Lauryn Hill e Mahmood al Locus Festival: cronaca di una serata quasi perfetta

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Lauryn Hill, dalla pagina Facebook del Locus Festival

Ci sono concerti che, nel momento in cui hai la fortuna di viverli, sembrano materializzarsi davanti agli occhi come un sogno che diventa realtà. Li hai tanto attesi, forse non ti saresti neanche mai aspettato che accadessero: così l’incredulità resta, fino all’ultimo, e anche durante e dopo. Credo che questa sensazione abbia pervaso, oltre alla sottoscritta, molti dei 4.000 spettatori che ieri sera, nel primo grande evento musicale del Locus Festival, hanno assistito allo show che ha visto protagonista Ms. Lauryn Hill, una delle maggiori rappresentanti del moderno soul/hip-hop, che attualmente sta girando il mondo con il tour che celebra il ventesimo anniversario dello storico (e tuttora unico) album The Miseducation of Lauryn Hill, universalmente riconosciuto come uno dei migliori dischi di sempre, non solo nell’ambito della black music.

Lo stadio comunale di Locorotondo, piccolo comune pugliese immerso nella suggestiva Valle D’Itria, diventa teatro di una festa aperta da un fan d’eccezione di “Queen Lauryn”, un ragazzo che negli ultimi mesi si è affermato come uno dei cantautori più promettenti della scena musicale italiana, cresciuto a pane e sonorità urban/R&B: il vincitore del festival di Sanremo Mahmood.

L’artista milanese sale sul palco alle 21, mostrando fin da subito la sua emozione per il fatto di calcare il palco che poco dopo sarà della sua beniamina: <<Raga>> — dice al pubblico — <<Non potete capire quanto sia felice di essere qui, questo è il concerto più bello della mia vita>>. Nonostante la tensione che potrebbe comportare il fatto di precedere una star mondiale come la Hill, Mahmood dimostra di saper tenere il palco molto bene. Accompagnato da una band che lo supporta con tastiera, sintetizzatori e batteria, Alessandro non perde mai il controllo vocale e viaggia con disinvoltura tra i brani del suo album di debutto Gioventù bruciata: dalle ritmate Sabbie mobili, Milano good vibes e Anni ’90, alle più introspettive Gioventù bruciata, Asia Occidente e Dimentica: quest’ultimo brano, non incluso nel disco e in gara a Sanremo Nuove Proposte 2016, viene eseguito da Mahmood in una intensa versione al piano. C’è spazio anche per Calipso, la hit estiva di Charlie Charles eseguita originariamente con Sfera Ebbasta e Fabri Fibra, e stavolta accompagnata dalla sola musica delle tastiere, che mette in luce le doti vocali del cantautore.

Mahmood in concerto. Dalla pagina Facebook del Locus Festival. Foto di Umberto Lopez

Alle 22, dopo la chiusura affidata al bis di Soldi, Mahmood saluta il pubblico del Locus Festival, lasciando il palco a una grintosa ragazza afroamericana in consolle che si presenta come DJ Reborn. La scatenata DJ intrattiene gli spettatori per mezz’ora a suon di hit della scena hip hop e non solo, prima di presentare la vera protagonista della serata: Ms Lauryn Hill.

Capelli corti, camicetta bianca e abito blu elettrico, l’ex cantante dei Fugees conquista immediatamente il pubblico non solo con la sua voce ipnotica e con l’energia della band che la accompagna, ma anche con le parole che rivolge alla platea: <<Con questo tour stiamo celebrando i vent’anni di The Miseducation of Lauryn Hill…è davvero strano portare in giro le stesse canzoni dopo così tanto tempo. Il mondo è cambiato molto da allora. Però quell’album era la mia visione del mondo, e continua a parlare a tante persone, allora come adesso. Grazie per il supporto che continuate a darmi>>. Ed è proprio così: i brani dell’album, da Lost ones a Ex-Factor, dalla cover di Can’t take my eyes off you a To Zion, non perdono il loro fascino anche in questo tour, in cui la cantante decide di vestirle con nuovi arrangiamenti, sia vocali che strumentali.

Anche la serata magica di Lauryn, però, ha un intoppo: quasi a metà concerto, infatti, un problema tecnico fa saltare l’impianto audio, costringendo l’artista e i suoi musicisti a lasciare il palco in tutta fretta. Per un quarto d’ora gli spettatori restano in trepidante attesa, temendo un problema più serio che potrebbe compromettere il proseguimento del concerto. Ma il sorriso che la Hill, senza scomporsi, rivolge alla platea prima di raggiungere momentaneamente il backstage, conforta tutti. Ok, tutto a posto. Si può ricominciare.

Il finale, esplosivo, è affidato a uno dei più grandi successi: Doo wop (That thing), che fa ballare tutto lo stadio comunale di Locorotondo. Ma l’ultima, grandissima emozione deve ancora arrivare: ecco Killing me softly, un pugno dello stomaco oggi come venticinque anni fa. Il pubblico del Locus Festival non può frenare l’emozione di fronte a questa grande donna e alla canzone che ancora, più di tutte, la rappresenta. Una donna che ha voluto estraniarsi dallo show business, ma che a distanza di tanti anni non smette di incantare.

Lauryn Hill in concerto. Dalla pagina Facebook del Locus Festival. Foto di Umberto Lopez

Le scalette della serata

Mahmood

  1. Africa
  2. Mai figlio unico
  3. Sabbie mobili
  4. Il Nilo nel Naviglio
  5. Remo
  6. Sabri Alee (Sherine cover)
  7. Gioventù bruciata
  8. Anni 90
  9. Soldi
  10. Dimentica
  11. Asia occidente
  12. Milano good vibes
  13. Uramaki
  14. Soldi (bis)

Lauryn Hill

  1. Intro
  2. Lost ones
  3. Everything is everything
  4. Superstar
  5. Final hour
  6. Forgive them Father
  7. Ex-Factor
  8. Can’t take my eyes off you
  9. To Zion
  10. The Miseducation of Lauryn Hill
  11. Doo wop (That thing)
  12. Killing me softly

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