Le Vibrazioni: 20 anni “dedicati a lei”… la Musica (intervista)

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© Chiara Mirelli

In quest’epoca di clicca-e-fuggi, nella quale i più giovani fruitori di Musica sono stati formati a considerare il cd un occupante abusivo di scaffali domestici e il vinile alla stregua di uno scheletro di dinosauro, uno di quei reperti ai quali si guarda con annoiata fascinazione, se il titolo di tormentone viene attribuito a un pezzo che riesce a restare aggrappato alle onde radio per qualche minuto in più dello sfortunato Jack di DiCaprio alla porta del Titanic, immaginare che un artista possa durare per vent’anni senza stravolgere la propria cifra stilistica richiederebbe uno sforzo forse improbo per una fantasia sottoalimentata. La generazione degli ’80, invece, quel genere di artisti forse è stata l’ultima a viverli… e Le Vibrazioni sono tra essi: la band di Francesco Sàrcina, nata nel 1999, dopo un periodo di separazione è tornata più solida ed entusiasta di prima, pronta a scrivere un nuovo capitolo di una storia di successi “artigianali” e sudati, e per questo ancora più preziosi.

Il quartetto formato da Sàrcina (voce e chitarra), dal chitarrista e tastierista Stefano Verderi,  dal bassista Marco Castellani e dal batterista Alessandro Deidda esplode commercialmente nel 2003 con Dedicato a te, singolo certificato platino, uno dei pezzi italiani più amati e noti dei primi anni del nuovo millennio, reso iconico dal video ufficiale — trasmesso da tutte le reti musicali ad alta rotazione quotidiana — e ulteriormente tale dalla rilettura che del suddetto video ne fecero i mitici Elii per la loro Shpalman nello stesso anno. Dedicato a te anticipa la pubblicazione del primo album (sempre datato 2003) che porta il nome della band e vende più di 300mila copie. Di esso fanno parte altre canzoni che vengono considerate cavalli di battaglia de Le Vibrazioni, da Vieni da me a In una notte d’estate, quest’ultima anche vincitrice del Premio Rivelazione Italiana al compianto Festivalbar nello stesso, fortunato anno.

Seguono altri tre album, diversi singoli prestati a colonne sonore cinematografiche, una partecipazione al Festival di Sanremo (con Ovunque andrò, 2005),  concerti  — da ricordare, l’apertura a Udine per gli AC/DC il 19 maggio del 2010 — e la prima raccolta live, En vivo, pubblicata nel 2008. Il 25 ottobre del 2012 Le Vibrazioni chiudono il tour ai Magazzini Generali di Milano annunciando una pausa a tempo indeterminato, nel corso della quale Francesco realizza, da solista, due dischi: Io (2014) e Femmina (2015). Il grande ritorno della band nella sua struttura originaria arriva in occasione del Radio Italia Live il 30 giugno 2017 a Palermo: otto mesi dopo, Sàrcina e i suoi sodali tornano a Sanremo con Così sbagliato e sfornano V, sesto album in studio, al quale seguono — con una scansione quadrimestrale a partire da maggio — altri tre singoli non facenti parte di un progetto organico: Amore Zen, featuring con Jake La Furia tra i più ascoltati nell’estate 2018, Pensami così e Cambia.

Lo scorso 7 giugno è entrato in rotazione radiofonica L’amore mi fa male, pezzo estivo che il gruppo racconta così: «“L’amore mi fa male” è una visione ironica di un uomo innamorato pazzo di qualcuno che, pur sapendo che gli farà male, insiste nel torturarsi e nutrirsi di ossessivo amor disperato. Ha un sapore latino, perché la fuga spesso prevede un viaggio, in questo caso in Sud America: lì dove la musica ovunque annebbia e distrae dal mal d’amore». Una ripartenza potente, ufficializzata da un grande concerto al Mediolanum Forum di Assago lo scorso 26 marzo e che ci restituisce un gruppo che non ha mai tradito se stesso, proponendo un rock molto suonato e di alta qualità tecnica, perciò malleabile e aperto alla sperimentazione, volàno per testi che disegnano emozioni e riflessioni con tinte di passione e intimismo rese vive da un uso sapiente e peculiarmente “anti-agiografico” d’immagini del quotidiano vivere e sentire.

Proprio ieri, come ci aveva anticipato nella nostra intervista registrata la settimana scorsa, la band milanese ha ufficializzato la partenza, a novembre, di un esclusivo tour teatrale che la vedrà ridipingere con una tavolozza di sonorità orchestrali tutti i suoi più grandi successi. L’ensemble sarà diretto dal Maestro Peppe Vessicchio. Ecco gli appuntamenti:

LE DATE DEL TOUR TEATRALE

Sono già disponibili in prevendita online su TicketOne e in tutti i punti vendita autorizzati i biglietti per le date di Bari, Bologna e Roma. I biglietti per la data di Cosenza sono disponibili in prevendita su InPrimaFila, mentre quelli per la data di Padova su Ticketmaster. Il tour è prodotto da 432, Color Sound e Therea Omnis.

LE DATE DEL TOUR ESTIVO

26 luglio – Orio al Serio (BG), Summer Orio Center 
29 luglio – Montalto di Castro (VT), Vulci Festival On the Beach
10 agosto – Follonica (GR), Arena Spettacoli @ Follonica Summer Festival
15 agosto – Seminara (RC), Piazza Vittorio Emanuele III
16 agosto – Cisterna di Latina (LT), Piazza 19 marzo
17 Agosto – Casignana (RC), Piazza Municipio
18 agosto – Bellaria Igea Marina (RN), Piazza Capitaneria di Porto
23 agosto – Lipari (ME), Piazza Marina Corta
24 agosto – Partanna (TP), Piazza Falcone e Borsellino
25 Agosto – Reggio Calabria, Piazzale Centro Commerciale Porto Bolaro
14 settembre – Polizzi Generosa (PA), Piazza SS. Trinità
29 settembre – Ugento (LE), Piazza Italia

LA NOSTRA INTERVISTA

Abbiamo chiacchierato con Francesco e Marco.

Qual è la genesi de L’amore mi fa male?
M: partiamo dal presupposto che noi in questo momento stiamo lavorando su tantissime canzoni, intanto che siamo in tour e facciamo cose, e abbiamo parecchie idee in cantiere. Dato che non c’è in questo momento in programma un album — anche perché noi intendiamo fare album un po’ lunghi, con tante canzoni, curandole tutte con la stessa attenzione. Non siamo mai stati una band che fa dischi perché aveva una canzone da portar fuori o aggiungendo canzoni a caso: per noi ogni brano ha un’importanza enorme —, abbiamo deciso di non disperdere energie inutilmente e di scrivere tanto, così poi da accelerare, a seconda del periodo e del momento, sull’una o sull’altra canzone e di pubblicarla. Questo è il nuovo meccanismo che stiamo usando. Nel caso de “L’amore mi fa male”, avevamo questo riff  — quello col quale inizia la canzone — su cui jammavamo, buttavamo giù delle idee. In realtà, l’idea iniziale era molto più rock, molto meno latin di quello che è stato il risultato finale. Parte proprio come un pezzo con influenze quasi brit-pop e con sonorità accostabili a quelle americane dei White Stripes; poi, lavorandola, è venuto fuori questo testo che portava un po’ verso il mondo che avevamo tirato fuori in “Angelica” e “In una notte d’estate”. Quel tipo di testo ci ha portato ad arrangiare più verso un mondo latino, ecco: abbiamo deciso di creare proprio un contrasto tra un testo che parla dell’amore come qualcosa che può dare dolore e un mondo come quello centro-sudamericano che, nonostante sia costretto a vivere condizioni di grande difficoltà, produce una musica sempre molto festaiola, allegra, positiva, mentre i testi — pensa alla musica cubana — spesso raccontano cose molto profonde. Poi, in fase di produzione, con il nostro fidato Luca Chiaravalli (che ha lavorato con noi anche sul brano sanremese dello scorso anno, “Così sbagliato”, e su “Amore Zen”), abbiamo deciso di giocare molto su questo latin: siamo Le Vibrazioni da vent’anni, non abbiamo paura che la gente dica “ah, sono cambiati”. Siamo noi, e non basta una canzone diversa dalle altre per crearci crisi d’identità! (ride, n.d.r.) Ci siamo divertiti come dei matti ad aggiungere trombe e chitarre flamenco, anche se la versione live è già molto più rock, più in linea con ciò che facciamo solitamente, dal momento che non usiamo basi e non disponiamo dal vivo dei mariachi.

