Venezia 76. Il sindaco del rione Sanità

La versione cinematografica e attuale di un classico di De Filippo

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Il sindaco del rione Sanità (Concorso) dimostra che la qualità della scrittura conta. Il film di Martone sul testo teatrale di Eduardo De Filippo in apparenza sfoggia la più bieca contemporaneità da cinema di guappi e camorre: brutta gente, brutte fogge, brutti gesti e gusti cafonissimi di una vita tutta nell’illegalità. Ma affondata nel testo di De Filippo la storia del “Sindaco del rione Sanità”, che decide i destini come un re Salomone alle prese con un’umanità disastrata che chiede forme di giustizia all’interno di una vita di piccoli crimini stupidi e orrendi, è una sorta di illuminazione sul labilissimo confine tra ordine e disordine sociale e legale. Il Sindaco deve decidere di cani che mordono padroni, di fessi da discoteca che si sparano per futili motivi, di usurai troppo esosi e di vittime troppo deboli, di medici che salvano vite nel crimine ma non hanno più una vita e di figli che vogliono la morte del padre. E il padre è meno innocente del figlio con desideri d’assassino. Sorridendo, frenando, applicando violenze e saggezza, a poco a poco, dalla guapparia si entra nella tragedia, quella vera, alta anche come scrittura. Potenza del testo, bravura di Martone che ha restituito senso all’illegalità squallida di moda.

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