Midsommar- Il villaggio dei dannati

Sogno di una morte di mezza estate

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Midsommar- Il villaggio del dannati
di Ari Aster
con Florence Pugh, Jack Reynor, William Jackson Harper, Will Poulter, Vilhelm Blomgren.
Voto: allucinogeno

Dopo il suicidio della sorella bipolare (che si porta con sè i genitori nel buio) una ragazza segue il fidanzato (che non vorrebbe più stare con lei) e alcuni amici in una vacanza antropologica: alcuni di loro vogliono fare una tesi su una comunità contadina svedese ex hippie dedita a riti di mezza estate (il Midsommar). Partenza inquietante con una morte in famiglia, come in Hereditary. Ma se là la narrazione horror  era una serie di variazioni  (originali) sul buio, qui sono tutte alla luce del sole: la comunità è in una valle luminosa, c’è il sole di mezzanotte e quindi mai un momento di buio, sono tutti vestiti di bianco con tuniche e ghirlande di fiori, vivono in capannoni collettivi e girano droghe allucinatorie naturali per vecchi e giovani. Dicono e fanno solo cose magari strane ma in apparenza dolci: danze, pranzi e cene collettive. Hanno pareti istoriate di disegnini erotici e sanguinari ma sorridenti e un tempio che sembra un’installazione minimale. Dividono la vita in tre cicli. Poi, per spiegare cosa succede alla fine dei cicli, ecco due suicidi rituali. Sacrifici umani alla luce e agli spiriti nella moderna Svezia?! Sconcerto degli americani che sbandano increduli e iniziano ad andarsene. Andarsene è la parola chiave. I modi sono eleganti, estremamente estetici e perversi, e  dicono, come già in Hereditary,  che ogni orrore parte da amori irrisolti o traditi. Ari Aster gioca alto: un horror tutto in luce travestito da film antropologico che poi vira nell’incubo dell’antropologo (vai in pacifica comunità pastorale e scopri che sopravvivono rituali ancestrali e che aspettavano solo te per i sacrifici): insomma, la variante colta del modello Wicker Man. Come in Hereditary Aster monta e smonta i moduli dell’horror con mano autorale e tempi dilatati. Con il sole di mezzanotte a volte è ipnotico, a volte tedioso. Il titolo è Midsommar. Il resto non c’entra nulla con Il villaggio dei dannati, originale e remake. Quello era cinema di fantascienza. Qui tutto potrebbe essere un’allucinazione liberatoria (troppo) della protagonista…

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