Dall’afro-beat al funk ipnotico, dall’hip-hop ai groove jazz, dal deep funk ai ritmi etnici, dalle tessiture salsa ai sapori brasiliani, dalla vitalità di New Orleans all’elettronica più “looppata”, tutto contribuisce a creare un clima energetico e propulsivo per sempre più musicisti. Musicisti che non si fanno nessuno scrupolo nell’unire contributi delle più diverse origini pur di arrivare a un sound personale e coinvolgente. Capace non solo di trascinare al movimento e al battere i piedi, ma che soprattutto meriti di essere ascoltato e goduto senza se e senza ma. Qualche esempio?

Muito Kaballa

Muito Kaballa
Everything Is Broke (Switchstance Recordings)
voto: 8

Il musicista di Colonia Muito Kaballa, versione contemporanea dello one-man-band di un tempo, ha debuttato in Italia il 3 agosto scorso al festival di street art Borgo Universo di Aielli, in provincia dell’Aquila. Ha proposto, in solitario con il suo soundsystem e riscuotendo l’attenzione e la partecipazione del pubblico, i brani di questo album brillante, che rappresenta il suo debutto “ufficiale” su cd. Everything is broke è tutto cantato e suonato dal nostro, con il contributo di due fiati nelle variegate Tin Tin e Chung, mentre i crediti parlano di scrittura, arrangiamento e composizione di Niklas Mündermann, che crediamo sia il nome anagrafico di Muito, artista che comunque tiene molto al mantenimento dell’anonimato. Le otto tracce di Everything is broke — “tutto è rotto”, frantumato, spezzettato, come i mille frammenti musicali di cui si serve Muito — sono contagiose, ribollono di ritmiche calde e instancabili su base afrobeat, si nutrono di highlife e suoni dal club di classe, variazioni multiformi di pop e loop electro, raffinate combinazioni di suoni neri ed esperimenti dalla matrice quasi distruttivamente punk. Ti prendono in un vortice senza fermate intermedie dall’iniziale Lugar ao sol, dalle sotterranee linee brazilectro, fino alla conclusiva ballata ritmo-melodica El joven.

The Blassics

The Blassics
Togetherings (Odd Funk Records)
voto: 8/9

Sembra di essere in piena Africa equatoriale contemporanea, e invece l’album Togetherings è stato registrato dal vivo in studio — e solo con apparecchiature analogiche — ad Hämeenlinna, vicino a un imponente castello medievale in mattoni. Siamo a oltre 60 gradi di latitudine nord, in Finlandia, dove questa formazione multietnica di nove elementi ha sviluppato dal 2010, quando si sono incontrati il chitarrista Juha Sarkkola e il trombettista Tuure Tammi, un vibrante sound afro-funk-jazz attualissimo e di alto livello. Le recenti aggiunte del cantante etiope MikiMac e del percussionista beninese Victor Tokpanou hanno aggiunto smalto e sapore all’incedere dei Blassics, la cui diretta miscela di afrobeat e funk suona alla grande, senza pause e senza tentennamenti, neppure nella completamente improvvisata Why is the chicken running?. Quarto album della band (già We call it real del 2015 era eccellente), in cui le abbondanti spruzzate di jazz e di elementi root, di riff eccitanti e di assolo coinvolgenti arricchiscono un treno ritmico che, come ha scritto Jussi Niemi, “se non ti fa muovere, vai dal medico il prima possibile”.

Momo Said

Momo Said
Break The Rules (Tam Tam Studio)
voto: 7/8

Craig Charles della BBC ha detto di Sunny side of the street che è “one of the biggest tracks of 2019”, commento più che lusinghiero per il singolo funky alla vecchia maniera della blaxploitation che ha lanciato e che apre il nuovo album del marocchino-italiano Momo Said. Secondo cd da solista del ragazzo cresciuto a pane e musica (con un padre commerciante di cd e cassette), che fa svoltare l’esperienza con gli Shockolates verso territori decisamente funky-soul, come dimostra alla grande il secondo singolo In many cases, dalle coloriture latin-jazz, oppure il pulsante errebì old style brillante di fiati di Basement, oppure ancora il rhythm ‘n’ blues coinvolgente di Post scriptum, lo smooth soul Loverman, le vibrazioni dance che ricordano la lezione dei Village People in Hold on, la brillantissima title-track che ingloba tratti rap in un corposo psychedelic funk. Completano un lavoro decisamente riuscito alcuni brani più elegantemente pop: Time give us lessons, dal titolo esplicito, il variegato Children, dedicato al fanciullino pascoliano che è dentro ciascuno di noi, la ballad Revolution (No confusion), l’interiore Dry river con una fisa malinconica, e la conclusiva Way out, dai tratti quasi folkie.

Ae3

Ae3
The Wild Root (Vintage League Music)
voto: 8

Alan Evans è un’“eminenza grigia” della scena funk e post-acid jazz da almeno una quindicina d’anni. Il batterista dei carismatici Soulive — band della prestigiosa etichetta jazz Blue Note — si concede numerose divagazioni in tour e in studio nelle più varie situazioni e vesti artistiche, ma soprattutto ama proporsi in proprio con questo Ae3 aka Alan Evans Trio, con cui ha debuttato su cd nel 2012 con Drop hop. The wild root è il terzo album di Evans (che suona anche l’acustica e canta in Black rider), del chitarrista elettrico Danny Maier e del tastierista Kris Yunker, che insieme esprimono una forza e una qualità espressiva poderose, capaci di riempire di suoni powerful tutto l’ambiente attorno. L’organo “acido” che si ricollega all’hard bop jazzistico ma anche allo James Taylor Quartet, la chitarra insinuante che ricorda quella di Grant Green, e la propulsiva e multiforme ritmica tappabuchi costruiscono — intrecciandosi in riff, giravolte, brevi assolo, lanci e via dicendo — un sound a cavallo tra passato e presente che trova vertici espressivi sia nei due fulmicotonici brani di apertura, sia nell’introspettivo spartiacque Nightshade, sia nella fiammeggiante Regeneration.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome