Renzo Arbore: «Quella volta al Madison Square Garden quando cantai ‘O Sole mio con Ray Charles» (intervista)

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Cosa si può dire di Renzo Arbore che non sia stato già detto?
Quali parole si possono usare per presentare un personaggio che ha completamente rivoluzionato il modo di fare radio e TV, cambiando e plasmando negli anni la cultura popolare italiana?
Uno che ha lanciato, solo per fare qualche nome, Roberto Benigni, Massimo Troisi, Pino Daniele, Rino Gaetano, Nino Frassica, e la lista potrebbe essere lunga un’altra dozzina di righe.
A 82 anni compiuti non ha la minima intenzione di fermarsi e ha mille progetti in testa, che porta avanti con la voglia di mettersi in gioco di un ventenne.
In questo momento è impegnato in tour con l’Orchestra Italiana, una delle tante scommesse vinte della sua ultradecennale carriera, e nella nostra intervista siamo partiti proprio da qui per poi allargare l’orizzonte al passato e al futuro.

L’Orchestra Italiana ormai ha quasi trent’anni…
Dopo trent’anni di giri del mondo l’Orchestra va alla grande, sono tutti musicisti collaudatissimi. La struttura del concerto negli anni ha avuto un’evoluzione e adesso è un po’ anche uno spettacolo di arte varia, come piace dire a me: all’inizio ci sono le canzoni napoletane perché sono la nostra cifra, la nostra riscoperta di quel patrimonio musicale, poi piano piano si trasforma e c’è un po’ di swing, il ricordo di Modugno, le canzoni della televisioni, qualche pezzo umoristico.
Sono molto contento perché vengo da grandissimi successi da Nord a Sud, inoltre io e i musicisti ci divertiamo ancora per tutta la durata del concerto non cadendo mai nella routine, e questo è fondamentale.

Qual è il ricordo che la rende più orgoglioso, in questi 28 anni di Orchestra Italiana?
Sicuramente ‘O sole mio fatta al Madison Square Garden con Ray Charles e l’Orchestra Italiana diretta da me. Lui si innamorò subito dei miei tre mandolinisti, tanto che venne apposta a Milano a registrare una sua personale versione del brano e li volle con sé. Poi purtroppo dopo pochi mesi morì. È stato un momento particolarmente emozionante per me, perché io considero Ray Charles un idolo, insieme ad Armstrong e a Ella Fitzgerald. Di sicuro è il cantante che ammiro di più, ancora più di Sinatra, è un grandissimo interprete ed è stato quasi l’inventore della musica soul, perché in tanti hanno raccolto l’eredità del suo modo di suonare e cantare.
Un altro ricordo, sempre legato a New York e a Ray Charles, è stato quando nel 1993 tenemmo il nostro primo concerto alla Radio City Music Hall e riuscimmo a fare il sold out con 6.400 persone in uno dei templi della musica americana. Anche quella fu un emozione pazzesca anche perché proprio pochi giorni prima lì aveva suonato Ray Charles, ed io mi trovavo nel suo stesso camerino. Per me, allora molto più giovane di ora, era una specie di meraviglioso battesimo.

CLICCA QUI per vedere Ray Charles cantare ‘O Sole mio con l’Orchestra italiana.

A volte ha l’impressione che la musica napoletana sia più apprezzata all’estero piuttosto che in Italia?
Da noi c’è stata una forma di snobismo assolutamente deficiente, lo posso chiamare così. Perché gli stessi artisti napoletani non avevano capito che queste canzoni, che per la verità venivano cantate dai posteggiatori, dai vecchi pianisti di pianobar, erano un patrimonio inestimabile, e sto lavorando per far diventare la canzone napoletana patrimonio dell’umanità Unesco.
Questi sono brani sempreverdi, come quelli di Gershwin o di Cole Porter. Sono le melodie più belle e più melodiose del mondo, mentre come liriche le canzoni d’autore napoletane, quelle scritte da Di Giacomo, da E. A. Mario, da Libero Bovio sono straordinarie.
Sotto sotto sono state penalizzate anche per motivi politici, perché sono state scritte soprattutto da borghesi, e in una Napoli che allora parteggiava molto a sinistra alcuni intellettuali non volevano in qualche modo “approvare” queste canzoni scritte da borghesi, come se non fossero autenticamente popolari. Invece il tempo ha dimostrato che queste canzoni vincono su tutto, all’estero e anche in Italia, e grazie a me e all’Orchestra italiana adesso sono tornate a cantarle anche i cantanti napoletani, anche se ovviamente non nel modo in cui le facciamo noi.
Posso dire con orgoglio che noi siamo stati i primi a far ritornare in auge la musica napoletana e in questo abbiamo fatto tesoro della lezione di Renato Carosone, cioè unire i ritmi internazionali, che a me piace definire “degli altri paesi del sole”, che si adattano alle canzoni napoletane. Carosone per la verità l’aveva fatto per primo, poi l’ha fatto Peppino di Capri fino a Pino Daniele, che ha preso i ritmi di allora e li ha adattati alle sue canzoni. Io li ho adattati alle canzoni classiche napoletane e sebbene alcuni arrangiamenti inizino ad avere una trentina d’anni, nessuno mi ha mai detto “un arrangiamento sembra vecchio”, nemmeno un critico. Invece tutti dicono “ma che begli arrangiamenti”, perché sono stati fatti con lo scopo di durare nel tempo, resistendo al passare degli anni.

