In chiusura della rassegna Rivediamoli d’estate
È il 1959 e il cinema francese è in pieno fermento per l’irrompere sulla scena della Nouvelle Vague, il movimento artistico guidato da François Truffaut, Jean–Luc Godard, Claude Chabrol, Jean Rivette, Eric Rohmer e altri appoggiati dalla rivista Cahiers du cinéma di André Bazin. Un’ondata che vuole regolare i conti con i registi del passato, Carné, Allegret, Clouzot, Autant–Lara, Cayatte, accusati di aver reso commerciale e convenzionale la cinematografia francese (“le cinéma de papa!”). È in questo clima di rinnovamento che al Festival di Cannes, presentato fuori concorso, trionfa Hiroshima mon amour di Alain Resnais. La protagonista è Emmanuelle Riva, un’elegante e raffinata trentenne proveniente dal teatro che il regista ha scelto a sorpresa scartando varie candidate; una pellicola incentrata sull’incontro di un’attrice francese impegnata sul set di un film pacifista contro la guerra atomica e un architetto giapponese. I due vivranno una romantica notte d’amore, ma anche di sofferenza nell’affrontare i loro ricordi personali: lui ritornerà con la mente alla distruzione della sua città, nella quale ha perso tutta la famiglia, e lei invece alla sua adolescenza a Nevers in Francia quando, diciottenne innamorata di un soldato tedesco delle truppe di occupazione poi ucciso dai partigiani, vive un amore “irregolare” causa di profonde ferite subito dopo la liberazione. «Alain Resnais — ha raccontato la Riva — voleva una sconosciuta e io lo ero, venivo solo da un po’ di teatro. Mi scelse: non ero neanche più giovanissima, avevo trent’anni e l’incoscienza di una ventenne». Questo ruolo memorabile è per lei un regalo, ma molto pesante, dal momento che finirà per condizionare la sua carriera per sempre: i registi, infatti, faticheranno a chiamarla per nuovi personaggi. Nel 1963 il detestato, amato, odiato, discusso Jean- Luc Godard, riconosciuto come uno dei più grandi autori del cinema emergente, firma Il disprezzo, tratto dal romanzo di Alberto Moravia, storia dello scrittore di gialli Paul Javal (Michel Piccoli) scritturato dal produttore americano Jeremy Prokisch (Jack Palance) per rimaneggiare la sceneggiatura di un film tratto dall’Odissea, la cui lavorazione è già in corso e che rischia di essere poco commerciale per il grande pubblico. Javal è un intellettuale in crisi, sposato a Camille (Brigitte Bardot), una francese molto affascinante, che è corteggiata insistentemente da Prokosch. Per il suo atteggiamento ambiguo, lo scrittore mette a repentaglio il suo matrimonio, provocando in Camille un profondo disprezzo. La pellicola avrà una travagliata esistenza: il produttore Carlo Ponti, in lite con il regista, apporta nell’edizione italiana venti minuti di tagli, una nuova colonna sonora firmata da Piero Piccioni e un diverso montaggio. Il disprezzo nell’edizione francese regala allo spettatore una solare Bardot senza veli, mentre Godard compare nei panni di un aiuto regista. Le scene girate a Capri hanno come prestigiosa location la celebre villa dello scrittore Curzio Malaparte.







































