Venezia 76. Pelikanblut

Istruttrice di cavalli e madre sola adotta creatura del caos

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Pelikanblut (sangue di pellicano) di Katrin Egger ha aperto la sezione Orizzonti. Una donna sola che ha una figlia adottata e addestra nel suo maneggio cavalli per la polizia in modo che non perdano la testa tra bandiere e molotov nelle manifestazioni di piazza, adotta una nuova bambina dall’Est (…) e in breve tempo scopre di avere adottato un grumo di caos nero. In due parole la piccola ha avuto esperienze così traumatizzanti che per difesa, secondo gli psichiatri, si è chiusa in un angolo della sua psiche e, secondo una stregona, ha spostato la sua anima lasciando spazio a un’infestazione, una creatura ancestrale che sia pure per proteggerla ha preso possesso di lei e l’ha resa una belva omicida. La prima parte della storia ci suggerisce un confronto tra la bambina devastata e i cavalli fragili di fronte alla folla in manifestazione, la seconda suggerisce che alle creature ancestrali della selva oscura si possa rispondere con riti sacrificali. Il titolo fa riferimento alla leggenda della madre pellicano che per far rivivere la sua nidiata morta si ferisce col becco il petto per nutrirli del suo sangue. Avete capito dove si va a finire col desiderio di maternità.

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