Restando sulle sonorità, nel vostro ultimo album, V (pubblicato lo scorso anno), mi è sembrato che abbiate spaziato molto più del solito, sfruttando al massimo tutti i “luoghi” che l’ampio campo del rock permette di visitare. In che direzione si sta muovendo la vostra ricerca, oggi?
M: Sicuramente la radice è sempre quella: la sala prove. Ci riuniamo tutti e quattro, ci mettiamo in cerchio e suoniamo, partendo da un’idea ritmica, da un’idea cantautorale su un inciso, da un riff di chitarra… il nostro metodo di lavoro è sempre un po’ lo stesso, non siamo mai passati dal fare le cose con le chitarre a farle col computer. Continuiamo a fare tutto come si faceva negli anni ’90. Poi, quando si va in fase di produzione, sovraincisione, contrappunto, come dicevo prima non avendo particolari paure di non essere compresi, decisamente ci giochiamo di più. E siamo convinti che questa spontaneità alla gente arrivi. Credo sia un po’ tutto conseguenza del ritrovato entusiasmo che ci caratterizza e che ci spinge a non temere più nulla, a osare di più. Non che prima non lo facessimo, ma anche quando osavamo, tendevamo a spingere un po’ di più sempre sul rock. Oggi siamo veramente appagati, felici e grati, e riteniamo che il modo migliore per ringraziare sia divertirci e fare le cose con tanto impegno, ma anche con un senso di gioco. Dopo il disco “V”, che era piuttosto scuro, invernale, abbiamo deciso di far uscire questo pezzo per strizzare un po’ l’occhio all’estate, ma non per chissà quale ragione commerciale o radiofonica. Semplicemente, come dicevamo prima, per divertirci.

Nei cinque anni intercorsi tra la scelta di separarvi e quella di tornare a viaggiare artisticamente insieme, quali consapevolezze avete maturato rispetto al vostro percorso e quale esigenza vi ha spinti a ritrovarvi?
M:
Guarda, nel 2012 abbiamo deciso di separarci perché era calato quell’entusiasmo del quale ti parlavo, che è veramente ciò che ci tiene in piedi come band. Siamo una famiglia, siamo fratelli, per cui è inevitabile che l’entusiasmo rappresenti la nostra marcia in più. Gli anni durante i quali abbiamo viaggiato separatamente sono stati, in realtà, utilissimi, perché ognuno di noi ha fatto cose diverse: io sono andato a suonare in America e in Asia, Francesco ha intrapreso un percorso solista e collaborato con altri colleghi, Stefano ha seguito delle produzioni e ha lavorato dietro le quinte, Alessandro ha suonato con decine e decine di artisti di varia entità, da Morgan a Il Genio; il ritrovarci è stato estremamente naturale: prima ci siamo incontrati per suonare alle nostre feste, quando ci incontravamo a cena o nei locali, semplicemente perché ci andava di stare insieme. A un certo punto, inevitabilmente, come quando un amore ritorna, abbiamo sentito l’esigenza di farlo innanzitutto per noi stessi, e poi ci siamo resi conto che era il caso di tornare a farlo anche per il pubblico. Così, è capitato il Radio Italia Live 2017 a Palermo che ha rappresentato la reunion ufficiale, e la reazione del pubblico è stata oltremodo positiva, oltre le nostre più rosee aspettative: quando abbiamo cantato “Vieni da me”, la voce della gente sovrastava la nostra musica. E allora ci siam detti “Ragazzi, sì, facciamolo!”. Così, con totale spontaneità: se avessimo voluto farlo a tavolino, te lo dico sinceramente, avremmo scelto un’altra modalità. Anche perché non tutti davano per scontato che il ritorno de Le Vibrazioni avrebbe funzionato: i pareri in merito erano davvero discordanti.

Qual è stata la certezza dalla quale siete ripartiti?
M: siamo un collettivo, e ci conosciamo veramente bene. I nostri ruoli sono perfettamente definiti, e sappiamo aiutare anche il collega di reparto seguendo lo slancio propositivo di ciascuno sia su un pezzo che su un arrangiamento. Un team davvero affiatato, gli stessi quattro che suonavano in una cantina negli anni ’90. Questa è, da sempre, la nostra certezza: la fiducia reciproca. Siamo persone con visioni, inclinazioni musicali e gusti diversi: quando facciamo uscire qualcosa e siamo tutti e quattro soddisfatti, possiamo dire di aver raggiunto un buon compromesso del quale essere felici.

Una considerazione per quanto riguarda i testi: nei vostri brani, la figura femminile viene sempre esaltata non quanto mero oggetto del sentimento, ma come protagonista, come “governatrice” del sentimento stesso. Una visione abbastanza anomala, nel mondo della Musica: da dove nasce questo sguardo?
F:
in realtà, è la mia visione spontanea. Non c’è una vera e propria riflessione dietro. Sai cos’è? Io penso che tutto il mondo femminile sia ampio, complesso, e non facile da gestire per gli sviluppi che può avere. L’uomo, invece, è molto più elementare più semplice da analizzare. Ecco perché il mondo femminile mi ha sempre incuriosito, attratto e fatto innamorare, e di conseguenza soffrire (anche io ho fatto soffrire, per carità). Inoltre, sono un credente in Madre Natura, nella vita stessa che è femmina e generata da una femmina. Ho fatto anche un intero album che si chiama così! E da quando è nata mia figlia, la visione si è anche affinata, è mutata: c’è un amore spassionato e puro, senza nessun secondo fine, e guardandola crescere ti sembra sia circondata da un’aura del tutto diversa rispetto a quella di noi uomini. Bellissimo.

