Lo sceicco bianco (1952) alla Mostra del Cinema di Venezia

Dal 28 agosto al 7 settembre 2019 nell’ambito della 76/ma edizione sarà presentato il capolavoro del regista in vista del centenario della sua nascita nel 2020

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La pellicola è stata restaurata dalla Cineteca di Bologna con Infinity

«Fui proprio io — racconta Alberto Sordi — a spingere Federico a fare “Lo sceicco bianco”, per cui era previsto Lattuada, che però voleva fare un’altra cosa. Invece avevo capito che il mio personaggio doveva essere un animale, uno che sui fumetti faceva sognare e nella vita era una bestia, neanche sapeva parlare. Erano tanti personaggi così — e ce ne sono anche oggi — e sul set li restituivo a Federico così come li avevo conosciuti. “Lo sceicco bianco” andò malissimo, a Venezia ci fu anche il boicottaggio degli editori di fumetti». Primo lungometraggio di Fellini, il film ispirato al grande successo dei fotoromanzi degli anni Cinquanta come Grand Hotel  avrà però una vicenda produttiva complicata e sfortunata, tanto che lo stesso regista, noto per la sua superstizione, lo definirà “nato sotto una cattiva stella”. La storia è quella di due sposini siciliani, Wanda (Brunella Bovo) e Ivan (Leopoldo Trieste) in viaggio di nozze a Roma. La novella sposa, una patita dei fotoromanzi, di nascosto lascia il suo albergo per incontrare quello che crede sia l’uomo dei suoi sogni proibiti, lo sceicco bianco, un personaggio capace di fare innamorare le sue lettrici per il suo romanticismo appassionato. Wanda riesce a conoscere il suo mito su di una spiaggia di Ostia dove si stanno girando alcune scene. Fernando Rivoli (Alberto Sordi), questo il suo nome, corteggia allora con insistenza la donna, che scoprirà presto di avere a che fare con un individuo meschino, di ben poco spessore e totalmente dominato da una moglie possessiva. Nel frattempo Ivan, dopo aver tenuto nascosta la fuga della mogliettina ai parenti romani che gli hanno organizzato una visita ai luoghi più belle della Capitale, incontra due prostitute (una si chiama Cabiria ed è interpretata da Giulietta Masina) da cui si fa consolare. Alla fine, la coppia si ricostituisce per ritornare a casa, alla sua vita di tutti i giorni priva di vere attrattive. Fellini, che aveva iniziato la sua carriera artistica nelle redazioni dei fumetti d’avventura, ci dà un saggio del suo universo poetico (i sogni della povera gente, il provincialismo dell’Italia piccolo borghese) dirigendo un grande Alberto Sordi, richiamato l’anno successivo nel cast del mitico I vitelloni, Leone d’argento alla Mostra di Venezia.

Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo” e nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi”.

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