Oggi secondo lei è ancora possibile creare un programma intelligente, di successo e senza tempo come lo sono stati Indietro tutta o Quelli della notte?
Quelli erano programmi giornalieri che richiedevano una grandissima energia: immaginate fare tutte le sere un programma di varietà, non un talk show, e lavorare ogni sera per non deludere il pubblico.
Naturalmente si può fare un programma di successo con i mezzi di oggi, adesso non posso dire la formula, ma sicuramente occorrono grandi collaboratori. Il problema è che tranne Checco Zalone, personaggi del calibro di Benigni, Troisi, Verdone, Frassica, Marenco, non ne nascono più. Ci sono bravissimi attori-confezionatori che recitano, ma non c’è quasi nessuno in grado di fare quello che facevo io, ovvero la “jam session della parola”. Questa tecnica qui l’abbiamo inventata io e Boncompagni: ci divertivamo ad improvvisare, insieme anche a Luciano De Crescenzo, ci davamo un tema e poi da lì via andare. Dicevamo un sacco di puttanate, questa è la verità, ma ci divertivamo, e le cose belle che abbiamo fatto sono rimaste.
Se posso vantarmi di una cosa, io ho sempre fatto le cose perché durassero. Scherzando dico che le ho fatte “a futura memoria”, non basandomi sull’attualità, una trappola che a volte mette necessariamente una data di scadenza alle cose, ma basandomi sul fatto che dovessero durare nel tempo: si ride ancora oggi con i brandelli di Indietro tutta e Quelli della notte, basta farli conoscere a chi non li ha vissuti all’epoca, perché non è umorismo datato, se vogliamo possiamo definirlo anche cazzeggio, ma non ha tempo. Le battute di Frassica, quelle di Benigni, di Troisi o di Verdone sono rimaste eterne e se si rivedono oggi si ride ancora proprio perché non ho mai fatto attualità, se non in rarissimi casi.

In un’intervista di qualche anno fa ricordo che aveva indicato come suoi eredi artistici Lillo e Greg.
Lillo e Greg sono i più vicini a noi. Dico “noi” perché mi riferisco al ceppo di Alto Gradimento. Loro li considero proprio nostri discendenti diretti, soprattutto alla radio anche loro non fanno attualità, non fanno satira né imitazioni, come non ne facevamo noi, ma fanno cazzeggio, ribaltano i tic e con loro certamente m’intendo molto.

Ma la prima volta che ha ascoltato la loro canzone “Il kazoo”, parodia della sua “Il clarinetto”, cosa ha pensato?
Ho letto che Greg ha detto che io sono rimasto dispiaciuto, ma non è vero. Io sono stato orgoglioso di aver dato un input a doppio senso, quindi mi sono divertito subito con loro, così come mi diverto con Elio, che è un altro dei grandi cazzari formidabili.
Io spero sempre di collaborare con loro e ogni tanto per fortuna ci riusciamo: Meno siamo meglio stiamo è un programma del 2005 sottovalutato dai dirigenti Rai di allora che lo misero in onda a mezzanotte e mezza, però là dentro c’era una miniera di cose carine: gli sketch con Gigi Proietti, Elio e le Storie Tese che facevano i messicani, Lillo e Greg con le loro stupidaggini, mentre con Carlo Verdone abbiamo fatto una cosa meravigliosa come Padre Severino, un assistente al conclave.
Molte di queste cose si possono vedere sul mio canale, renzoarborechannel.tv, completamente gratis e senza pubblicità 24 ore su 24.

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Forse non tutti lo sanno, ma lei è stato il primo che ha lanciato in televisione Vasco Rossi nel 1979.
E come no? Quando mi portarono il provino di questo ragazzo di Zocca lui era giovanissimo, io lo invitai a L’altra domenica, dove cantò una canzone molto originale, Faccio il militare, che io ribattezzai Non siamo mica gli americani.
Poi oltre a lui io ho battezzato Pino Daniele e ancora prima anche Baglioni.

CLICCA QUI per vedere l’esibizione di Vasco con Faccio il militare a L’altra domenica.

Uno come lei non sta mai fermo, è un vulcano d’idee in continua eruzione e di certo avrà già tanti programmi in cantiere per il futuro.
Ti do una notizia in anteprima: per i trent’anni de Il caso Sanremo, il finto processo sui primi 40 anni del Festival che facemmo con Banfi e Mirabella, e in occasione dei 70 anni del Festival, faremo una rilettura che andrà in onda probabilmente a dicembre, prima di Natale.
Inoltre a settembre su RaiDue ci sarà un programma in due puntate dedicato a Gianni Boncompagni dal titolo No, non è la BBC.
Ma la cosa alla quale mi sono più legato e che in questo momento sto studiando, oltre alle riletture dei miei vecchi programmi, è il mio channel, che adesso comincia a diventare importante. L’ho tenuto un po’ nascosto per tanti motivi ma adesso, grazie anche alla collaborazione della Rai, renzoarborechannel.tv sta cominciando a diventare una cosa importante.
Quella che voglio fare e che sto cercando di fare, insieme alla Rai, è fare il video jockey così come ho fatto il disc jockey, ovvero far riscoprire al pubblico della rete le cose della televisione: la rete è un patrimonio straordinario, io navigo e trovo cose interessanti non solo di ieri ma anche di oggi e grazie a Dio mi diverto ancora a fare quello che faccio.

Questi i prossimi concerti di Renzo Arbore insieme all’Orchestra Italiana:
24 agosto – Lignano Sabbiadoro, Arena Alpe Adria
30 agosto – Marina di Pietrasanta, Teatro La Versiliana
1 settembre – Molfetta, Banchina San Domenico
7 settembre – Palermo, Teatro di Verdura
28 dicembre – Cesena, Teatro Carisport

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