Il terzo uomo di Carol Reed

Lunedì 29 luglio 2019 alle ore 21.45 al Cinemino Via Seneca, 6 Milano uno dei capolavori del cinema tratto da un romanzo di Graham Greene

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Foto film Il terzo uomo

Per la rassegna i grandi classici del noir

Vienna 1948. Nella città occupata in quattro settori dai vincitori della seconda guerra mondiale, tra macerie, freddo, fame e un futuro politico molto incerto, il regista Carol Reed e lo scrittore Graham Greene reduci dal successo del loro precedente film L’idolo infranto e ormai legati da una solida amicizia, si ritrovano per lavorare ancora insieme. E’ allora che da una tasca Greene estrae una busta logora sul cui bordo molti anni prima lui stesso aveva scritto: “Avevo dato il mio estremo saluto a Harry una settimana prima, quando la sua bara era stata calata nella terra gelida di febbraio, così non potei credere ai miei occhi quando lo vidi passare senza mostrare di riconoscermi in mezzo alla folla di sconosciuti dello Strand”. Questa frase diviene lo spunto per realizzare Il terzo uomo, una delle pellicole più conosciute della storia del cinema incentrata sui temi cari al grande romanziere inglese, la colpa, la delusione, il tradimento, la corruzione. Protagonista è Holly Martins (Joseph Cotten), un modesto scrittore di western giunto nella capitale austriaca occupata dalle truppe alleate e dai sovietici per incontrare l’amico Harry Lime (Orson Welles) in realtà morto in circostanze misteriose e sospettato dalla polizia militare di essere coinvolto nel contrabbando di penicillina, farmaco all’epoca preziosissimo. Qui conosce l’affascinante Anna Schmidt (Alida Valli), la donna di Harry e inizia ad indagare sulla faccenda soprattutto quando un’ombra familiare appare nella notte riflessa contro i muri delle case… “Carol – ricorda Greene – dormiva fino a tardi al mattino, mentre io già alle otto ero al lavoro sulle scene da sistemare. Poi Reed verso l’una del pomeriggio rivedeva insieme a me quanto scritto prima di girare sul set”.  Premiato a Cannes nel 1949, il film è rimasto nella memoria dello spettatore anche per il leit motiv Harry Lime scritto e suonato dalla cetra del musicista di Anton Karas sconosciuto al grande pubblico, che Carol Reed ha incontrato del tutto casualmente in una taverna di Vienna, dove si esibiva ogni sera.  Benché privo di esperienze come compositore, Karas si trasferirà poi a Londra nel giugno 1949 per completare in soli dodici settimane di duro lavoro sotto la ferrea supervisione di Reed, la colonna sonora. Indimenticabile è ancora la straordinaria fotografia in bianco e nero di  Robert Krasker (vincitore dell’Oscar 1951), tra giochi d’ ombra e atmosfere d’ angosciosa inquietudine, simboli dell’ Europa  smarrita e insicura  dopo la fine della seconda guerra mondiale.

 

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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