Venezia 76. The Wasp Network

Assayas racconta una storia di transfughi da Cuba. Con sorpresa...

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Si parte con un pilota cubano che lascia Cuba perché Castro non gli piace più, lascia moglie e figlia fedeli a Fidel, vola a Miami e lì viene subito utilizzato da un’organizzazione anticastrista pro-profughi  che però si finanzia con la droga sudamericana. L’illegalità non gli va. Poi c’è un altro pilota (militare, di Mig) che si consegna a nuoto alla base Usa di Guantànamo e a Miami si trasforma in un guappo da cartello sudamericano. E poi e poi e poi e poi si scopre che gli anticastristi mentre cade il comunismo russo fanno attentati per far crollare il turismo a Cuba e Cuba in risposta ha messo in piedi una rete di eroi che si sono finti traditori per infiltrarsi nella rete anticastrista a Miami. Quando la mafia dei cartelli reagisce si vendica delle spie cubane consegnandole all’FBI. Con The Wasp Network (in Concorso), ovviamente tratto da fatti veramente accaduti, Olivier Assayas ha trovato un’altra storia anomala e non banale, che forse  aveva bisogno di una struttura più da romanzo e meno da documentario, perché quando arriva la rivelazione che i cosiddetti disertori sono in realtà eroi alla Gary Cooper l’effetto non fa saltare sulla sedia.

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