Lo “Stereotipo” di MAVA, primo singolo di un giovane cantautore che sogna Sanremo

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MAVA
Foto di Vanni Bergamini

Con Stereotipo, il suo primo singolo, ha vinto il premio Siae come miglior testo al Calabria Fest – Rai Radio Tutta Italiana. MAVA, al secolo Matteo Avvantaggiato, cantautore salentino, è un nome nuovo della musica tricolore. Ha 29 anni, un importante background alle spalle, una carriera in rampa di lancio e nessuna voglia di fermarsi. Lo abbiamo intervistato.

mava

Come è nato il tuo amore per la musica?
Sono cresciuto in una famiglia in cui si ascoltava costantemente musica di ogni genere e, essendo il più piccolo di quattro fratelli, ho assorbito i gusti di ognuno molto particolari: i grandi classici del rock, l’elettronica anni ‘80, i cantautori italiani, il pop internazionale… praticamente tutto passava attraverso un bellissimo impianto stereo, sia che fossero vinili sia che fossero musicassette o cd-rom. Tutto questo finché un giorno ho sentito il bisogno di iniziare a mettere le dita su una chitarra classica che era in casa e che si usava per cantare; da lì tutto è partito: ne ho iniziato lo studio, ne ho apprezzato l’enorme potenzialità fino ad assaporare dentro di me quella forza che ha la musica di unire le persone intorno. Amo perciò la musica, amo le parole che risuonano nella musica quando scrivi e esprimi il tuo pensiero, perché so che qualcuno percepisce le mie stesse sensazioni, ha i miei stessi occhi o, semplicemente, per un attimo mette in pausa il suo mondo per intrecciarlo col mio: quando si ottiene tutto questo sei la persona più fortunata del mondo perché hai creato un contatto tra perfetti sconosciuti.

Cosa racconti in Stereotipo, il tuo primo singolo?
In Stereotipo racconto una serie di sensazioni e immagini che mi frullavano in testa: racconto Bologna (città in cui vivevo in quel periodo) con i locali che moltiplicano gli eventi in programma perché si avvicina l’estate, il fermento che si percepisce perché gli universitari danno libero sfogo alla voglia di vivere, i portici e le serate in centro dove un gruppo di amici discute sulle dinamiche con cui ognuno vive la propria storia sentimentale e racconta le sue: l’instabilità, la gelosia, la complicità di vivere un rapporto sentimentale, ma al tempo stesso l’incapacità di sapere ciò che si vuole.

Al Calabria Fest – Rai Radio Tutta Italiana, con questa canzone, hai vinto il premio Siae per il miglior testo. Cosa rappresenta per te questo riconoscimento?
Ogni tanto ripenso al momento della premiazione e custodisco dentro di me (gelosamente) quei pochi minuti perché ho dato un senso a tutti quei sacrifici per poter seguire questa strada impervia e in salita, dando un po’ di ragione alla voce che nella testa continua ad alimentare la voglia di scrivere. È sicuramente un punto di partenza e pone degli obiettivi sempre più nobili e forse lontani, ma spero mi porti a scrivere con altri artisti, a fare tutte quelle esperienze professionali e umane di cui ho bisogno per dire ciò che penso.

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Sei originario del Salento, una terra che ha un’importante tradizione musicale. Credi che la tua provenienza influenzi il tuo modo di scrivere?
Sì lo credo profondamente! Il Salento è magico e lo testimonia il fermento musicale che lo contraddistingue. La cultura musicale, soprattutto tradizionale è “prepotente” in ogni paese o piccola cittadina del territorio: in tanti giovani c’è la voglia di studiare uno strumento, di portare le proprie idee fuori dal proprio contesto e di vincere quelle che sono le “barriere” che frenano tutto questo. Il Salento è ricco di colori, paesaggi, persone: come può tutto questo non influenzare il modo di percepire e vivere la musica?

Questo singolo resta un episodio a sé o sei al lavoro per preparare un album?
Ho molti brani in cassetto… alcuni già terminati e pronti come futuri singoli del progetto MAVA, ma ho intenzione di proporne alcuni a chiunque abbia voglia di iniziare un’avventura insieme. Qualcosa in cantiere su questo fronte c’è ma come si dice… non possiamo svelare tutto.

Hai mai pensato di partecipare ad un talent show?
Mai dire mai… credo che sicuramente sia un’esperienza professionale altamente costruttiva ma mi spaventa l’idea di non conoscerne appieno le dinamiche: il mio background è il live, non i tempi rapidi di un programma tv. Ritengo che la musica sia delle persone e vada indirizzata alla gente.

Hai in programma dei live?
Per ora ho in programma di partecipare a contest e festival nazionali, più che live veri e propri. Voglio portare fuori dalla mia camera tutta quella musica che è ferma da troppo tempo. Sicuramente il mio sogno sin da bambino è Sanremo… ogni anno lo guardo, studio le sue “strutture” e penso che vorrei provare sempre di più a essere li un giorno.

Il tuo futuro è nel pop o la tua musica potrebbe prendere direzioni diverse?
Il mio futuro? Bella domanda. Non lo so. Pensare al futuro vuol dire porsi dei limiti e io di certo non sono quel genere di persona o artista. A mio avviso è riduttivo assumere “verticalità” nei progetti lavorativi e non. Partendo dal concetto di “trasversalità” come visione della vita nel suo complesso, so cosa mi piace ora, so che ho fame di tutta la musica nuova e di tutti quei testi indipendenti che mi colpiscono e che avrei voluto scrivere. L’augurio che faccio a me stesso, perciò è di continuare a essere sempre di più curioso, sincero e assorbire, come una spugna, ogni forma di creatività e esperienza.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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