Melodie classiche e armonie Jazz in No more pain. Il debutto di Giulia Malaspina passa per Boston e New York

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Foto Giuseppe Pantano Arnone

C’è un mondo che si muove e si esprime, oltre la trap. Un mondo che nasce e cresce con lo studio degli strumenti, che si sviluppa con un costante lavoro di apprendimento e di condivisione con altri musicisti. È il mondo che ha scelto Giulia Malaspina, pianista e cantautrice jazz che da anni calca i palchi più importanti italiani e internazionali e che ora esce con l’album di debutto No more pain.

Un concept album legato alla tematica del viaggio, un’unione di melodie classiche, armonie jazz e groove latini con un’anima italiana, nel quale convivono diversi stati d’animo come la solitudine, la gioia, la paura e lo stupore. Partita da un progetto scolastico, Giulia è arrivata a un disco prodotto con strumenti elettrici e suoni elettronici.

Giulia, vuoi parlarci del tuo percorso artistico prima di arrivare a suonare con le orchestre? Dove e come hai mosso i primi passi?
Il mio percorso comprende sicuramente tanto studio. Dopo essermi laureata al “Berklee College of Music” ho iniziato a mettere in pratica quello che ho imparato a New York. In seguito, ho organizzato una piccola tournée suonando in piccole jazz venues nella costa ovest degli Stati Uniti. New York è stata molto importante per la mia formazione perché è lì che ho imparato a mettermi in gioco facendo audizioni per ottenere quello che volevo.

Un album d’esordio dove il piano è molto presente, ma vi sono anche altri strumenti: vuoi parlarci dei musicisti che hai coinvolto? Parlami anche della lavorazione dell’album, quanto ci hai messo a costruirlo.
Questo album è nato durante il mio ultimo anno accademico di Berklee a Boston. Ho scritto e arrangiato i brani per il mio spettacolo finale, ma poi con il trasferimento a New York ho continuato a lavorarci con un produttore afro-americano. Abbiamo registrato la prima draft di No more pain ma non ero soddisfatta perché il risultato era troppo elaborato e mi rappresentava poco. Così ho deciso di tornare a “casa”, a Boston, dove ho riarrangiato e ri-registrato tutto con miei ex-compagni di scuola. Il risultato è questo No more pain, un album semplice e puro.

Per quanto riguarda la parte lirica, molto fruibile, hai tenuto un filo conduttore per i testi?
No more pain è nato come un concept album e il filo conduttore tra tutti i brani è la vita, intesa come viaggio, con diverse fasi. Dalla fase bambina, quando pensiamo di poter fare qualsiasi cosa nella vita, alla fase adolescenziale di “depressione”. Il tutto però ha un sottofondo positivo, e infatti il disco termina con la fase della vita in cui si sceglie di essere felici e fare ciò che si crede.

Quali sono, ad ora, le esperienze artistiche che ritieni più importanti?
Sicuramente New York lavorativamente mi ha portato tanto, dal concerto al “Tribeca Art Performing Center” con i miei idoli del jazz come vincitrice del concerto “Made in Jazz in New York” alla mia partecipazione all’”Havana International Jazz Festival” di Cuba.

La registrazione a Boston. Una città che frequenti abitualmente? Come ti sei trovata?
Boston rimarrà per sempre la mia seconda casa in quanto è la città nella quale mi sono creata musicalmente. Mi piacerebbe frequentarla abitualmente, ma quando torno negli Stati Uniti frequento di più New York in quanto centro della musica.

Quest’estate hai qualche impegno live con l’orchestra, e presenterai il tuo disco in qualche occasione?
In questo momento sto lavorando per il “Berklee College of Music” a Perugia per “Umbria Jazz” e a parte questo passerò l’estate a lavorare su un nuovo progetto che presenterò il prossimo anno.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).

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