Venezia 76. J’accuse

Polanski alle prese con il caso Dreyfus

0

J’accuse di Roman Polanski (in Concorso) riprende il caso Dreyfus, l’ufficiale ebreo alsaziano dell’esercito francese condannato nel 1894 alla detenzione all’Isola del diavolo con l’accusa di tradimento per un presunto passaggio di informazioni ai tedeschi. Alfred Dreyfus (Luis Garrell) scompare subito dopo la degradazione e il film segue il nuovo capo dei servizi segreti militari, il colonnello Picquart (Jean Dujardin), antisemita ma “giusto”, che scopre che l’unica colpa di Dreyfuss è di essere ebreo, ottimo capro espiatorio per coprire la vera spia che imbarazza lo Stato Maggiore dell’Armata francese. A un certo punto si arriverà alla detenzione per Picquart e a un colpo di pistola all’avvocato della difesa mentre si fanno roghi di libri e si spaccano vetrine di commercianti ebrei: perché per far emergere (non trionfare) un po’ di verità ai tempi ci volle la lettera di denuncia al Governo firmata dallo scrittore Emile Zola sulla prima pagina del quotidiano l’Aurore: appunto, il famoso J’accuse! a lettere cubitali. Con questo film, formalissimo e limpido (il “caso” era complicato), che mescola Storia e storie basandosi sul romanzo di Robert Harris (cosceneggiatore, che aveva già firmato L’uomo nell’ombra) Polanski torna alle ricostruzione storiche (e qui anche pittoriche)  a cui ci aveva abituati con Il pianista, mondi in apparenza semplici con più effetti speciali di un film di fantascienza.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome