Venezia 76. Ad Astra

Viaggio di un figlio astronauta alla ricerca del padre nel cuore di tenebra delle stelle

0

Ad Astra di James Gray (in Concorso) presenta nel futuro prossimo un Brad Pitt astronauta, figlio di un eroe sparito in cerca di alieni verso Saturno, inviato in missione dopo che catastrofiche ondate elettromagnetiche minacciano la Terra dallo spazio profondo. E sembra il viaggio di Willard che deve andare a “terminare” il pazzo colonnello Kurtz, o il viaggio di Marlowe fino alla stazione coloniale nel Cuore di tenebra del Congo. E in effetti, essendo Gray l’autore di Civiltà perduta, che metteva in campo un padre e un figlio separati/uniti dal disperdersi nell’ignoto delle scoperte geografiche post Vittoriane, questa sembra la seconda parte di un discorso che gli sta evidentemente a cuore: unire (l’ha detto lui) Cuore di Tenebra/Apocalypse Now con le atmosfere di 2001 Odissea nello spazio. Che dire? Prima parte, il preludio al viaggio, affascinante; seconda parte (il viaggio, con una serie di rimbalzi dalla faccia nascosta della Luna, zona di guerra perché tutti vogliono basi e risorse, a Marte) emozionante; terza parte, verso l’infinito e oltre, il solito problema della fantascienza quando l’eroe solitario affronta il mistero in chiave filosofica: o si osa l’invenzione alla Kubrick o si rischia l’effetto “poetico” alla Terrence Malick. Che pure a molti piace. E comunque Ad Astra (alle stelle) presuppone che si vada “Per Aspera” (con fatica)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome