Netri e i Laredo, il rock che arriva dalla Toscana e parla delle periferie

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Netri e i Laredo
Foto di Chiara Sardelli

Netri e i Laredo sono una rock band toscana nata nel 2015 dall’unione del cantautore Riccardo Netri e dei musicisti Simone Manescalchi, Daniele Bulleri e Roberto Ferretti. Mentore del gruppo, quattro anni fa, fu Federico Poggipollini, conosciuto dal grande pubblico per essere il chitarrista di Ligabue. Nel mese di febbraio di quest’anno la band ha pubblicato il primo album, Sogni di periferia. Il primo singolo è stato Amore tattile, più recente è invece il lancio di Nel mio monolocale. Abbiamo intervistato Riccardo Netri, cantante del gruppo.

Netri e i Laredo

Perché avete scelto Nel mio monolocale come secondo singolo per promuovere Sogni di periferia?
Dopo il primo singolo “Amore tattile”, che aveva toni più pacati, abbiamo voluto dare una sferzata di rock “old style”.  Infatti, dal punto di vista musicale, “Nel mio monolocale” è una canzone rock di chiara matrice americana, con chitarre grintose e linea ritmica semplice e incalzante, arrangiamenti curati e melodie efficaci soprattutto nei ritornelli, che la rendono adattissima in sede live. Il testo invece racconta della situazione che si viene a creare quando in un rapporto di grande amicizia tra un uomo e una donna sboccia l’amore, ma in realtà sboccia in uno solo dei due.

L’album ha un filo conduttore o sono dodici canzoni ognuna con una storia a sé?
L’album è pensato come una sorta di poema musicale: ogni brano ha una propria caratteristica ed un proprio arrangiamento, in base all’esigenza del testo, ma tutti hanno come filo conduttore il tema dell’appartenenza alla periferia, cuore pulsante dello spazio urbano, dove si intrecciano i sogni di rivalsa sociale, delusioni, illusioni, frustrazioni, ma anche i piccoli successi di chi, in quella realtà, vive tutti i giorni e con l’ambizione spesso di emanciparsi. Le storie raccontate, sono filtrate attraverso gli occhi del protagonista, un vecchio rocker disilluso, ma non arreso, pervaso da una fredda lucidità. Se osserviamo l’ordine delle dodici tracce, riportandone i titoli,  troviamo un embrione di poesia descrittiva dello stato d’animo del rocker stesso, che pervade tutto l’album: Per niente facile/la pioggia d’estate/il film lo facciamo noi, amore tattile/ Mayday/ nel mio monolocale sono una Star sola/ Non è colpa del Rock cosplayer mon amour/Al mio funerale, una ballata semplice.

I video dei due singoli sono tra loro in qualche modo collegati?
I video dei due singoli sono legati tra loro, infatti dopo aver raccontato le sfaccettature dell’amore vissute da una giovane ragazza madre in “Amore tattile”, il racconto torna nel video di “Nel mio monolocale,”, come in un flashback, diciamo una sorta di prequel, agli episodi antecedenti che si incastrano in una  tematica  attuale:  la conflittualità che si può generare in una coppia, anche per futili motivi, e che può sfociare in gravi forme di violenza domestica, violenza psicologica e fisica dell’uomo verso la propria compagna, che in questo caso però non subisce, ma reagisce, emancipandosi da una situazione di disagio, riprendendo  possesso della propria vita.

Qual è la storia di Netri e i Laredo? Come è nata la vostra band?
Eravamo ancora una band hard rock di nome Deadly Tide e stavamo producendo quello che sarebbe poi diventato il nostro ultimo album in lingua inglese. Trattandosi di un album acustico e forse già presagendo che sarebbe stato l’ultimo stavamo cercando una collaborazione con un musicista di una certa rilevanza; così contattammo Ivano Zanotti (che in seguito è stato il batterista di Loredana Bertè ed è attualmente il batterista di Ligabue) che aveva già collaborato con noi registrando un paio di brani alla batteria per il disco precedente e proprio lui ci fece il nome di Federico Poggipollini (chitarrista di Litfiba e Ligabue) e ci mise in contatto con lui. Ivano è una persona davvero fantastica, sempre molto disponibile oltre che un grande professionista e non finiremo mai di ringraziarlo.
A Federico Poggipollini piacque subito il nostro brano e decise di suonare alcune parti di chitarra ritmica e l’assolo. Lavorando sul pezzo Federico intuì che un testo in italiano, adattato alle caratteristiche vocali del cantante, sarebbe stato l’ideale e ci consigliò di provare. All’inizio eravamo un po’ titubanti ma abbiamo provato comunque, un po’ per curiosità e un po’ per sfida.
Il progetto è stato poi seguito e sviluppato da due grandi musicisti e produttori quali Nicolò Fragile e Davide Bosio, che hanno creduto in noi. Da qui è nata “Per niente facile”, che è diventato anche il nostro primo singolo e del quale è stato fatto anche un video.
Questo primo passo è stato fondamentale e ha dato inizio ad una reazione a catena che non si è più fermata, abbiamo trovato nuovi stimoli e una nuova capacità di esprimere meglio noi stessi, nella nostra lingua madre, per dar sfogo alla nostra esigenza di comunicare fino ad arrivare alla stesura completa del nostro primo album in italiano, naturalmente abbiamo anche cambiato nome alla band stessa.

Netri e i Laredo
Foto di Chiara Sardelli

Nell’era della trap e dell’hip hop, c’è spazio in Italia per un po’ di vecchio e sano rock?
Il rock è selvaggio, tribale, istintivo e anche se è apparentemente morto, è ancora lì destinato a sopravvivere a tutto. Finché ci sarà qualcuno che ascolta vecchi cd o vinili, che imbraccia una chitarra elettrica e si chiude in una vecchia cantina o un vecchio garage con gli amici a suonare, bere, a farsi crescere capelli e basette e a dar vita ad una band, il rock resisterà. È solo rock’n’roll, ma ci piace e in lui crediamo! 

Avete dei punti di riferimento?
Ci ha sempre ispirato molto molto il prog italiano degli anni 70 in stile Le Orme e Banco del Mutuo Soccorso, grandissime band, che secondo noi non avevano niente da invidiare a quello dei colleghi esteri più blasonati. Detto questo, il nostro stile per quanto riguarda il panorama italiano, si rifà molto ai Negrita, alla Steve Rogers Band ed al Ligabue di  Sopravvissuti e Sopravviventi. Per ciò che riguarda l’estero, l’ispirazione viene direttamente da Bryan Adams e Bruce Springsteen, tutta gente che fa rock con la pancia e con il cuore. Tra le nostre ispirazioni non vanno dimenticati gli AC/DC, gli Aerosmith e i mitici Ramones.

Di solito le rock band hanno la loro dimensione naturale sul palco. È così anche per voi?
Sicuramente è la dimensione per noi più importante; praticamente facciamo dischi solo per avere la scusa di suonare dal vivo.

Il successo è un obiettivo o un optional?
A noi piace crogiolarci nel ventre tenero della consapevolezza di essere “losers”. A parte gli scherzi, la sola cosa che conta per noi è cercare di arrivare un po’ ovunque con queste nostre canzoni di onesto rock, cercando di fare dimenticare tutti i problemi che affliggono la gente, almeno per quei minuti in cui ci ascoltano; la cosa più importante è rimanere fedeli a noi stessi cercando di migliorarci sia come musicisti che come persone, con un po’ di consapevolezza in più ma sempre senza prendersi troppo sul serio. In fondo è solo rock’n’roll!

Potremo vedervi dal vivo questa estate?
Assolutamente sì! Abbiamo già fatto qualche data di prova e il nostro staff è al lavoro per la programmazione di qualche data di supporto al disco. Potrete trovare tutte le info su www.netrieilaredo.it.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.

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