Virginio al Padova Pride Village, con la sua Cuba Libre e “libertà di sbagliare”

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Sabato 20 luglio, il palco del Padova Pride Village (la più grande manifestazione LGBT italiana), ospita Virginio, con il suo nuovo singolo, Cuba Libre.
Il brano anticipa il nuovo progetto del cantautore, che negli anni, e dopo la vittoria ad Amici (nel 2011), ha alternato la sua carriera di cantante, a quella di autore, scrivendo per svariati artisti (uno su tutti, Laura Pausini), e cimentandosi poi in proficue collaborazioni internazionali, chiamato oltreoceano dall’editore Roberto Mancinelli. Tante le esperienze e soddisfazioni raccolte dal giovane cantante, che lo scorso anno è stato anche invitato al Festival della Cultura Italiana di Osaka (in Giappone), come “ambasciatore” della musica italiana.

Estate, periodo di cocktail, periodo di Cuba Libra, come il titolo del tuo ultimo singolo, scritto dopo un viaggio a L’Avana…
Sì, mi trovavo a L’Avana, e osservavo e assorbivo quello che vedevo, attorno a me, ossia quell’atteggiamento, nei confronti della vita, più “leggero”, che non necessita il programmare le cose.
Questo mi ha fatto pensare, di conseguenza, al nostro approccio alla vita.
Quindi Cuba Libre è diventato il pretesto per ragionare sulla “leggerezza”, e darsi la libertà di sbagliare.

Tu riesci a “perdonare” i tuoi sbagli?
Più che perdonare, si tratta di concedersi questi sbagli, siamo esseri umani. La nostra inutile corsa alla “perfezione”, non è veritiera.
Oggi i social hanno acuito molto questa tendenza, questo volerci tutti precisi, perfetti.

Che rischio c’è nell’inseguire questa effimera perfezione, secondo te?
Il rischio è quello di farsi male, di non sentirsi all’altezza.

Ti è mai capitato di non sentirti all’altezza?
Tantissime volte. Devo dire, però, che ho imparato sempre dai miei stessi errori, quindi ho accettato il fatto che si può non essere all’altezza, e quindi si può cadere, sbagliare, ma anche rialzarsi.

Proprio in Cuba Libre dici che ci si rialza da soli. Non sei solito chiedere aiuto agli altri, quindi, quando sei in difficoltà?
Io chiedo anche aiuto, è giusto chiedere aiuto, ma bisogna essere consapevoli che il primo passo parte da noi.

Cuba Libre arriva dopo altri due brani, Rischiamo tutto e Semplifica, che anticipano il nuovo album. Senti una sorta di fil rouge che unisce i tre pezzi?
Assolutamente sì, sono portatori “sani” di questo filone, che è il nuovo progetto, che vorremmo far uscire in autunno/inverno.
Sarà sicuramente un concept album, che racchiuderà principalmente questi tre singoli, insieme ad altre canzoni.

Sono brani che stai scrivendo da solo o in collaborazione?
Ormai passi molto tempo negli Stati Uniti, e ti avvali spesso di collaborazione internazionali.
Semplifica e Rischiamo Tutto sono brani che ho scritto con altri autori, Cuba Libre invece l’ho scritto da solo.
Dipende dai brani, non metto mai limitazioni.

Come ha arricchito, se ha arricchito, questa miscela di culture, italiana e americana, la scrittura dei tuoi brani?
Sicuramente ho assorbito un approccio più libero alla scrittura. Una cosa che cerco sempre di fare, come si dice in gergo, è “non scrivermi addosso”, cioè cerco di non ripetermi, e sicuramente l’America mi ha aiutato in questo. Lì non hai limitazioni di generi, di approccio, puoi esplorare di più. Questo credo si senta anche nei brani nuovi, che penso siano un’evoluzione, rispetto ai precedenti.

Le tue incursioni in culture diverse non si limitano all’America. Ti sei esibito anche in Giappone.
Lo scorso anno sono andato in Giappone, invitato dalla Camera di Commercio Italiana di Tokyo, a partecipare a questo festival – Italia, Amore Mio! – che fanno per celebrare la cultura italiana in Giappone, dove ho portato proprio la mia musica.
L’anno prima, invece, ero ospite vocale di Corrado Rustici e la sua band, prog rock, dove mi sono cimentato nel rock progressivo, una cosa che mi è piaciuta molta e a cui sto continuando a lavorare.

Come ti ha accolto il pubblico giapponese?
In maniera meravigliosa, loro hanno una grande passione per la cultura e musica italiana. In entrambe le esperienze c’è stata una grande partecipazione: mi continuano anche a seguire sui social.

Virginio, sei non solo un apprezzato cantautore, ma anche un apprezzato autore: hai scritto per tanti artisti.
La mia esperienza più lunga è con Laura Pausini, con cui è nata anche una grande amicizia. Io e Laura vogliamo parlare delle stesse tematiche, quindi attraverso la sua voce, riesco a trasmettere un messaggio, che è comune.

C’è un brano, tra quelli che hai scritto per lei, che ti rappresenta più di tutti?
Nell’ultimo disco c’è una canzone che io e lei amiamo molto, Fantastico (Fai quello che sei). È una frase che ha sempre detto Laura, durante i concerti, ed è anche una cosa che rappresenta il mio modo di vedere, non solo la musica, ma il mondo in generale.

Tu riesci a “fare quello che sei”?
Ci provo, non sempre ci riesco, ma l’obiettivo è quello. Più che altro è difficile rapportarsi nel mondo, come sè stessi, come dicevamo prima.

Come è stato aprire alcune date del Fatti Sentire Word Tour, di Laura, lo scorso anno?
È stato meraviglioso, cominciare dal Circo Massimo, poi il Forum D’Assago, l’Arena di Verona: un’esperienza incredibile.

Quanto è rimasto del Virginio che vinceva Amici, otto anni fa?
In realtà sono rimaste molte cose. Quell’esperienza mi ha certamente cambiato, in un certo senso, dandomi una consapevolezza diversa di me stesso, del mio potenziale.
Vincere un talent, come quello di Amici, e vendere dischi, è come constatare che quello in cui hai creduto si può effettivamente realizzare.
Poi è stata una scuola di vita, una scuola professionale, che ti porta ad avere molte esperienze, tutte concentrate.
Sono cambiato molto, sicuramente, ma una parte di me, la più importante, è sempre rimasta la stessa: quella di rimanere coerente, nelle mie scelte.

Nel 2006 hai partecipato anche a Sanremo, nelle Nuove Proposte, con Davvero.
Ti piacerebbe tornare a calcare quel palco?
Sanremo è un’esperienza importantissima, per chi fa questo mestiere. Ho provato a ripropormi, dipende ovviamente sempre dal momento. Vedremo cosa succederà.

Torniamo a Cuba Libre.
Un’ulteriore occasione per ascoltarlo sarà il palco del Pride Village di Padova.
Un palco importante, che racchiude un messaggio importante.
Come vedi l’approccio dell’Italia, su questi temi?
Diciamo che sotto certi punti di vista, sembra che l’Italia stia facendo grandi passi avanti, sotto altri, grandi passi indietro.
Senza entrare troppo nella politica italiana, sicuramente un posto come il Padova Pride Village diventa fondamentale per permettere alle persone di parlare di certe tematiche.
Portare poi anche l’intrattenimento, in un contesto in cui si parla dei diritti delle persone, fa di quel palco un’isola felice, non solo per chi fa parte della comunità LGBT, ma anche e soprattutto per chi non ne fa parte. Diventa quindi un luogo importante in cui poter parlare, discutere, e perché no, anche divertirsi.

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