Woodstock compie 50 anni. Come nacquero quei tre giorni di pace e musica

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Woodstock

Ci sono giorni che difficilmente scorderemo. Ci sono giorni che rimarranno nella storia della musica: il 15, il 16, il 17 (con coda il 18 agosto) saranno ricordati come i giorni di Woodstock, di Pace e Musica.

WoodstockWeekend_8_front-aWoodstock, una tranquilla cittadina nella contea di Ulster, al centro del raduno giovanile più importante al mondo: il movimento hippie simbolo della controcultura dell’epoca, ne fu il protagonista indiscusso. Nato nella West Coast, nella città di San Francisco, promuoveva uno stile di vita improntato alla critica del consumismo e dei valori tipici della società occidentale, un comunismo primitivo, e l’uso delle droghe (LSD e marijuana) come viatico verso nuovi mondi e nuovi orizzonti mentali.

Vero che il movimento hippie sarà il motore del festival, ma altrettanto vero che furono quattro uomini a organizzare l’imponente macchina che rese possibile questo immenso raduno: Michael Lang, Artie Kornfeld, John P. Roberts e Joel Rosenman sono i padri di Woosdstock. C’è poi chi ha voluto dare all’ideazione di Woodstock un’origine leggendaria, facendo riferimento a un annuncio pubblicato sul New York Times e sul Wall Street Journal: “Young men with unlimited capital looking for interesting, legitimate investment opportunities and business proposition”.

L’annuncio, pubblicato da affaristi alla ricerca di buone idee, John Roberts e Joel Rosenman, avrebbe propiziato il loro incontro con Michael Lang e Artie Kornfeld. In verità, questi ultimi non risposero all’annuncio del giornale, ma vennero presentati a Roberts e Rosenman dai loro avvocati. Un incontro sicuramente meno leggendario. In ogni caso, tra loro ci fu una grande sintonia, che portò al risultato che tutti noi oggi conosciamo.

In realtà, il progetto che Lang inizialmente avrebbe voluto finanziare era quello di una casa discografica con sede a Woodstock, per permettere ai molti musicisti che vi soggiornavano, tra cui Bob Dylan, di incidere materiale in studio. Il progetto sembrò convincere tutti, e si pensò di organizzare un concerto che ne celebrasse la nascita. Fu così fondata la Woodstock Ventures, controllata da ogni membro col 25% delle quote. Ben presto, però, l’idea di un grande festival prese il sopravvento.

Secondo Michael Lang, l’idea era quella di «creare un evento innanzitutto pacifico, un raduno che fosse a misura d’uomo, che fosse in grado di dare alla gente quello che si aspettava, se non qualcosa di più». La ricerca della location portò a individuare uno spazio che sembrava convincere tutti: un appezzamento di terreno a Wallkill, NY. Ma solo un mese prima del festival, a luglio, il Consiglio Municipale rigettò la proposta, mettendo così a rischio la riuscita dell’evento. Molti capitali erano stati investiti, e perciò gli organizzatori non si diedero per vinti: fu contattato il contadino Max Yasgur, proprietario di una fattoria e di un grande terreno di sei acri nella località di Bethel, ideale per il campeggio e la sistemazione del palco, anche per la sua conformazione naturale a forma di conca, che avrebbe garantito un’ottima acustica. Non siamo vicinissimi a Woodstock, che dista quasi 70 km, ma, a un mese dall’evento, non si sarebbe potuto fare di meglio. E la grande balla che venne raccontata fu che l’evento avrebbe accolto un massimo di 50mila spettatori. Immaginate questa cifra moltiplicata per dieci, come poi ebbe modo di verificarsi. 75mila dollari fu la cifra pagata per l’affitto dei terreni, a cui se ne aggiunsero altri 25mila per affittare altri terreni da alcune fattorie vicine.

Il bill del festival venne organizzato in tempi relativamente brevi. Furono sborsati 180.000 dollari per i compensi, e nonostante un cast d’eccezione, molti furono gli assenti. A cominciare dai Beatles, che vennero contattati ma a causa dei vari problemi interni alla band, tra cui l’impossibilità di Lennon di mettere piede negli Stati Uniti, non poterono prender parte al festival. Altri assenti illustri furono The Doors, i Rolling Stones e Bob Dylan. Ma anche tantissimi altri, come i Led Zeppelin.

Il resto divenne storia. Già la sera del 14 agosto, le strade che portavano al festival erano intasate di veicoli: folle oceaniche di giovani ragazzi si stavano dirigendo a Bethel per il grande raduno.
Furono quattro giornate veramente intense: tra le tante, ricordiamo con piacere le esibizioni di Ritchie Havens, Joe Cocker, Joan Baez, Ravi Shankar, i Grateful Dead i Creedence Clearwater Revival, gli Who, i Jefferson Airplane, Janis Joplin, Santana, Ten Years After, Crosby, Stills, Nash & Young, i Canned Heat, e Jimi Hendrix. Quest’ultimo si esibì alle nove del mattino del 18 agosto davanti ad una folla fortemente ridimensionata. Celebre rimarrà la sua versione dell’inno nazionale americano distorto e sofferente, le cui esplosioni elettriche erano simbolo delle bombe sganciate nella guerra in Vietnam.

Woodstock

Quello di Woodstock fu il raduno per eccellenza, il punto più alto toccato dalla musica rock. Usando le parole di Ernesto Assante e Gino Castaldo dal loro libro Il tempo di Woodstock, vera bibbia per quanti volessero approfondire la storia del festival, «un’intera generazione aveva oltrepassato lo specchio di Alice, e la vecchia generazione era rimasta al di là. Tra i due mondi c’era la separazione netta, e Woodstock fu, tra le altre cose, la trionfale rappresentazione di questa separazione, una festa della diversità, dell’appartenenza a una nuova dimensione del vivere».

Non servono ulteriori parole da aggiungere: se volete continuare a tuffarvi nel passato, allora vi consiglio il film documentario Woodstock – Tre giorni di pace, amore e musica, di Michael Wadleigh. Ma sarà dura oltrepassare lo specchio di Alice.

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