Bernardo Bertolucci, “La commare secca” restaurato dalla Cineteca Nazionale

Dal 28 agosto al 7 settembre 2019 alla 76. Mostra D’ Arte Cinematografica Venezia Classici l’esordio del grande regista scomparso lo scorso anno

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Il film è tratto da un soggetto di Pier Paolo Pasolini

È il 1962 quando Bernardo Bertolucci, figlio di Attilio, noto poeta e scrittore, si presenta timidamente alla Mostra di Venezia con il suo primo lungometraggio, La commare secca, una sorta di quadro, crudo e poetico allo stesso tempo, della malavita romana, espressione di un certo tipo di sottoproletariato della periferia delle grandi città italiane. La storia inizia sulle rive del Tevere, a Roma, ai margini del Parco Paolino. Qui viene rinvenuta assassinata una prostituta non più giovane. L’inchiesta della polizia coinvolge cinque personaggi: un ladruncolo, detto il Canticchia, specializzato nel furto di borsette delle coppie che si appartano nella pineta dell’Eur; il Califfo, un mantenuto, che vive alle spalle della sua donna; Teodoro Cosentino, un militare di leva calabrese piuttosto smarrito nella Roma per lui troppo grande che passa le ore di libera uscita dando fastidio alle ragazze per strada e due teneri adolescenti, Francolicchio e Pipito. Il commissario che dirige le indagini interroga tutti questi indiziati riuscendo alla fine ad identificare il vero responsabile dell’omicidio. Da un’idea di Pier Paolo Pasolini, con cui Bertolucci aveva collaborato l’anno prima come aiuto regista per le riprese di Accattone, il film, scritto dallo stesso Bernardo e da Sergio Citti, è una sorta di Rashomon, il capolavoro del regista giapponese Akira Kurosawa (un fatto di sangue raccontato secondo la versione diversa di alcuni testimoni). Una pellicola nella quale con fatica Bernardo cerca di esprimere con la cinepresa un proprio stile personale per distinguersi dal suo maestro Pier Paolo: «Avevo solo 21 anni quando diressi il film — confesserà — e già dai primi giorni di riprese mi accorgevo degli sguardi ironici della troupe stupita per la mia giovane età e per la mia mancanza di esperienza professionale». Alla Mostra del Cinema di Venezia quasi tutta la critica non apprezzerà la pellicola, ritenendola troppo pasoliniana e giudicando lo stesso autore una sorta di privilegiato che è entrato nel mondo del cinema dalla porta principale. Bernardo Bertolucci saprà però poi dimostrare il suo talento e la sua capacità di raccontare come pochi l’epoca in cui è vissuto, da vero maestro del cinema contemporaneo.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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