Strategia del ragno, il film di Bernardo Bertolucci

Domenica 1 settembre 2019 alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Venezia Classici la pellicola ispirata al racconto di Jorge Luis Borges

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Il film è stato restaurato dalla Fondazione Cineteca di Bologna

Athos Magnani (Giulio Brogi) giunge per la prima volta a Tara, un piccolo paese della Bassa Padana, dove nel 1936 suo padre (che porta il suo nome) è stato assassinato dai fascisti. Qui conosce Draifa (Alida Valli), una signora benestante  ex amante di Athos abitante in una grande villa padronale, con la quale cerca di ricostruire con fatica i tragici fatti della morte di suo padre. Anche i compaesani, con le loro facce popolari tra bicchieri di lambrusco e culatello, non aiutano a chiarire la tragica vicenda dagli aspetti poco chiari, tra reticenze e segreti mai rivelati. Athos attraverso la testimonianza di tre anziani militanti, Costa (Tino Scotti), Gaibazzi (Pippo Campanini) e Rasori (Franco Giovannelli), ideatori insieme a suo padre di un attentato a Mussolini nel teatro locale (una bomba avrebbe dovuto esplodere durante una rappresentazione del Rigoletto), viene a sapere del tradimento di qualcuno che ha causato il fallimento dell’operazione e la morte del genitore. Una versione dei fatti  però non convincente, perché poi  la verità verrà a galla: la spia era lo stesso Athos, che ha così costretto i suoi complici a ucciderlo. La morte leggendaria di un eroe, di un martire, ha rafforzato la lotta antifascista. Athos figlio, accettando il silenzio e la finzione, decide di partire lasciando le cose come stanno. Giunto alla piccola stazione ferroviaria, si accorge però che i treni non passano più da molto tempo e i giornali non arrivano a Tara. Forse Athos Magnani non è mai esistito… Bernardo Bertolucci, prima de Il conformista e Ultimo tango a Parigi, che gli daranno la fama internazionale, nel 1970 sente l’esigenza di tornare alle sue origini, nella sua Bassa Padana, girando nell’estate del ’69 a Sabbioneta (in provincia di Mantova) questo film prodotto dalla Rai e ispirato liberamente al racconto di Jorge Luis Borges Tema del traditore e dell’eroe. Il regista, non abbandonando la riflessione sulla sua condizione di intellettuale borghese di sinistra iniziata nel 1964 con Prima della rivoluzione, ci regala citazioni da vero cinefilo come l’arrivo del treno dei Lumiére e la locandina del film L’occhio caldo del cielo esposta nella piccola arena cinematografica del paese, e soprattutto ci delizia con la straordinaria sequenza del ballo all’aperto al suono di Giovinezza. Bravissimi tutti gli interpreti, Giulio Brogi, Alida Valli e Tino Scotti, affiancati da  autentici visi di contadini che anticipano l’affresco storico di Novecento.

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Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente scrive per Cinecritica, collabora a Riquadro.com e cura il sito lombardo del SNCCI. Ha realizzato rassegne e cicli sul tema “Cinema e Storia” presso il “Civico Museo di Storia Contemporanea” di Milano e la Biblioteca Civica di Via Oglio.

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