Venezia 76. Joker

E adesso vi spieghiamo da dove viene il nemico di Batman

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Attesissimo per verificare e confrontare il ghigno di Joaquin Phoenix con quello dei precedenti, soprattutto di Heath Ledger, arriva il Joker di Todd Phillips, in Concorso. Ride tantissimo Arthur Fleck nella città dove non si raccoglie l’immondizia e i topi imperano, i ricchi disprezzano i poveri ma chiedono i loro voti e la criminalità aumenta per onde esponenziali. È Gotham City, ma sembra roba nostrana e vicina. Per mestiere Fleck fa il clown per strada o negli ospedali per bambini, cura la mamma malata e un po’ matta, immagina di uscire con la vicina madre single e di essere brillante: il suo sogno è fare cabaret nei locali e per questo spia in tv un De Niro che ricorda Re per una notte e Letterman e sogna di apparire in trasmissione, ma non fa ridere, ride solo lui, male, quando scatta qualcosa di sbagliato nel suo cervello. È una malattia. Ogni tanto lo pestano e lo abbandonano riverso nello schifo. Una notte risponde alle botte in metrò e uccide tre impiegati violenti. Diventa Taxi driver, intercetta i malumori della massa, i disastrati ne fanno un simbolo con la faccia da pagliaccio, andrà in TV e dal pagliaccio che ride male nasce Joker. Ok. È un prequel della saga di Batman. Ma Batman senza Batman rivela la sua origine straziante: I miserabili. Il padre di Batman è una specie di Trump locale, il resto è un passato remoto o un futuro imminente di degrado insostenibile. La curiosità è che da Todd Phillips ti aspettavi un’altra Notte da leoni, invece c’è il disordine e il malsano e le risate sono un sintomo. Forse lo considereranno più di un fumetto.

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