Fanny e Alexander, il film di Ingmar Bergman

Mercoledì 22 agosto 2019 alle ore 21.15 nel cortile della biblioteca Caversazzi via Tasso, 4 Bergamo il capolavoro del grande maestro svedese nella rassegna estiva della Lab80

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Foto film Fanny e Alexander

L’autobiografia preadolescenziale commovente e sincera di Bergman

  1. Uppsala, una cittadina svedese: la famiglia borghese degli Ekdahl, composta dalla nonna Helma, un’ex attrice vedova che ha lasciato la conduzione del teatro di famiglia al figlio Oskar, dalla nuora Emilie, madre dei due bambini Fanny e Alexander, e dagli altri due figli Carl e Gustav, si appresta a festeggiare il Natale con un pranzo sontuoso. Dopo brindisi e serene confessioni familiari, la comunità vive con gioia la tranquilla giornata di festa. L’azione che si svolge dal 1907 al 1909, si sposta poi in un’atmosfera molto meno allegra. Il generoso Oskar, mentre sta provando in scena una versione di Amleto, muore improvvisamente lasciando traumatizzati tutti i suoi cari. Tempo dopo, Emilie si risposa col vescovo luterano Vergérus, un uomo intollerante e dispotico che costringe Fanny e Alexander a subire la sua rigida educazione morale. Il giovane Alexander, però, si ribella al patrigno e presto anche Emilie, pentita della sua scelta, abbandonerà il marito, che finisce bruciato vivo nella sua casa a causa di un incendio accidentale. Finalmente a casa Ekdahl, torna la serenità. Dopo cinque anni di esilio volontario dal suo paese per problemi con il fisco svedese, Bergman gira questo ultimo film per il grande schermo («ho fatto cinquanta film ed è stato piacevole farli. Vorrei dire addio al cinema mentre sono ancora felice del mio lavoro… ») per dedicarsi solo alla televisione e al teatro. Fanny e Alexander, che si avvale dell’ottima interpretazione di Ewa Fröling ed Erland Josephson, è una pellicola molto autobiografica con sequenze di grande angoscia che s’alternano ad altre nelle quali la gioia di vivere è prevalente. Il grande maestro del cinema contemporaneo condanna ancora una volta il puritanesimo e l’intolleranza e, al contempo, ci mostra come la vita sia in realtà una sorta di palcoscenico dove allegria e disperazione si sovrappongono tra loro. Il film in Italia all’epoca è stato vietato ai minori di 14 anni. Una decisione assurda, quella dei censori, nei confronti di un’opera che in realtà avrebbero potuto insegnare molto ai giovanissimi sul difficile mondo degli adulti.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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