Ultimamente, da cosa ti stai lasciando ispirare nella scrittura di questi nuovi pezzi?
F:
allora, io ho sempre scritto perché fondamentalmente scrivere era la mia salvezza… e lo è ancora. Mi curo, scrivendo, perché “vomito” qualcosa che poi posso vedere e su cui posso ragionare una volta tirato fuori. È terapeutico. Ci sono ovviamente momenti vari: innamoramento o delusione modificano le tue modalità di scrittura e io scrivo ciò che vivo, con estrema onestà. Però cerco sempre di non farmi trascinare troppo: resto positivo e un entusiasta della vita, nonostante le tante avversità che mi son capitate. E che ho sempre preso di petto, cercando di affrontarle al meglio e di andare avanti con speranza, cosa che anche la Musica mi aiuta a fare. Se non ci si fa affliggere dal malessere, se ci si ferma, si respira e ci si guarda intorno, ci si accorge che c’è tanto di positivo anche in un periodo di sofferenza e di dolore. 

Siete sempre stati profondamente rock, dal punto di vista stilistico: ma cosa vuol dire essere rock al di là del genere musicale e del mondo dell’Arte?
F
: ti rispondo con una citazione, cioè “To be a rock and not to roll”, da “Stairway to Heaven” dei Led Zeppelin: credo che la parola oggi abbia a che fare con la fermezza, col saper restare nel tempo, nei millenni, nonostante le intemperie, proprio come una roccia. Essere rock non è di certo una chitarra elettrica, ma è l’attitudine con la quale prendi questa chitarra: la distorsione ce l’hai nelle vene, non nel pedalino, ecco.

Le Vibrazioni nascono nel 1999, il che vuol dire che siete stati testimoni, ma soprattutto protagonisti della grande transizione tra lo storico e il contemporaneo modo di fare Musica e di fruirne: esiste un “segreto” per adattarsi al cambiamento senza perdere se stessi?
F: credo che il segreto sia esattamente rimanere se stessi, perché significa affrontare i cambiamenti con scioltezza. Il problema nasce quando tu vuoi cercare a tutti i costi di metterti al passo coi tempi, ma non hai più il passo lungo di un tempo. Il mondo muta, si muove, e se riesci a continuare a lavorare con sincerità, cancelli l’ansia di dover correre dietro al cambiamento: semplicemente, vivi il tuo tempo per ciò che è. Dovremmo tutti cercare, ciascuno nel proprio campo, di restare rispettosi di noi stessi e di ciò che facciamo, invece di aspettare che lo siano sempre prima gli altri: nel mondo della Musica sono avvenute grandissime trasformazioni, è evidente. Ma se dopo vent’anni ci sono ancora persone che cantano a squarciagola “Vieni da me”, così come tutti  i singoli che abbiam fatto uscire ultimamente, vuol dire non solo che noi abbiamo fatto qualcosa di buono, ma che nella gente c’è ancora una gran voglia di ascoltare Musica fatta in un certo modo. Non ci importa se sia una minoranza o meno: noi continuiamo e continueremo a fare ciò che ci piace e pensiamo possa piacere a chi ci segue. Ha sempre tutto a che fare con la purezza e l’onestà nell’affrontare questo lavoro.

Prossimi progetti dopo il tour estivo?
F: Terminato il tour estivo, ci dedicheremo alla preparazione di un tour teatrale, che partirà a metà novembre e sarà molto bello, perché da tempo cullavamo il sogno di fare un lavoro di orchestrazione sui nostri pezzi, di mischiare il rock e le sonorità caratteristiche de Le Vibrazioni con le riscritture di un’orchestra diretta nientepopodimeno che dal mitico Maestro Vessicchio. Credo sarà una cosa strepitosa: i nostri più grandi successi in una chiave del tutto inedita. Non vediamo l’ora! 

Per tutte le info sui prossimi live e per interagire direttamente con la band, vi rimandiamo alla pagina Facebook ufficiale de Le Vibrazioni.

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Chiara Rita Persico
Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più della vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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