore possa commettere. Ai lati del palco, sopra, sotto, spesso anche al suo interno, ci sono una serie di persone (prima ancora che professionisti) indispensabili per la riuscita di uno show. E no, non è una frase di rito che fa tanto figo dire all’ultima data del tour.
Ognuna di queste figure è un’enciclopedia vivente di aneddoti, storie e particolarità che rendono il loro percorso speciale e unico.

Perdersi nei meandri di un palco ricorda quasi una struttura militare: ogni centimetro utilizzato è funzionale alla struttura. Se l’ambiente visto da fuori può sembrare quasi claustrofobico, il mood di chi ci lavora è l’esatto opposto: si percepiscono la passione e la gioia di fare un mestiere. Perché il tour è, in molti casi, una famiglia. A volte si tratta addirittura di una vera famiglia. Prendiamo il caso di Gherardo Mezzanotte: è il backliner storico di Federico Poggipollini (oltre ad aver lavorato con i Thegiornalisti, Mario Biondi e tanti altri), ma è anche suo cugino.
In altri casi, invece, queste figure ci sono, semplicemente, da sempre. Penso a Paolo Salandini, band assistant storico: è con Ligabue dal 1991, ben prima che diventasse il Liga. Il suo compito è quello di gestire la band, gli orari dei ragazzi e i loro bisogni. In parole povere: metterli nelle condizioni di esibirsi al meglio. La cosa più bella quando hai la possibilità di scambiarci due parole è sapere l’affetto che li lega: «siamo una famiglia. Siamo tutti una famiglia».

Altre due figure storiche di riferimento sono Luca Guerra e, ovviamente, Claudio Maioli. Luca è il personal assistant di Ligabue e, stando alle sue parole «dal 1997, quando c’è un concerto, io sono la sua ombra». Quello che più emoziona quando si ha modo di parlare con lui però, è come descrive Luciano: «È mio fratello. Non può essere altrimenti. Non potrei lavorare per 22 anni così a fianco di una persona se non ci fosse questo feeling».
Claudio Maioli invece è il manager di Luciano da 32 anni. Continua a definire il loro rapporto «una bella avventura. Siamo partiti da una radio e da un sogno: lui scriveva canzoni e me le faceva sentire. Io ero passato dal mettere su dischi ad andare a intervistare cantautori perciò avevo contatti con i loro management e questo binomio ha fatto sì che si partisse con questa avventura». Quello che spesso stupisce è il senso di ammirazione che tutte le persone che gravitano (e lavorano) intorno a Ligabue hanno nei suoi confronti, a livello umano prima che artistico. «Ti posso dire che Luciano è una persona molto timida — continua Maioli — ma è una persona molto sensibile, con una spiccata onestà intellettuale. Tende a cercare di essere sempre sincero, perché il giorno in cui non sarà più sincero forse non scriverà più canzoni. Ma soprattutto ha un enorme rispetto nei confronti di chi lavora intorno a lui. Ti posso garantire che ha una grossa sensibilità e una grossa umanità».

Queste sensibilità e umanità ce la testimonia proprio Luciano: la prima cosa che fa una volta arrivato allo stadio (verso le 19) è dedicarsi ai fan. Prima una chiacchierata con i vincitori del BarMario Pass (un contest che, dal 2014, permettere agli iscritti del fan club di incontrare Liga), seguita dalle foto di rito. Poi si dedica ad altri fortunati selezionati dagli sponsor e ad amici e ospiti. Dalle 20 si chiude in camerino per concentrarsi in vista del concerto. Cosa vuol dire? Che passa il 50% del suo tempo con i fan.

Uno spettacolo di questo genere per funzionare ha poi bisogno di molte figure tecniche: una delle più importanti è quella del direttore di produzione, Franco Comanducci. Franco lavora con Ligabue dal 2002 e si occupa della progettazione del palco e di mettere insieme tutti i pezzi dello spettacolo: l’audio le luci, il video, il catering, la crew. Gran parte del suo lavoro è focalizzato sull’allestimento. Una volta partito il tour, si occupa “semplicemente” di far sì che tutto funzioni per il meglio, di prevenire i problemi e limare le possibili discussioni che possono nascere tra diverse manovalanze.
Altro mestiere fondamentale, soprattutto per il pubblico, è quello del sound engineering, ruolo ricoperto dal 2008 da Alberto Butturini: in 11 anni ha fatto tre Campovolo, quattro tour stadi, un tour teatrale, un giro del mondo e infiniti palazzetti. Alla sua destra c’è Joe Campana, light designer, ma con delle mansioni un po’ più allargate, in quanto si occupa anche della supervisione dei visual (per sintetizzare di tutto quello che si vede sul palco). Lavora con Luciano dal 2009 e parlando con lui è stato interessante scoprire che le due immagini cardine del palco dello Start Tour 2019, le LL e lo Start, venivano in realtà da un altro progetto, poi scartato. In parole povere, questo mastodontico palco è l’unione (frutto di mesi di lavoro) di due progetti entrambi validi.

