Manfred Eicher, il produttore di tutti i dischi della sua etichetta ECM, ha imposto uno stile che ha fatto scuola. Non solo nel mondo del jazz. Il suo motto è, da sempre, “il suono più bello dopo il silenzio”. E la musica che offre vola leggera e si insinua come una brezza, ma nello stesso tempo non rinuncia a proporre contenuti solidi e ricchezze melodico-armoniche. Sempre. Tra gli album formidabili pubblicati in questa stagione del cinquantennale, ve ne indichiamo quattro che hanno la caratteristica di essere realizzati in coppia e di volare oltre… oltre… oltre…

Bill Frisell eThomas Morgan (foto Monica Jane Frisell/ECM)

Bill Frisell – Thomas Morgan
Epistrophy (ECM/Ducale)
voto: 9

Dopo che il precedente album della coppia chitarra/contrabbasso (Small town, del 2017) era stato apprezzato come esempio di un approccio musicale introspettivo e malinconico, emozionale e intimo, appena velato qua e là di ironia, del jazz e del sound “formativo” dei musicisti di intere generazioni, si attendeva il seguito con interesse. La scelta è stata la più semplice: proporre altre performance tratte da quella medesima permanenza del marzo 2016 al newyorkese Village Vanguard, locale storico della musica afroamericana. Il risultato si pone sulla medesima, convincente linea espressiva, in cui l’eclettismo proverbiale di Frisell  — che, unito alla splendida tecnica, non dà mai frutti scontati — viene quasi trattenuto, ancorato alla narrazione dalla cavata solida di Morgan. Nove i brani: due di Thelonious Monk, tra cui la title-track reinventata in maniera geniale, tre canzoni del classico american songbook (splendida la conclusiva In the wee small hours of the morning, lanciata da Sinatra), un omaggio a Paul Motian, lo standard Lush life, il tema di un film di James Bond, e il traditional Red River Valley. Varietà ed emozione.

Vijay Iyer e Craig Taborn (foto Monica Jane Frisell/ECM)

Vijay Iyer – Craig Taborn
The Transitory Poems (ECM/Ducale)
voto: 9

Il 12 marzo 2018, all’accademia musicale Franz Liszt di Budapest, questa coppia di pianisti, che si frequentano dal 2002, quando entrambi suonavano nei Note Factory del sassofonista Roscoe Mitchell, propose una serie di omaggi ad artisti scomparsi da poco: i tre grandi pianisti jazz Cecil Taylor, Muhal Richard Abrams e Gery Allen e il pittore-scultore Jack Whitten. E insieme, altrettanti brani che si nutrono della stessa tematica, cui la “transitorietà” del titolo offre significativo riferimento. Il prolifico Iyer — negli ultimi tre lustri ha inciso una ventina di album —  e il pensoso Taborn — formidabile il suo Avenging angel del 2011 di piano solo — intrecciano le loro tastiere con un’improvvisazione continua che sa essere di volta in volta cupa, fresca, scintillante, angolosa, tesa, nervosa, quasi sempre con percorsi melodici e costruzioni ritmiche che fanno dell’horror vacui il loro riferimento. Sempre senza autocompiacimenti, senza densità torbide, senza sproloqui di autocoscienza. Il fiume in piena delle note è materico, solido e coeso, non decolla verso astrazioni inopportune ma si autoalimenta di energie luminose e di spigolosa inventiva. E sa mantenere, da ogni prospettiva, la rotta tematica di cui abbiamo detto.

Gianluigi Trovesi e Gianni Coscia (foto Roberto Cifarelli/ECM)

Gianluigi Trovesi – Gianni Coscia
La misteriosa musica della Regina Loana (ECM/Ducale)
voto: 9

Si intitolava La misteriosa fiamma della Regina Loana il quinto romanzo di Umberto Eco, scomparso nel febbraio 2016. A lui è dedicato questo cd, anch’esso quinto in oltre trent’anni di partnership del duo formato dal fisarmonicista Coscia, compagno di classe di Eco ai tempi del liceo, e dal sassofonista Trovesi, che qui si esibisce solo ai clarinetti. Lo spunto letterario richiama la finezza dello scrittore-semiologo di Alessandria nell’interpretare l’universo attorno e nel rincorrere nuove decodificazioni del mistero che è l’espressione umana, l’arte. Così i due si impegnano a riproporre un repertorio d’antan — pre-econda guerra mondiale — che va da Bambina innamorata alla As time goes by del film Casablanca, dal medley di sigle dell’EIAR (la Rai degli esordi) a Pippo non lo sa, dall’inno partigiano Fischia il vento all’evergreen Moonlight serenade, cui si sommano l’Interludio tipico dei due, le dediche dirette Umberto ed Eco, i tre brevi Nebjana ispirati alla suite per pianoforte V mlhách scritta da Leoš Janáček nel 1912, e molto altro ancora. Il risultato è elegante, intelligente, sorridente, sornione, equilibratissimo, con i due anziani musicisti (Coscia è del 1931, Trovesi del ‘44) che giocano con le note come bambini monelli.

Areni Agbabian (foto di Mher Vahakn/ECM)

Areni Agbabian
Bloom (ECM/Ducale)
voto: 9

La protagonista assoluta è lei, la splendida cantante e pianista americana di origine armena, ma un’aggiunta sempre deliziosa di un quid ritmico emozionale è offerta dal percussionista Nicolas Stocker. Le canzoni dell’eclettica artista, la cui notorietà è esplosa una decina di anni fa con i tour nel Tigran Hamasyan Quintet, sono sottili come lame di luce, in cui il suo canto etereo e sospeso, a volte di purezza angelica altre posseduto dalla bellezza incantatrice delle sirene, offre una traiettoria lieve come un filo sospeso sull’infinito su cui far correre la nostra mente e il nostro cuore. Agbabian, che vanta esperienze in ambito concertistico, sperimentale, folk, contemporaneo, della danza, della nuova musica e delle performance multimediali, ama nei suoi lavori da solista la concentrazione e l’intensità, un lirismo che rivela i suoi studi del canto liturgico armeno e balcanico, un pianismo essenziale e i contrappunti ritmici che diventano un macramè di piccoli nodi decorativi che si distendono in un intreccio fine. Musica senza confini, dalle radici world ma dalle fronde aperte verso l’infinito.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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