L’appartamento, il capolavoro newyorkese di Billy Wilder (1960)

Lunedì 22 luglio 2019 alle ore 21.15 al Cinemino di Milano una delle pellicole più celebri del grande regista austriaco premiata con cinque Oscar

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Foto film L' appartamento

Nell’ambito della rassegna Davvero non li hai visti?

«Un giorno del 1946 — racconta il regista Billy Wilder — vidi Breve incontro, il film di David Lean tratto da un atto unico di Noël Coward. Il protagonista era Trevor Howard. Era la storia di una relazione tra un uomo sposato e una donna sposata, i quali si servivano per i loro incontri segreti dell’appartamento di un amico di lui. Quell’amico non mi è più uscito di mente. Nel film compare solo due o tre volte, ma io ho cominciato a immaginarmelo mentre tornava a casa e si infilava nel letto ancora caldo dove la coppia ha appena fatto l’amore»- Diversi anni dopo Wilder, insieme al suo fedele sceneggiatore I.A.L Diamond, scrive il soggetto de L’appartamento, ambientato in una New York del mondo del terziario, il vero motore della metropoli. C.C. Baxter (Jack Lemmon), un impiegato scapolo di una compagnia di assicurazione che cerca di migliorare la sua condizione economica e professionale, accetta di prestare le chiavi del suo appartamento per poter fare carriera nella Compagnia, in particolare al suo capo, l’arrogante Jeff D. Sheldrake (Fred MacMurray), amante della bella e dolce ascensorista Fran Kubelik (l’adorabile Shirley MacLaine, che con questo ruolo vede decollare la sua carriera). Baxter è però follemente e segretamente innamorato della ragazza e per lei alla fine rinuncerà al ruolo di dirigente guadagnato non certo per meriti professionali, dichiarandosi finalmente alla bella Fran. Avvalendosi delle scenografie del bravissimo Alexandre Trauner (l’immenso stanzone con le scrivanie tutte uguali nelle quali lavorano gli impiegati visti come una catena di montaggio di una fabbrica fordiana), il film si avvale di alcune sequenze da vera antologia, come gli spaghetti scolati sulla racchetta da tennis e la disapprovazione del medico vicino di casa di Baxter convinto di avere a che fare con un maniaco sessuale dato il viavai di donne a tutte le ore della notte. Memorabile è ancora la sequenza finale con la ragazza che, proprio allo scoccare della mezzanotte di Capodanno, sente un botto simile da un colpo di pistola (il suicidio del suo innamorato?), ma fortunatamente poi la porta è aperta dallo stesso Baxter, che sereno e soave ha appena stappato una bottiglia di champagne. Una scena finale il cui script viene consegnato agli attori solo venti minuti prima dell’ultimo ciak per ottenere da loro il massimo della spontaneità. Diavolo di un Billy Wilder!

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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