X Factor, il terremoto, Stupendo di Vasco Rossi, gli Skiantos: l’incredibile storia di Nevruz

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Premio Bindi 2019
Foto di Diego Figone Sambuceti

È un personaggio davvero particolare, Nevruz Joku. Il grande pubblico lo ricorda forse per la sua partecipazione ad X Factor nel 2010, quando sotto la guida di Elio arrivò terzo. Per la cronaca, quell’edizione fu vinta da Nathalie. Ma la storia di Nevruz è davvero più complessa, e contempla un prima e un dopo X Factor. Nato a Caserta, vive nel modenese. E per colpa del terremoto che ha colpito l’Emilia nel 2012, a un certo punto si è ritrovato senza più nulla. Ma ha saputo reagire ed è rinato. Senza mai abbandonare la musica. Ha inciso una cover di Vasco Rossi, ha vinto premi in vari festival, compresa una targa importante al recente Premio Bindi di Santa Margherita Ligure, e da un po’ sta girando l’Italia con gli Skiantos, band che ha fatto la storia della musica italiana. Lo abbiamo intervistato.

Nevruz, cosa stai facendo con gli Skiantos?
C’è questo featuring con gli Skiantos e sono onoratissimo di prestare le mie corde vocali per questo storico gruppo. Canto alcune canzoni ed in altre suono la batteria. Siamo in tour, ma abbiamo anche registrato dei nuovi pezzi. Siamo molto carichi, è una cosa molto bella. Ci sono anche dei pezzi scritti da Freak Antoni, che non sono mai usciti. Quattro brani li abbiamo già incisi, altri lo faremo prossimamente.

Come è nato il tuo amore per questo gruppo?
Gli Skiantos sono stati l’inizio del punk-rock italiano. Negli anni ’70, in Italia, c’erano due gruppi che erano all’avanguardia: gli Skiantos e gli Area. Io sono molto legato ad entrambi.

Cantare con gli Skiantos dev’essere anche una bella responsabilità però…
È vero, infatti all’inizio eravamo anche un po’ preoccupati. Però vedo che comunque il pubblico reagisce molto bene e sia gli Skiantos che la famiglia di Freak Antoni sono molto contenti del lavoro che sto cercando di fare. Tutto quello che stiamo facendo, lo facciamo ovviamente ricordando Freak: lui è un gigante e chiaramente è insostituibile. Io cerco di reinterpretare a mio modo quello che è stato il suo lavoro, senza cercare di imitarlo. Mantengo la mia identità, come ho sempre fatto anche in passato quando mi sono trovato ad interpretare cose non mie. Sempre con amore, passione e dedizione.

Recentemente hai cantato anche …Stupendo di Vasco Rossi. Come ti è venuta questa idea?
In occasione del concerto di Modena Park, il Comune di Modena ha organizzato un concorso intitolato “Standing Ovation”. I partecipanti dovevano riarrangiare un pezzo di Vasco e io ho puntato su …Stupendo, perché per me è una canzone immortale. Dentro c’è tanto di me, ma penso anche di tantissime persone che si riconoscono in quel pezzo. Io l’ho incisa insieme ai Guerzoncellos, un duo di violoncellisti bolognesi: Enrico e Tiziano Guerzoni, padre e figlio.

Che ricordi hai della tua partecipazione a X Factor del 2010?
È stata una bellissima esperienza, per me anche di rinascita. Dovevo partire per l’America con Omid Jazi, poi diventato uno dei Verdena. Dovevamo aprire i concerti di band importanti e rappresentare l’Italia agli MTV Music Awards, quell’anno presentati da Dave Grohl. Con Omid Jazi ci furono delle incomprensioni, lui preferì dedicarsi a un altro progetto e andò tutto a puttane. Io avevo 22 anni, ma avevamo già suonato su palchi molto importanti. Mandò tutto all’aria ed io attraversai un brutto periodo. X Factor rappresentò per me il ritorno da questo periodo buio. In quel momento il talent era l’unica cosa che potessi fare.

Cosa ti ha lasciato però davvero X Factor?
Finito il talent, loro volevano un Nevruz interprete. Io invece avevo l’esigenza di fare uscire il mio disco, il mio primo album, dopo l’EP che avevo fatto uscire con Sony. Il disco si intitolava La casa e gli spiriti perduti e piaceva molto a Elio e le storie tese. Alla fine, l’album è stato pubblicato con la loro etichetta, mentre io ho rifiutato l’opportunità Sony. Ho preferito essere onesto e sincero con il mio percorso artistico. Tra l’altro, avrei dovuto pagare anche una penale piuttosto salata, ma alla fine mi hanno liberato senza chiedermi nulla. Anzi, mi hanno dato anche una buonuscita, con la quale ho acquistato gli amplificatori e un po’ di attrezzatura. Di X Factor mi resta poi il ricordo dei tanti incontri con artisti come Morgan, Enrico Ruggeri e Rossana Casale. Sono rimasti rapporti di stima, amicizia e rispetto. I rapporti umani che restano nel tempo sono sempre la cosa più bella.

