Il film è stato restaurato dalla Cineteca Nazionale di Roma
Alla fine degli anni ’50 esordiscono nel cinema italiano diversi autori: Pasolini, Olmi, De Seta, Petri, Damiani e altri, che rappresentano il passaggio di testimone a una nuova stagione creativa nella quale il pubblico torna ad affollare le sale dopo un periodo di difficoltà produttive e artistiche. Il ventinovenne Giuliano Montaldo, già attore e sceneggiatore, ha l’occasione di esordire dietro la macchina da presa con un soggetto piuttosto coraggioso e anticonformista: Tiro al piccione, riflessione sulle cause che hanno portato molti giovani italiani dopo l’8 settembre 1943 ad aderire alla Repubblica di Salò. Il protagonista, Marco Laudato (Jacques Charrier), nel settembre di quell’anno, spinto da confuse idee patriottiche, si arruola nelle Brigate nere e nel corso del duro addestramento si lega a Elia (Francisco Rabal), più anziano di lui, che in qualche modo lo protegge. Insieme compiono rastrellamenti, rappresaglie e imboscate ai partigiani. Marco in una di queste azioni non molto tattiche è ferito e trasportato all’ospedale come un eroe. Qui si invaghisce di Anna (Eleonora Rossi Drago), un’ausiliaria non più giovane che per breve periodo lo corrisponde, finché la donna non fugge in Svizzera con il capitano Mattei (Carlo D’Angelo), un disertore. Tornato al reparto, il giovane, spaventato dalla ferocia di un ufficiale e dalla fucilazione dell’amico Elia che aveva tentato di fuggire (tocca a lui dargli il colpo di grazia), entra in una crisi morale profonda. In un ultimo combattimento contro i partigiani ormai vittoriosi sul campo, Marco si ritrova solo e disperato in mezzo ai cadaveri dei suoi commilitoni. Alla Mostra di Venezia del 1961 il film non viene capito, e le critiche, anche pesanti, arrivano al povero Montaldo e al suo tentativo di mettere in luce le responsabilità dell’educazione fascista sui giovani in quel tragico periodo storico italiano. Inoltre la scelta non felice del protagonista (operata dai produttori per questioni di mercato), l’attore francese Jacques Charrier, non certamente molto espressivo, ha contribuito al suo insuccesso, nonostante la presenza di uno stuolo di ottimi attori italiani: Sergio Fantoni, Gastone Moschin, Carlo D’Angelo, Enzo Cerusico e altri. A distanza di quasi sessant’anni, Tiro al piccione è un film che merita di essere visto e rivisto, soprattutto in considerazione del fatto che Montaldo proprio al tema della Resistenza ha dedicato due opere, Achtung banditi! di Carlo Lizzani, dove interpretava il commissario partigiano Lorenzo, e L’Agnese va a morire, da lui diretto, una delle più belle prove cinematografiche sulla lotta al nazifascismo.







