Chi ha una bella storia da raccontare è Riccardo Guernieri. Riccardo si occupa della regia live dello spettacolo: gestisce e dirotta sugli schermi tutte le camere che riprendono il concerto. Lavora con Luciano dal 2011, ma ciò che lo contraddistingue è che ha una cosa in comune con molti fan: spesso infatti si sente dire che molti amori sono nati proprio a un concerto. Bene, lui ha conosciuto la sua compagna proprio lavorando per Liga. Viene da sorridere pensando che dopo tanti fan, per una volta, Cupido ha colpito anche tra gli addetti ai lavori.

Dietro ad un artista, oltre alle figure più tecniche, ci sono anche le figure redazionali. Per molti di loro c’è stato il classico salto della transenna: da fan a professionisti (ma ribadiamo che non basta essere fan per poterlo diventare automaticamente). È il caso di gran parte dello staff che da anni segue Luciano, tutti partiti dalla grande passione verso l’artista e poi finiti nel suo entourage. Una delle storie più belle ce le ha raccontate Pietro Casarini: ha iniziato a lavorare come Dj per Ligachannel Radio, è diventato Social Media Manager di Luciano e, nell’ultimo anno, si è occupato anche dei supporti fisici dell’ultimo album Start. Bene, Pietro ha conosciuto Luciano prima che diventasse Ligabue. Non solo, sapete chi è stata la prima persona che ha visto suonare la chitarra sul divano di casa sua? Proprio Liga. Il padre di Pietro infatti era il professore di italiano di Luciano e lui, da giovane, frequentava la sua casa: «Io quando penso a Luciano penso alle sliding doors — ci ha raccontato — vai a pensare te che la prima persona che ho sentito suonare la chitarra diventa poi una rockstar? E poi che io possa andare a lavorare per lui? È una cosa impensabile. Io prima di essere uno che lavora per Luciano Ligabue, sono un fan di Luciano Ligabue».

Di aneddoti da raccontare ce ne sarebbero (e ce ne sono) tanti. Tra i molti, mi piacerebbe citare e chiudere con quello raccontato da Claudio Maioli: «una volta, sarà stato il 1997/98, eravamo in macchina, in uno dei nostri lunghi viaggi e mi venne da fare una riflessione esistenziale sulla vita. Dissi: “Certo che più passa il tempo e più mi sembra che le giornate siano corte”. Poi mi fermo un secondo e faccio “Beh, certo non è che mi sveglio sempre presto al mattino!”. Scoppiammo subito a ridere, talmente forte che dovemmo fermare la macchina. Beh, qualche anno dopo lui scrisse una canzone che iniziava con “Quelli come me, si svegliano alle 3 e dicono che i giorni sono corti”…».

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

6 COMMENTI

  1. E che vogliamo dire di Jarno Iotti? che è stato uno dei primi iscritti al fan club ed oggi il suo “occhio” speciale ci fa rivivere attraverso i suoi scatti le foto meravigliose di Luciano e della Band!! Bravissimo!!!

  2. Io ricordo quando Luciano ancora non era esploso a livello mediatico e andai a vedere un suo concerto al tenda a strisce di Roma ed eravamo appena 150. /200 persone ..lui portava ancora il gilet smanicato…mi ricordo che fece un altro concerto poco neanche 6 mesi sempre al tenda a strisce a Roma ..e li ci fu l’apoteosi ..talmente tanta gente..che arrivava addirittura per strada ..che dovettero annullare il concerto per ordine pubblico ..e subito dopo neanche 2,mesi fece il suo primo grande concerto a Roma al palaghiaccio di Marino ..sull’appia..fu un concerto bellissimo ed alla fine ero così stanco..tra le ore di attesa e per aver urlato a sguarciagola per tutto il concerto ..che al momento in cui mi sedetti un attimo per riposarmi ..scoppia a piangere per la felicità..perché ero contento di aver visto nascere una stella..e ad oggi nel 2019 dopo ben 35 concerti visiti di Luciano ..il mio ricordo più bello rimane questo..!!!..perché il primo concerto di Luciano e come il primo amore ..non si scorda mai ..!!!

  3. Io ho visto il primo concerto di Luciano nel gennaio 92, a Longarone ,provincia di Belluno, ero gia un suo fans accanito, saremo stati in 1200 circa ero riuscito ad entrare con un registratore enorme , nascosto sotto al giubbotto,, ho ancora la cassetta , Marco vendeva i gadget , stava creando il fan club. E stato molto bello vivere e crescere insieme alle sue canzoni, adesso che sono più avanti con l eta , mi accorgo quanto importante è stato per me è penso per tanti. Un doveroso grazie di cuore.

  4. Ciao Luca ( Guerra ) ,tanto tempo é passato ! Ti ricordo con immenso affetto sotto il palco dei LITFIBA…Un forte abbraccio…Jessica-Mira-Ve-

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