Pubblicato il disco, cosa è successo nella tua vita?
È successo che il terremoto mi ha portato via tutto. Stavo facendo un tour e nel giro di 40 secondi ho perso tutto, abitazione e luogo di lavoro. Lo Stato mi ha rifilato 350 euro al mese, ma ovviamente io avevo perso molto di più. Avevo investito tanto in questa struttura, che fra l’altro era in affitto. Era un ex monastero del ‘600. Dopo il terremoto avrei potuto accettare un container, ma facendo il musicista e tornando magari nel cuore della notte, avrei finito col creare del disagio a chi viveva intorno a me. Proprio per questo motivo ero andato a vivere nell’ex monastero, lì non rompevo i coglioni a nessuno. Rifiutando il container, mi sono accontentato di questo sussidio, che però mi hanno dato per due anni. E solo quest’anno mi hanno riconsegnato la casa.

Come hai vissuto in questi anni?
Nel frattempo ho avuto la fortuna che il mio fan club ha raccolto dei soldi e mi ha regalato una macchina, un Fiat Doblò, con il quale ho girato l’Italia e sul quale ho anche dormito. In mezzo a tutto questo casino, io ovviamente avevo dei concerti da fare e queste date erano il mio pane. E nonostante mille difficoltà, è nato anche Il mio nome è nessuno, il mio secondo album. Un disco di 18 canzoni, molte delle quali scritte in macchina.

Come hai fatto a rialzarti da una situazione così difficile?
Io penso sempre che l’acqua scava la strada anche fra le rocce. Per fortuna avevo già le spalle grosse anche prima di questa esperienza. Io nella vita non me la sono mai passata bene, già dall’infanzia, e quindi ero già abituato a prendere botte nei denti. Un ostacolo è fatto per essere superato e non per lasciarsi schiacciare. Ora abito in un ex asilo, mi ha aiutato il prete del mio paese, concedendomi una struttura destinata ai terremotati.

Il mondo della musica ti ha aiutato?
Alcuni colleghi sono stati davvero preziosi. Anche un piccolo contributo, ricevuto in un momento di difficoltà, rimane per sempre. Ad esempio è stato organizzato per me un festival con gli Area, Pino Scotto ed altri artisti. Non ebbe un grande successo, però qualcosa venne raccolto. Tra chi mi ha aiutato cito anche Rezophonic e Mario Riso. Poi c’è anche chi mi ha chiuso delle porte, ma preferisco non fare nomi. Chi se ne frega, alla fine mi dispiace per loro.

Recentemente hai partecipato al Premio Bindi e vinto il premio del Bando NUOVOIMAIE. Una bella soddisfazione?
Sì, sono felicissimo di questa cosa. Ho ricevuto diversi premi ultimamente. Però una volta presa la targhetta, torni a casa e non succede niente. Il premio che ho vinto al Bindi è invece qualcosa di molto concreto, sono 15mila euro per organizzare otto concerti. Ho inciso un disco, ma faccio fatica a trovare delle date. Non vado in TV, non passo nella radio, per la gente sono ancora quello di X Factor, nonostante siano passati nove anni e da allora ho lavorato moltissimo per migliorarmi. Oggi per lo meno mi sento un cantante migliore. Ho sempre rifiutato di fare la macchietta, mi sono sempre detto che sarei tornato in TV solo con dei contenuti.

Ci racconti qualcosa del tuo ultimo album?
Non si intitola Il mio nome è nessuno per caso. Il brano che dà il nome al disco è un omaggio a Terence Hill ed Henry Fonda, il testo parla proprio del film Il mio nome è nessuno. Questa canzone racchiude un po’ il concept dell’album. Certo, fare un concept album nel 2018 è una roba da fuori di testa. Io ho avuto la fortuna di trovare un’etichetta così coraggiosa che mi ha consentito di incidere il disco. Il concept è l’allievo che insegue il maestro per tutta la vita. È il sogno di un allievo che incontra il proprio maestro e gli dice: «Io voglio che tu diventi leggenda». L’album è un viaggio, quasi un emporio della musica, dove ogni canzone è un genere diverso.

I prossimi appuntamenti di Nevruz con gli Skiantos saranno a Genova il 19 luglio, a Recanati (MC) il 20 luglio e a Castelnuovo Val di Cecina (PI) il 27 luglio.

Il video di …Stupendo, nella versione di Nevruz con i Guerzoncellos:

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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