Rocket Girls: parole, musica e colori in un libro speciale

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Dal profilo Instagram di Laura Gramuglia

Il mio incontro con Rocket Girls – Storie di ragazze che hanno alzato la voce è avvenuto in modo casuale. Mentre scorrevo i post di un gruppo Facebook che frequento abitualmente, sono rimasta colpita dalla foto di una copertina rigida dai colori vivaci: si tratta di un “book format” che mi ha sempre affascinato, in quanto al suo interno convivono parole, racconti e immagini. È così anche per Laura Gramuglia, che si è avvalsa della collaborazione di Sara Paglia, grafica e illustratrice romana, per realizzare questo lavoro dedicato a cinquanta grandi donne della musica, edito da Fabbri Editori.

Prima di Rocket Girls, avevo già avuto modo di “intercettare” Laura sulla mia strada: giornalista musicale, speaker e autrice di Radio Capital, la sua voce mi ha fatto compagnia in più occasioni con Capital Supervision, trasmissione che racconta le colonne sonore delle serie TV più belle di sempre. Lo stesso Rocket Girls, in libreria dallo scorso 4 giugno, ha dato vita a un programma radiofonico omonimo. La trasmissione, come il libro, dipinge ritratti di donne speciali, che hanno reso grande il loro nome grazie alla musica, ma non solo: hanno lottato per il loro essere donne, in un mondo (quello discografico) in cui far emergere la propria identità personale e artistica sembra un’impresa, a prescindere dal periodo storico di appartenenza. Leggendo Rocket Girls, infatti, una delle cose percepite fin da subito è un senso di “condivisione orizzontale” tra tutte le artiste raccontate, che abbiano vissuto negli anni Sessanta, Ottanta o Duemila. Tutte hanno combattuto le loro battaglie con grande caparbietà e determinazione. Tutte hanno ottenuto dei risultati importanti. Tutte hanno convissuto con le rispettive debolezze e fragilità. Tutte amavano (o amano) la musica in modo viscerale.

L’indice di Rocket Girls raccoglie figure “mainstream”, ma anche musiciste meno note al grande pubblico. A ciascuna di loro, l’autrice dedica quattro pagine, di cui una illustrata, e ogni ritratto è introdotto dalla citazione di una canzone.

Laura scrive delle sue eroine con grande empatia, come può fare solo una persona che ama la musica. Ogni ritratto è arricchito da citazioni di giornalisti e critici musicali di ogni epoca, che danno al lettore l’impressione di essere lì, e di vivere i tempi d’oro del rock internazionale. Unico neo, il senso di delusione quando si passa al capitolo successivo, in quanto ci sarebbe ancora tanta voglia di approfondire ogni singola artista.

Ad aprire il libro c’è Patti Smith, la sacerdotessa del rock che cinquant’anni fa, all’inizio della sua carriera, lamentava l’assenza di modelli femminili a cui ispirarsi. E subito dopo la meravigliosa Janis Joplin, blues singer che incendiava il palco, provocava con ironia e si chiudeva nella sua malinconia. E poi: da Madonna a Whitney Houston, da Bjork a Tori Amos, da Cyndi Lauper ad Amy Winehouse.

Il mio amore per le donne della black music mi hanno fatto apprezzare particolarmente le parti a loro dedicate. C’è Nina Simone, la cantrice dei diritti civili degli afroamericani negli anni della segregazione razziale, che ha lottato fin da piccola per essere allo stesso tempo donna, musicista e nera. C’è Aretha Franklin, the queen of soul, che ha “sfidato” il grande Otis Redding trasformando il brano Respect, in cui originariamente gli uomini chiedevano rispetto alle proprie mogli, in uno dei più grandi inni femministi di tutti i tempi. C’è Tina Turner, che dopo mille sofferenze è riuscita a fuggire da un matrimonio violento, diventando simbolo di emancipazione grazie a una musica a tratti considerata sovversiva. C’è Lauryn Hill, giovanissima cantante dei Fugees e poi autrice di un disco universalmente riconosciuto come pietra miliare dell’hip hop,The miseducation of Lauryn Hill, tuttora l’unico da lei realizzato. Infine (in tutti i sensi, visto che la sua figura chiude il libro) c’è Missy Elliot, la prima donna che irrompe nel mondo “maschio” del rap con grande sicurezza e riesce a diventare imprenditrice di se stessa anche al di fuori dell’ambito musicale.

Uno dei temi cantati da Missy è l’accettazione del proprio corpo, ed è un tema che Laura Gramuglia affronta anche in altri capitoli: quello dedicato a Cass Elliot, il cui peso ne ha condizionato l’intera esistenza nonostante lo straordinario talento, che negli anni Sessanta passava in secondo piano rispetto agli stereotipi di bellezza femminile; e quello dedicato a Beth Ditto dei Gossip, che in un’epoca decisamente più recente ha trasformato il suo aspetto in una concezione diversa di femminilità, posando senza veli sulle copertine dei magazine e promuovendo un tipo di moda che potesse essere glamour anche per le donne oversize.

Laura affronta le storie più disparate: quelle di donne leader di band formate da soli uomini, così come quelle di donne salite agli onori della cronaca per la celebrità dei loro compagni/mariti. Difficile non pensare in quest’ultimo caso a Courtney Love, ma soprattutto a Yoko Ono: da estimatrice dei Beatles, forse è stata la prima volta in cui ho provato grande empatia per questa donna straordinaria, bistrattata come poche.

In un mondo musicale (e non solo) come quello odierno, dove tutto scorre alla velocità della luce, dove il ricambio rapido di canzoni e album la fa da padrone, e dove le tematiche relative al desiderio di emergere delle donne sono attuali come lo erano nel secolo scorso, è un sollievo pensare che queste figure femminili, dotate di abbastanza coraggio per “alzare la voce”, abbiano lasciato il segno.

Chiudo con la frase con cui la Gramuglia si rivolge alle sue lettrici, in apertura del suo lavoro:

Alle Rocket Girls.
Buon viaggio, e ricordate:
libri e dischi sono come mappe.
Finché li avrete con voi, non vi perderete mai

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Claudia Tinelli
Nata a Bari nel 1984, vivo a Milano dal 2006 e mi sento fortunata nell’affermare che amo la mia città adottiva tanto quanto la mia terra d’origine (l'unico vuoto incolmabile è il mare, ahimè!). Marketing/communication addicted, sono una media planner atipica che cerca perennemente di conciliare al meglio la sua anima creativa con quella analitica/numerica. In tutto ciò, la musica è la passione viscerale che ha sempre accompagnato la mia vita.

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